Anche la regione più colpita riparte, tra incertezze e paure

Lombardia. Il sindaco Sala ha dato i numeri di Milano: 2.200 negozi di abbigliamento, 2.900 parrucchieri, 4.800 bar, 3.400 ristoranti, 700 negozi di calzatura. Quanti tra loro riapriranno

Roberto Maggioni * • 17/5/2020 • Salute & Politiche sanitarie • 383 Viste

MILANO. Chi riaprirà domani in Lombardia? «Vorremmo aprire tutti» dice il gestore di un ristorante dalle parti di via Savona che sta sistemando il locale.

«Ma non sappiamo ancora con precisione quali sono le norme di sicurezza che dobbiamo rispettare. Abbiamo letto sui giornali che dobbiamo tenere un metro di distanza tra un cliente e l’altro, ma poi cos’altro dobbiamo fare? Prendere la temperatura all’ingresso? Mettere pannelli di plexiglass tra un tavolo e l’altro? Come dobbiamo sanificare?».

Come lui in tanti tra baristi, ristoratori, parrucchieri, negozianti sono ancora in attesa di avere linee guida definitive dalla regione. L’ordinanza lombarda arriverà oggi recependo le ultime indicazioni del governo.

Il sindaco Sala ha dato i numeri di Milano: 2.200 negozi di abbigliamento, 2.900 parrucchieri, 4.800 bar, 3.400 ristoranti, 700 negozi di calzatura. Quanti tra loro riapriranno?

«Da lunedì molti dei negozi riapriranno e dopo tanta permanenza in casa a tutti noi verrà voglia di bere un buon caffè al bar, di mangiare una pizza, di comprarci un paio di jeans o di andare dal parrucchiere» ha detto Sala. «Non stiamo parlando di economia milanese ma della vita delle singole famiglie, di piccoli imprenditori che vivono di casa e bottega. Sono in difficoltà, credo sia veramente venuto il momento di dar loro una mano».

Tra chi non dovrebbe riaprire, secondo quanto detto dal presidente Attilio Fontana, ci sono le palestre e i musei. Anche in questo caso, a un giorno dalla possibile riapertura, nulla di certo. Per questo gli istituti culturali, i musei, le biblioteche del comune di Milano resteranno chiuse. «Aprirli al pubblico è un’operazione complessa e articolata e non può essere disposta da un giorno all’altro» ha spiegato l’assessore alla cultura Filippo Del Corno. «In attesa di un atto ufficiale abbiamo deciso di non aprire musei civici e biblioteche comunali, come era invece previsto: utilizzeremo questa settimana per una sperimentazione a porte chiuse di tutti i protocolli di sicurezza e sanificazione, con particolare attenzione alla verifica dei parametri di temperatura e umidità».

Alla Regione dice: «Chiediamo di avere un orizzonte di certezza, con norme e tempi precisi, e non essere costretti a inseguire le interviste di Fontana per capire gli indirizzi a cui dobbiamo attenerci». Incertezza, prudenza, paura. Camminando per Milano si iniziano ad incrociare saracinesche di locali abbassate con la scritta «vendesi attività» o «affitto». Secondo Confcommercio un terzo delle attività non riaprirà domani e una parte di queste non riaprirà più.

Ma bisognerà osservare anche l’altra faccia della medaglia: quanti lombardi si fideranno a tornare subito nei negozi, nei ristoranti, dal parrucchiere? L’incertezza delle regole potrebbe alimentare la paura nella regione italiana con più casi di Covid-19 e che ieri ha superato il numero di contagiati ufficiali della Cina: 84.518 in Lombardia, 84.038 in Cina.

* Fonte: Roberto Maggioni, il manifesto

 

Photo by Makenna Entrikin on Unsplash

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