Diritti umani in Africa. «La lotta al Covid diventa repressione»

Il rapporto di Human Rights Watch e la denuncia di Michelle Bachelet: dal Kenya all’Uganda, dalla Nigeria al Ghana polizia e governo usano le misure di contenimento per attaccare giornalisti, cittadini e opposizioni

Stefano Mauro * • 6/5/2020 • Crimini di stato e impunità, Diritti umani & Discriminazioni, Salute & Politiche sanitarie, Studi, Rapporti & Statistiche • 301 Viste

Armati di pistole, con fruste, bastoni e gas lacrimogeni, gli agenti di sicurezza di diversi paesi africani hanno picchiato, arrestato e in alcuni casi ucciso persone mentre applicavano misure volte a prevenire la diffusione di Covid-19».

È il quadro evidenziato da Human Rights Watch sul comportamento di forze di polizia e militari in numerosi paesi in Africa. Riguardo alla denuncia di Hrw, Michelle Bachelet, Alta Commissaria Onu per i diritti umani (Ohchr), ha dichiarato che le misure di emergenza imposte durante la pandemia «non devono diventare strumento di repressione».

«I poteri straordinari non dovrebbero diventare un’arma che i governi possono usare per reprimere il dissenso, controllare la popolazione, mantenere il potere o censurare la stampa, ma dovrebbero essere usati per affrontare efficacemente la pandemia, in maniera non discriminatoria e con una durata limitata», ha detto Bachelet.

Forte la condanna in merito alle numerose uccisioni di questo periodo che rischiano di trasformare «la pandemia in una catastrofe peggiore, con l’ampliarsi di crisi, rivolte e tensioni sociali, pericolose e nocive quanto il virus».

In Kenya un ragazzo di 13 anni è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dopo essere stato colpito da quello che la polizia ha descritto come un «proiettile vagante». Come «casuali» sono le morti di almeno altre otto persone, tra cui un motociclista deceduto dopo essere stato violentemente picchiato dai militari.

Almeno 25 le vittime delle forze di sicurezza in Nigeria, dove sono stati rilevati dalla Nigerian Human Rights Center (Nhrc) oltre 500 episodi di violenze nei confronti della popolazione, tra i quali venditori ambulanti e tassisti di auto e motociclette.

Nel vicino Uganda, Hrw ha accusato la polizia di aver usato «forza eccessiva» verso la popolazione e di aver effettuato raid e persecuzioni contro «giovani senzatetto, lesbiche, gay e transgender accusandoli di negligenza nella diffusione del virus». Le indagini hanno portato all’imputazione di 10 ufficiali accusati anche di «torture e violenze nei confronti di donne».

Alla stessa maniera vengono condannate le centinaia di arresti per la violazione delle norme di restrizione, visto che le carceri sono un «ambiente ad alto rischio e bisognerebbe concentrarsi piuttosto sul rilascio delle persone in sicurezza, come i prigionieri politici e d’opinione», ha affermato Bachelet.

Perplessità anche per quanto riguarda le restrizioni e il loro utilizzo politico. I gruppi di opposizione in Ghana sono preoccupati per una nuova legge che conferisce al presidente ampi poteri: «Volevamo che il presidente facesse uso di poteri di emergenza venendo in parlamento per valutare la loro necessità, ma non è avvenuto e ci preoccupa il nostro futuro democratico» ha dichiarato alla Bbc Ras Mubarak, deputato del Congresso nazionale democratico, all’opposizione.

Critiche ancora più forti nei confronti del presidente del Malawi, Peter Mutharika, che sta usando il coronavirus per «risolvere i suoi problemi politici» schierando l’esercito nelle strade e «annientando le proteste e gli oppositori». Ultimo aspetto analizzato da Hrw è «il targeting di giornalisti» in riferimento alla giornata mondiale della libera stampa del 3 maggio, «con la libertà di espressione e informazione sempre più a rischio nel mondo».

In Tanzania, Ghana, Kenya e Somalia le autorità governative hanno sanzionato e oscurato alcune emittenti televisive per aver trasmesso contenuti «fuorvianti e non veritieri» sulla strategia dei governi nella lotta contro il coronavirus, mentre sono decine ormai i giornalisti arrestati o picchiati dagli agenti di sicurezza in numerosi paesi dell’Africa occidentale (Mali, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio) e del Maghreb (Algeria, Marocco ed Egitto) secondo Reporters sans Frontières.

«Mentre la pandemia di Covid-19 si diffonde, ha anche dato origine a una seconda pandemia di disinformazione, dai consigli sulla salute dannosi, alle teorie della cospirazione fino alla censura. La stampa fornisce l’antidoto: notizie e analisi verificate, scientifiche e basate sui fatti», ha affermato ieri il segretario generale Onu, Antonio Guterres.

* Fonte: Stefano Mauro, il manifesto

 

ph by VOA/Arsène Séverin / Public domain

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