Decreto Rilancio. Altre quattro settimane di cassa integrazione, ma non basta

I sindacati restano guardinghi con il governo: «Se dovesse ascoltare altre sirene avremo altri atteggiamenti”. La prostesta dell’Usb manifesta domenica a piazza San Giovanni a Roma

Roberto Ciccarelli * • 16/6/2020 • Lavoro, economia & finanza • 156 Viste

Il Consiglio dei ministri ha varato nella tarda serata di ieri una proroga della cassa integrazione. Landini (Cgil): «Non è sufficiente. E va prolungato il blocco dei licenziamenti»

Le aziende che hanno esaurito le prime quattordici settimane di cassa integrazione (Cig) per i loro dipendenti potranno richiedere subito altre quattro settimane approvate con il «decreto Rilancio». Ma il decreto legge varato ieri a tarda sera dal consiglio dei ministri riunito a Villa Pamphilj risolverà parzialmente il problema del «buco» creato nell’erogazione di questo ammortizzatore sociale. «Abbiamo ottenuto che le nove settimane di cassa integrazione si possono fare consecutivamente – ha spiegato il segretario della Cgil Maurizio Landini che ha incontrato il governo agli stati generali con Anna Maria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) – Non è ancora sufficiente. Per questo abbiamo chiesto il blocco dei licenziamenti fino alla fine dell’anno e anche conseguenti ammortizzatori sociali da mettere in campo da qui a dicembre». «A differenza di altri, noi non abbandoniamo i lavoratori per strada. Non consentiamo che siano licenziati» ha commentato il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

L’ALLUNGAMENTO degli ammortizzatori sociali per i dipendenti è giustificato dalla previsione di una lunga recessione. Se ad esempio dovesse permanere una situazione di eccezionale utilizzo della Cig, come è avvenuto in questi mesi, gli oltre 25 miliardi di euro mobilitati dal governo potrebbero non bastare. Anche per questo il governo farà ricorso al programma europeo «Sure» che garantirà almeno 20 miliardi aggiuntivi. La combinazione tra il blocco dei licenziamenti, l’estensione della cassa integrazione guadagni e del fondo integrazione salariale (Fis) è riuscita fino ad oggi a ritardare l’esplosione di un’emergenza sociale epocale. Sia per il governo (nel Documento di Economia e Finanza) che per la Banca d’Italia rischia di essere gravissima. Nel lavoro dipendente si parla infatti di una nuova disoccupazione che potrebbe interessare da 500 mila a 800 mila persone. Non è escluso che alla fine dell’anno, con una più chiara definizione dell’emergenza in corso, i provvedimenti già adottati possano essere prorogati di nuovo. Si tratta comunque di misure tampone necessarie, ma non risolutive. Va anche ricordato che la Cig è uno strumento di garanzia per la continuità produttiva delle aziende. Per i lavoratori il mantenimento dell’occupazione significa però la perdita del salario che può superare anche il 30% e oltre dello stipendio. In condizioni perlomeno eccezionali il salario andrebbe invece pagato al 100% per evitare ai lavoratori un doppio danno. Nessuno ha posto fino ad oggi il problema.

IL GOVERNO intende avviare la riforma degli ammortizzatori sociali «farraginosi» e «frammentati». Il problema è emerso con la Cig in deroga che passa dalle regioni. Ieri l’Inps ha detto che sono 123.542 i lavoratori ancora in attesa del primo pagamento. Quelli che ne hanno ricevuto uno sono 2.638.498 per un totale di 5.068.425 prestazioni erogate. La ministra del lavoro Nunzia Catalfo sta lavorando a un meccanismo «nuovo e molto più veloce». Ieri l’esponente dei Cinque Stelle ha abbozzato una rimodulazione degli ammortizzatori sociali in chiave neoliberale. Ha parlato infatti di una politica non più passiva, ma «attiva» ispirata alla logica del «workfare» presente anche nel «reddito di cittadinanza»: in cambio di un sussidio di povertà, o di un ammortizzatore sociale come la Naspi che potrebbe essere riformata, il lavoratore potrebbe essere obbligato a prestare attività «formative» che possono anche essere svolte in azienda, come previsto dal »Fondo nuove competenze» introdotto con il «decreto Rilancio». Chi perde il lavoro dovrà accettare di essere formato dai centri per l’impiego, enti locali e i privati accreditati. Un sistema da costruire per di più in mancanza di lavoro.

AI SINDACATI ieri il governo ha presentato un «master plan» generico in 9 punti che va dallo sviluppo economico a quello digitale e alle infrastrutture, dall’ambiente alla sostenibilità. Su questo sonderà anche Confindustria domani. I confederali si sono detti disponibili all’interlocuzione su un «patto sociale», ma restano guardinghi: «Se il governo dovesse ascoltare altre sirene avremo altri atteggiamenti» ha precisato Landini. Conte ha incontrato tra gli altri la Fnsi, e Cub, Cobas, Unicobas e Usb. Quest’ultimo ha annunciato una manifestazione di protesta a piazza San Giovanni a Roma domenica.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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