Ammortizzatori sociali. Cassa in deroga, le scuse per i ritardi non bastano

Dopo le scuse del primo maggio, davanti ai ripetuti ritardi, il presidente del Consiglio annuncia misure di semplificazione amministrativa nel “Decreto rilancio”. Situazione critica in particolare per la cassa integrazione in deroga

il manifesto • 10/5/2020 • Lavoro, economia & finanza, Salute & Politiche sanitarie, Welfare & Politiche sociali • 458 Viste

Cgil, Cisl e Uil pressano l’esecutivo. A Bergamo e provincia 90 mila lavoratori su 160 mila sono senza ammortizzatori

I quattordici miliardi di euro per le casse integrazioni stanziati dal decreto «Cura Italia» saranno rifinanziati per altre nove settimane con il «Decreto rilancio» rinviato alla prossima settimana. Va ricordato che per i lavoratori gli importi sono decurtati in media di almeno il 20% del salario. Con i bonus per partite Iva, il totale supera i 25 miliardi. Per alcune categorie i soldi con estrema lentezza. La causa è un sistema frammentato in misure eterogenee per di più contese tra le competenze dello Stato e delle regioni. Con la straordinaria emergenza indotta dal lockdown contro il covid 19 il mix di questi elementi si sta rivelando devastante: lavoratori che non hanno ancora ricevuto la casa che tornano al lavoro, oppure che sono ancora obbligati a restare a casa. Dopo avere chiesto «scusa» il primo maggio, ieri il presidente del consiglio Conte ha confermato che nel «decreto rilancio» ci saranno «semplificazioni» per accedere alla cassa integrazione in deroga, quella in maggiore difficoltà perché è contesta tra Inps e regioni. La ministra del lavoro Catalfo ha annunciato il 16 aprile una «riforma» che dovrebbe avvenire dopo l’emergenza. Dunque anche tra un paio d’anni, se e quando sarà trovato un vaccino contro il virus.

Senza contare l’aumento della disoccupazione, nel frattempo la situazione rischia di implodere sul lato cassa integrazione in deroga. Si prendano i dati di Bergamo dove, secondo la Cisl, su 160 mila lavoratori che hanno diritto agli ammortizzatori sociali a marzo e aprile, 90 mila ne sono privi; 48 mila attendono la cassa ordinaria e l’assegno ordinario del Fis; altri 20 mila quella in deroga; altrettanti il Fsba per gli artigiani. A livello nazionale le domande di Cig in deroga inviate dalle regioni all’Inps per l’autorizzazione al pagamento sono 305.434. Di queste, 206.904 sono state autorizzate dall’ente previdenziale e 57.833 pagate, per 121.756 beneficiari. Cgil, Cisl e Uil hanno sollecitato un intervento del governo: «Questa situazione rischia di depotenziare gli effetti dell’insieme delle importanti misure che sono state predisposte». Sui ritardi della Cig, «ci sono state lentezze di cui bisogna scusarsi coi cittadini, ma ci troviamo in una situazione inedita» ha ammesso Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera

* Fonte: il manifesto

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