Con la pandemia gli Usa legalizzano lo spionaggio senza limiti su Internet

Nella proroga delle norme liberticide post-11 settembre del Patriot Act, i repubblicani infilano un emendamento che estende i poteri della Fbi su tutti i dati di navigazione on line, senza bisogno di autorizzazione

Stefano Bocconetti * • 16/5/2020 • Internazionale, Libertà & Nuovi diritti, Scienze & Tecnologie • 371 Viste

Freedom Act.  Nessun mandato, né di un giudice, né di una qualsiasi entità terza. Nessuno: gli investigatori potranno raccogliere tutta la cronologia dei siti, delle chat, delle call

Nato con le Torri Gemelle, diventa più feroce con la pandemia. Nato sfruttando un’emergenza, diventa ancora più liberticida sfruttando un’altra emergenza.

Si parla del Freedom Act, quel complesso di norme che – cambiando ogni tanto intestazione – dal 2001 ha permesso agli Stati Uniti di spiare, in segreto, l’attività di tanti. Di chiunque. Compresi i leader di altri paesi, giornalisti, dirigenti politici. Attivisti.

Ora però si è ad un passo dal rendere il tutto ancora più drammatico: perché quel “tutto” sarà legale. Sarà permesso dalla legge.

I fatti: a marzo di quest’anno è scaduta la validità del Freedom Act, che a sua volta aveva prorogato di altri cinque anni il Patriot Act, quello varato all’indomani dell’11 settembre.

L’attenzione di tutti era puntata quasi solo sulla cosiddetta “sezione” o paragrafo 215. Quella che consentiva agli inquirenti di raccogliere qualsiasi elemento che fosse “pertinente a un’indagine di sicurezza nazionale”.

Come siano andate le cose in questi anni lo ha però ben raccontato Edward Snowden nelle sue denunce: col governo americano che si è arrogato il potere di raccogliere dati e informazioni, chiedendoli e andandoseli a prendere direttamente dalle Big Tech.

Al punto che Jim Sensenbrenner, quello che ha scritto letteralmente il primo Patriot Act, e che non ha mai avuto alcuna “simpatia liberale”, si disse scioccato per il modo nel quale la “sua legge” era stata utilizzata.

Comunque sia, si arriva a due mesi fa, quando il Senato avrebbe dovuto votare la proroga delle normative. Dopo che la Camera si era già espressa a favore.

Il testo arriva al Campidoglio di Washington proprio nei giorni in cui scoppia l’allarme Covid19 (anche se forse la parola “allarme” è eccessiva, valutando qual è il tipo di risposta che la Presidenza Trump sta dando alla pandemia).

Passa qualche settimana e il tema all’inizio di questa settimana torna all’ordine del giorno dell’assemblea. Appuntamento preceduto da una ridda di voci. Fra le più inquietanti, quelle rilanciate da Fight For The Future, il gruppo di artisti, intellettuali, attivisti, capace da sempre di unire le battaglie per le libertà digitali a quelle per i diritti sociali.

E’ stata proprio quest’associazione a denunciare che la maggioranza si preparava a votare un pacchetto di nuove norme che, con la scusa della lotta alla pedofilia, avrebbe addirittura vietato l’uso della crittografia.

Questa era il clima che ha preceduto la riunione del Senato statunitense. Ma nessuno – nessuno – si aspettava che Mitch McConnell, capogruppo repubblicano al Campidoglio, ben sfruttando il clima di queste settimane, presentasse un emendamento al Freedom Act di poche righe.

Un testo stringato ma chiarissimo nei risultati: i poteri di sorveglianza dell’Fbi sono estesi alla navigazione on line, senza bisogno di autorizzazione.

Nessun mandato, né di un giudice, né di una qualsiasi entità terza. Nessuno: gli investigatori potranno raccogliere tutta la cronologia dei siti, delle chat, delle conferenze visitate. A loro discrezione.

L’hanno sempre fatto, come si è saputo qualche anno fa, creando scandalo. Ora lo faranno e non ne risponderanno.

Qualcuno ha provato a bloccare questa mostruosità legislativa. Soprattutto il senatore democratico dell’Oregon, Ron Wyden. Che ha presentato un semplice contro-emendamento: chiedendo che almeno ci fosse un mandato dei giudici prima che l’Fbi proceda a questa profilazione totalizzante.

Niente. La controproposta non è passata per un voto. Uno solo. Con un problema in più: che al momento del voto, in aula, in Campidoglio, non c’era Bernie Sanders. Che comunque era assente giustificato perché impegnato altrove.

Ma col problema, assai più rilevante, che nove senatori democratici si sono allineati ai diktat di Mitch McConnell.

Ora la legge, visto che è stata emendata, tornerà alla Camera per un rapidissimo, quasi scontato passaggio, prima della firma definitiva di Trump.

Tempo ce n’è poco. Anche se fra i primi commenti, c’è il tweet di Tom Morello, il chitarrista degli Age Against The Machine: “Forse è arrivato il momento di prendere d’assedio i palazzi del governo. Non lasciare le piazze a chi chiede la riapertura dei negozi”.

Tom Morello

@tmorello

Evan Greer

@evan_greer

BREAKING: The Senate just voted to reauthorize the Patriot Act, after rejecting an amendment that would have required the FBI to at least get a warrant before spying on Internet activity. Both parties just handed an authoritarian admin nearly limitless surveillance power

Ci proveranno, insomma.

* Fonte: Stefano Bocconetti, il manifesto

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