«Estendere il reddito di cittadinanza», lo chiede persino la Commissione Ue

 Nelle raccomandazioni economiche la Commissione Ue ha invitato il governo a istituire una tutela universale per tutti i precari e le persone vulnerabili colpite dalla drammatica crisi sociale innescata dal Covid

Roberto Ciccarelli * • 21/5/2020 • Europa, Salute & Politiche sanitarie, Welfare & Politiche sociali • 330 Viste

“Decreto rilancio”. L’esecutivo ha invece scelto un Welfare emergenziale e categoriale con bonus a pioggia che scadono a giugno. I freelance di Acta e Confprofessioni Lazio denunciano le discriminazioni subite dalle partite Iva. Mercoledì 29 maggio manifesta a Roma la campagna per l’estensione senza vincoli del “reddito di cittadinanza”

Estendere in maniera strutturale il cosiddetto «reddito di cittadinanza». Nelle raccomandazioni economiche pubblicate ieri la Commissione Europea ha chiesto quello che il governo Conte non ha fatto nel «Decreto Rilancio». Invece di un sistema organico e universale di tutele ne ha predisposto uno caotico di bonus a pioggia, categoriali e temporanei che finiscono tra giugno e luglio. E poi nulla, salvo nuovi decreti che prolungano l’emergenza, mentre oggi questa è la normalità. Bruxelles non poteva essere più esplicitla nell’evidenziare l’universalità di una misura necessaria per affrontare una crisi che durerà almeno per i prossimi dieci anni: il reddito dev’essere indipendente dalla posizione occupazionale, va garantito perlomeno a tutti i lavoratori precari e ai cittadini vulnerabili, in generale a chi è estraneo alle tutele di un welfare disfunzionale, familistico e inefficiente.

A scanso di equivoci, riportiamo la traduzione del testo dall’inglese: «Le reti di sicurezza sociale dovrebbero essere rafforzate per garantire un’adeguata sostituzione del reddito, indipendentemente dallo status occupazionale dell’individuo, anche per coloro che devono affrontare lacune nell’accesso alla protezione sociale – si legge – Il rafforzamento della sostituzione del reddito e del sostegno è particolarmente importante per i lavoratori atipici e per le persone in situazioni di vulnerabilità». Il nuovo regime di reddito minimo [definizione impropria per un «reddito di cittadinanza» che esclude in maniera incostituzionale e razzista i cittadini extracomunitari residenti da meno di 10 anni, ndr.] che nell’ultimo anno ha fornito prestazioni a più di un milione di famiglie (513 euro, in media), può attenuare gli effetti della crisi. Tuttavia, la sua portata per i gruppi vulnerabili potrebbe essere migliorata».

Sono valutazioni convergenti con la campagna per estendere il «reddito di cittadinanza» senza vincoli e condizioni, su basi individuali, sostenuta dalla rete per il «reddito di quarantena» (manifesterà a a Roma davanti al ministero dell’Economia il 29 maggio) e dal Basic Income Network. Queste campagne vedono nel «reddito di base» un primo riconoscimento del diritto di esistenza dei singoli, dato che anche le famiglie possono diventare luoghi di violenze, in particolare contro le donne.

Dopo avere tagliato gli importi il «Decreto rilancio» ha creato un «reddito di emergenza» per gli esclusi dagli altri bonus, e dal «reddito di cittadinanza«, un obolo fino a 800 euro erogati in due tranche a seconda della composizione di 867.600 famiglie con un reddito Isee fino a 15 mila euro. Erano stati annunciati 3 miliardi ad aprile, ora sono 955 milioni. Saranno numerosi ad essere nuovamente esclusi anche da questa misura. Rispetto a una questione politica di portata globale, l’approccio del governo è programmaticamente minimalista e occasionale. La premessa per accelerare l’emergenza una volta esaurito anche questo bonus. Ieri in Italia non si parlava di questo problema, ma del «reddito di cittadinanza» erogato a circa 500 persone ritenute affiliate alle cosche di Gioia Tauro o delle ‘ndrine reggine dei Tegano e Serraino. 101 nuclei su 69 mila che in Calabria percepiscono il sussidio: lo 0,14 per cento.

Lo stesso approccio occasionale è stato riscontrato anche dall’associazione dei freelance Acta a proposito dei bonus da 600 euro rinnovati dal decreto rilancio per 4,9 milioni di partite Iva. Per il mese di maggio è previsto che passi a mille euro, ma andrà a coloro che possono dimostrare un calo del fatturato almeno del 33%. Questo può significare che una partita Ivache non ha incassato nulla a marzo e aprile perché i clienti non hanno pagato le fatture fino a giugno 2019 non riceverà l’indennizzo. E comunque nessuno ne potrà avere uno a partire dall’estate. Senza contare, come ha evidenziato Andrea Dili di Confprofessioni Lazio, che a parità di danno subìto un imprenditore a partita Iva prenderà fino a 17 volte in più rispetto a un libero professionista con la partita Iva. È uno degli esiti di un provvedimento che abbuona la rata Irap da 4 miliardi per le imprese fino a 250 milioni e premia le imprese che hanno continuato a lavorare nei mesi di “lockdown”. L’Irap è una delle tasse che finanziano la Sanità.

Alla base di provvedimenti di scala e tipologie diverse esiste un’idea emersa nettamente nel decreto rilancio e orienta l’azione del governo sulle questioni sociali ed economiche dall’inizio della pandemia. La distribuzione a pioggia di indennizzi, come degli sconti fiscali, non è una misura “universale”. Non è vero che “nessuno resterà indietro”. E’ vero l’opposto: la società resta congelata nella divisione in classe e peggiora chi resta indietro e sopravvive. L’idea del Welfare di emergenza basato sui bonus è una misura classista perché aumenta i profitti, premia chi non ha perso nulla nella pandemia o ha una rendita capace di affrontare le sue conseguenze sulla lunga durata, mentre penalizza e liquida con misure simboliche e populiste una condizione sociale atroce.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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