Stati uniti. Pompeo chiede a Trump di licenziare chi indaga sulle armi ai Saud

L’ispettore generale del Dipartimento di Stato Steve Linick cacciato da Trump: stava accertando le misure prese dall’amministrazione per bypassare lo stop del Congresso alla vendita di armamenti a Riyadh e Abu Dhabi

Marina Catucci * • 20/5/2020 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 306 Viste

NEW YORK. L’ispettore generale del Dipartimento di Stato Steve Linick, licenziato nei giorni scorsi da Donald Trump su richiesta del segretario di Stato Mike Pompeo, si trovava nelle fasi finali di un’indagine per accertare se l’anno scorso l’amministrazione avesse dichiarato illegalmente un’«emergenza» per consentire la ripresa delle vendite di armi ad Arabia saudita ed Emirati arabi nonostante l’opposizione del Congresso. Se così fosse il diretto responsabile di questa mossa sarebbe proprio Mike Pompeo.

La decisione di riprendere gli aiuti a sauditi ed emiratini era stata un’iniziativa intrapresa da Pompeo e Trump, che hanno spesso sostenuto l’importanza delle vendite di armi e di voler revocare la sospensione delle vendite del 2017 imposta dal Congresso a causa delle scoperte degli investigatori riguardo a una serie di attentati sauditi che uccisero civili yemeniti, bambini inclusi.

Di questa indagine finora non se ne sapeva niente. Riguardo le investigazioni di Linick su Pompeo si era parlato solo dell’uso spregiudicato che il segretario di Stato faceva del suo staff, inclusa la scorta dei servizi segreti, a cui era uso chiedere di portare il cane a spasso o dal toelettatore, ritirare i vestiti in lavanderia o prenotargli tavoli al ristorante. «È come essere un autista di Uber ma con la pistola», aveva dichiarato in forma anonima al Washington Post un membro della scorta di Pompeo.

Durante un incontro con i giornalisti Trump ha dichiarato di non sapere nemmeno chi sia Linick, ma di averlo licenziato perché glielo ha chiesto Pompeo e che comunque stava facendo troppo rumore per un paio di richieste personali.

«Forse Mike era impegnato negoziando con Kim Jong Un riguardo alle armi nucleari – ha detto Trump – Preferisco stia al telefono con un leader mondiale piuttosto che a lavare i piatti perché forse sua moglie non è lì».

Oltre a ciò, ha sottolineato Trump, Linick era stato assunto da Obama e tanto basta come condizione per un licenziamento: «Ho il diritto assoluto come presidente di licenziare. Chi lo ha nominato? Obama. Ok, lo licenzierò».

L’indagine su come Pompeo si sia mosso per porre fine al blocco voluto dal Congresso sulle vendite di armi ai sauditi è stata in parte motivata dalle richieste del presidente della commissione per gli affari esteri della Camera, Eliot Engel, che ha affermato che queste indagini potrebbero essere «un’altra ragione» per il licenziamento di Linick.

La Casa Bianca aveva annunciato la sospensione dell’IG dal suo incarico venerdì notte, in base a una disposizione che richiede, prima di rimuovere un ispettore generale, un preavviso al Congresso di 30 giorni.

I democratici al Congresso, ma anche diversi deputati repubblicani, hanno dichiarato che Trump non ha fornito una giustificazione sufficiente per il licenziamento di Linick e hanno chiesto delle risposte circostanziate durante il periodo di revisione di 30 giorni.

«Non abbiamo ancora un quadro completo, ma è preoccupante che il segretario Pompeo volesse che Linick fosse espulso prima che questo lavoro potesse essere completato» , ha dichiarato Engel riferendosi direttamente all’indagine sulla vendita di armi e tralasciando la polemica su quella sull’impiego dei dipendenti federali per questioni personali.

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto

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