Costruire l’agenda comune del sindacato mondiale. Intervista a Susanna Camusso

Intervista a Susanna Camusso, dal 17° Rapporto sui diritti globali – “Cambiare il sistema”

Massimo Franchi * • 10/6/2020 • Contenuti in copertina, Le interviste di Diritti Globali, Rapporto 2019 • 613 Viste

Rilancio del dialogo sociale e della contrattazione. A livello globale e nazionale. Assieme, un deciso contrasto delle illusioni e distorsioni sovraniste, nazionaliste e liberiste, che tanto danno hanno portato e portano ai lavoratori: «Il sindacato deve rispondere con una stagione di nuova ed efficace solidarietà, nelle sue politiche organizzando e contrattando non solo per i lavoratori strutturati, ma per i precari, gli informali, i migranti». Ricordando che «la libertà delle donne è metro di misura della democrazia in ogni luogo» e dunque occorre comprendere appieno, e valorizzare maggiormente, il movimento delle donne, una «novità politica a cui guardare per dare senso, e anche speranza di futuro, per rigenerare una politica progressista nel mondo». Questa l’analisi e la proposta di Susanna Camusso, già segretario generale della CGIL e ora responsabile per i Rapporti Internazionali e per le questioni di genere della più grande confederazione sindacale in Italia.

 

Rapporto Diritti Globali: Tra sovranismo e iper-liberismo imperanti, il mondo vede sempre più minacciati i diritti dei lavoratori in tutti i continenti. Come può rispondere il sindacato?

Susanna Camusso: Credo sia importante ricordarsi sempre che nazionalismi e i sovranismi fanno male ai lavoratori; così come non c’è bisogno di rammentare quanto il liberismo, nelle sue varie esplicitazioni – austerità, riforme strutturali – sia all’origine dei processi di precarizzazione del lavoro, di riduzione dei diritti, di crescita dei lavoratori poveri, fonte della distorta distribuzione del reddito. Troppi pensano, purtroppo, che se il mondo della globalizzazione è attraversato da queste scelte meglio rinchiudersi nel “prima gli”, o nel “padroni a casa propria”.

“Prima gli” non significa prima il lavoro e i lavoratori ma essere contro altri. Padroni in casa propria non significa eguaglianza e nuovi diritti, ma “nuovi sacrifici” dei lavoratori per compensare la chiusura al resto del mondo. Tante promesse abbiamo sentito, ma in nessuno dei Paesi più o meno sovranisti si sono viste politiche positive per il lavoro. Per questo il sindacato deve rispondere con una stagione di nuova ed efficace solidarietà, nelle sue politiche organizzando e contrattando non solo per i lavoratori strutturati, ma per i precari, gli informali, i migranti. Una pratica di contrattazione collettiva è il primo passo per avere una agenda comune e per costruire vertenze sovranazionali. Infatti, non c’è dialogo sociale se non è supportato dalla contrattazione.

 

RDG: La sua battaglia per riformare l’ITUC-ICI (la Confederazione mondiale dei sindacati) e renderla un’organizzazione meno basata sugli interessi nazionali in questo contesto risulta importante. Come la porterà avanti?

SC: Proprio dall’esigenza di un’agenda condivisa tra sindacato globale e affiliate nazionali, è partita la nostra campagna nel congresso dell’ITUC. Un’agenda condivisa fondata su maggior democrazia e trasparenza, sul diritto alla contrattazione collettiva e alla libera organizzazione dei lavoratori. Sull’essere soggetto oggi, non nel futuro che verrà, della determinazione di quale lavoro nelle nuove tecnologie, nelle trasformazioni necessarie per contrastare il cambiamento climatico. In sostanza, un’agenda per lo sviluppo sostenibile anche socialmente. Tutte queste ragioni condivise dal 48% della platea congressuale non sono venute meno.

Il profilarsi di nuovi orizzonti recessivi, la evidente crisi del multilateralismo, la fatica di trovare risposte convincenti nella stessa Organizzazione Internazionale per il Lavoro sono tutte ragioni per continuare a essere in rete e definire quell’agenda comune: quella di un sindacato protagonista, attraverso la contrattazione, del “decent work”. “Decent work” è lo slogan internazionale con cui si definisce il lavoro di qualità, in italiano non suona così avvincente, ma è l’obiettivo.

 

RGD: La sua altra competenza in CGIL è la delega per le questioni di genere. Se in Italia l’oltranzismo maschilista ha portato al Disegno di legge Pillon, nel resto del mondo le cose non vanno meglio. Il movimento femminista ha basi internazionaliste per rispondere alle sfide sovraniste retrograde?

SC: Il movimento delle donne, dall’Est europeo, agli USA, all’Africa, è stato ed è il vero movimento che ha reagito ai nuovi sovranismi e populismi. Ha visto il pericolo di arretramento per la libertà delle donne nell’affermazione internazionale di una destra che esprime pulsioni autoritarie evocando la subalternità e la sottomissione delle donne.

Pur con tutti i “vizi” del movimento delle donne, la sua carsicità, la sua articolazione, è stata – insieme ai giovani americani mobilitati contro le armi detenute legalmente, e al movimento dei giovani sul clima – la vera novità politica e la risposta ai sovranismi. La novità politica a cui guardare per dare senso, e anche speranza di futuro, per rigenerare una politica progressista nel mondo. Nel nostro Paese la sconfitta “auto prodotta” del salvinismo deve essere l’occasione, non solo per cancellare i loro provvedimenti, ma per ripensare le relazioni a partire dalla coscienza che la libertà delle donne è metro di misura della democrazia in ogni luogo.

 

RDG: Il famoso “soffitto di cristallo” non ha ceduto nelle ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti e ben poche sono le donne a capo di una nazione. Pensa che la reazione al trumpismo e al sovranismo porterà a più donne nei posti di potere?

SC: Bisogna sempre ricordarsi che nel voto effettivo Hilary Clinton ha avuto la maggioranza, questo non ha corrisposto alla vittoria presidenziale e certamente nelle tante analisi sul voto USA ha pesato anche il soffitto di cristallo, ma le grandi reazioni – women’s march, me too – ci dicono di una sconfitta che non ha determinato silenzio e rassegnazione. Un nuovo protagonismo vede giovani, e non solo, deputate americane democratiche che stanno cambiando la politica. In vari Paesi di tutti i continenti abbiamo visto eleggere donne, spesso per la prima volta nella loro storia. Penso che, pur con tutte le criticità, i successi come le sconfitte, il protagonismo delle donne sia inarrestabile ed è un bene per tutte e tutti.

 

RDG: Ritornando in Italia, passano i governi ma la disintermediazione rimane un elemento di continuità. Leader politici e amministratori delegati puntano al rapporto diretto con gli elettori e i loro dipendenti. È possibile rilanciare il dialogo sociale e la rappresentanza collettiva?

SC: L’Italia è luogo in cui si è ampiamente dimostrato che la disintermediazione, agita dalla destra come dalla sinistra, ha prodotto effetti disastrosi, sia sul piano della coesione sociale, sia sulle condizioni materiali del lavoro. Ne deriva non solo un impoverimento del valore del lavoro, un’incapacità di lettura dei problemi che attraversano la società, ma anche un impoverimento della partecipazione e del coinvolgimento e quindi un indebolimento della democrazia. Il fallimento di quella politica è sotto gli occhi di tutti, per questo credo non solo possibile, ma doveroso rilanciare il dialogo sociale, le relazioni industriali, acquisire un forte ruolo propositivo. La rappresentanza collettiva è uno dei motori di una società coesa e capace di affrontare le scelte, ma la forza della rappresentanza collettiva ha bisogno della sua misurazione, di una legge sulla rappresentanza, ovvero la forma con cui la si definisce, e soprattutto ha bisogno della contrattazione collettiva, ovvero della capacità di essere il soggetto che traduce la centralità del lavoro.

 

RGD: Ci sono state polemiche su come gli iscritti alla CGIL abbiano votato alle ultime elezioni politiche in misura significativa Lega e M5S. I dati sono inferiori rispetto ai risultati generali, ma interrogano il legame tra sinistra e sindacato.

SC: Abbiamo ascoltato molte polemiche, in gran parte gratuite. Se guardo ai risultati elettorali del 2018, la vera notizia è semmai che tra gli iscritti alla CGIL la maggioranza, seppur risicata, ha votato per il centrosinistra. Una coerenza di voto superiore a quella avuta dagli stessi partiti del centrosinistra. Un bisogno di orizzonte, proposta, prospettiva che andrebbe valorizzato. Vi è stata anche una percentuale di astensione inferiore a quella generale del Paese. Questo nulla toglie, ovviamente, al bisogno di interrogarsi sull’importante risultato dei cinquestelle e sul permanere, soprattutto in certe aree del Paese, di voti per la Lega.

Detto che queste scelte di voto non determinano un abbandono del Sindacato Confederale, per la CGIL, come per la CISL e UIL, è indubbio che siamo di fronte ad una separazione tra la rappresentanza collettiva nel lavoro e la sua traduzione in voto politico. Dovremmo indagare per trovare risposta a come e dove vengono cercate le risposte alle paure, agli effetti dell’individualismo e delle solitudini.

 

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Susanna Camusso: milanese, classe 1955, ha incominciato a occuparsi di sindacato nel 1975 coordinando i corsi delle 150 ore della Federazione Lavoratori Metalmeccanici del capoluogo lombardo. Dal 1977 al 1997 è dirigente della FIOM, prima a Milano e in Lombardia e poi nella segreteria nazionale. In seguito, passa alla segreteria regionale della FLAI e nel 2001 viene eletta segretaria generale della CGIL della Lombardia. Nel 2008 entra nella Segreteria confederale nazionale della CGIL, con la delega su settori produttivi, cooperazione, artigianato e agricoltura. L’8 giugno 2010 viene eletta vicesegretaria generale vicaria della CGIL. Il 3 novembre 2010 viene eletta Segretaria generale della CGIL, carica confermata anche nel 2014 sino al gennaio 2019. Per la CGIL ha ora la responsabilità delle Politiche internazionali e delle Politiche di genere. Fa parte del movimento delle donne, nel quale è stata tra le fondatrici del movimento “Se non ora quando” nel 2011.

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* Intervista pubblicata nel 17° Rapporto Diritti Globali – “Cambiare il sistema”, a cura di Associazione Società INformazione, Ediesse editore
Il volume, in formato cartaceo può essere acquistato anche online: qui
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