Giornata della Terra. Biodiversità nella morsa del riscaldamento globale

Dall’Onu al papa ai Fridays for future, la tutela dell’ambiente si riprende la scena

Marinella Correggia * • 6/6/2020 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 445 Viste

Minacciata soprattutto dal riscaldamento globale e dai cambiamenti nell’uso dei suoli, la biodiversità – al centro della Giornata mondiale per l’ambiente 2020 – non ha fatto grandi passi avanti malgrado il rallentare del mondo umano nei mesi scorsi.

AGLI INIZI DI MAGGIO la concentrazione media di anidride carbonica in atmosfera è arrivata a 417 ppm (parti per milione), secondo l’osservatorio Mauna Loa delle Hawaii: i valori più alti dall’inizio delle misurazioni nel 1958. «A causa della lunghissima permanenza della Co2 nell’atmosfera, non si prevede che un calo delle emissioni comporti una riduzione delle concentrazioni nell’atmosfera» ha spiegato Petteri Taalas, segretario generale della Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo); «il rallentamento industriale ed economico provocato da Covid-19 non è un sostituto a un’azione forte e coordinata (…) I governi investiranno nella ripresa: è un’opportunità per affrontare la questione climatica».

COSÌ, CON LA LORO CAMPAGNA «Ritorno al futuro», gli attivisti di Fridays for Future sono tornati a pungolare chi decide. In diverse città hanno inscenato manifestazioni adatte ai tempi – biciclettate nelle strade e presenze virtuali sulle piazze, dove hanno scarpe e cartelli. Ed è stato lanciato l’allegato tecnico della campagna, con le misure proposte alle istituzioni per investire nella rinascita post-coronavirus.

Fra le altre, oltre alle rivendicazioni storiche, «la riduzione delle emissioni di almeno il 7,6% l’anno, la ripubblicizzazione dell’acqua, la chiusura degli allevamenti intensivi, il trasporto pubblico diffuso, il rifinanziamento del sistema sanitario, la moratoria su trivellazioni e accordi commerciali, la riconversione delle imprese inquinanti, l’abbandono dei mercati del carbonio». Perché «una simile occasione non si ripresenterà per anni».

TUTTI SONO COINVOLTI perché non è una faccenda esotica la tutela della biodiversità. Come sta l’Europa? Il 20 maggio la Commissione ha adottato le strategie per la biodiversità e Farm to Fork. Insieme prevedono, fra l’altro: l’aumento al 30% delle aree naturali protette di terra e di mare; la riduzione del 50% dei pesticidi sia in termini di quantità che di tossicità; il raggiungimento del 25% di coltivazione biologica; l’introduzione di obiettivi vincolanti per ripristinare ecosistemi cruciali su larga scala come torbiere, zone umide, foreste ed ecosistemi marini. Tuttavia, il coordinamento europeo de La Via Campesina (Ecvc) chiede più attenzione al valore dell’agricoltura su piccola scala e più coerenza, ad esempio sulle questioni commerciali.

L’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) vede nella nuova strategia dell’Ue, e nell’Accordo mondiale che avrebbe dovuto essere adottato alla Cop15 (la prossima Conferenza delle parti della Convenzione Onu sulla biodiversità si terrà in Cina nel 2021, dopo essere stata posticipata), «nuove opportunità per una maggiore tutela, ripristino e lotta alle cause di estinzione delle specie». Il degrado colpisce anche l’Italia: «I trend degli ultimi decenni parlano chiaro: delle 672 specie di vertebrati italiani (di cui 576 terrestri e 96 marine), 6 sono ormai estinte e 161 sono a rischio estinzione (di cui 138 specie terrestri e 23 specie marine), pari al 28% delle specie valutate». Bene invece le aree protette.

A LIVELLO GLOBALE, CONTINUA l’Ispra, «il quadro peggiora. Circa un milione di specie viventi (su un totale stimato di oltre 8 milioni) rischia di sparire per sempre. La struttura, la composizione, il funzionamento degli ecosistemi di ogni angolo del pianeta, da cui la nostra e tutte le specie dipendono, si stanno deteriorando rapidamente. È rimasto «intatto» solo il 5% degli ecosistemi terrestri e marini della Terra». E intanto l’estrazione di risorse naturali, rinnovabili e non, è raddoppiata al 1980 arrivando a 60 miliardi di tonnellate l’anno.

SI RIPENSERÀ DAVVERO il rapporto con gli ecosistemi e la biodiversità, costruendo «un nuovo patto per l’umanità e il mondo», per dirla con Audrey Azoulay, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco)? È necessario e salutare. Papa Francesco ha scritto a Iván Duque Márquez, presidente della Colombia che ospita virtualmente la Giornata 2020: «Non possiamo pretendere di essere sani in un mondo malato. Le ferite causate alla nostra madre Terra sono ferite che sanguinano anche in noi». «Una svolta radicale è necessaria», ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni unite António Guterres: «Se vogliamo prenderci cura dell’umanità, dobbiamo prenderci cura della natura. Dobbiamo ripensare il modo in cui acquistiamo e consumiamo. Adottare abitudini e modelli agricoli e imprenditoriali sostenibili. Proteggere gli spazi selvaggi e la fauna selvatica che ancora esistono».

* Fonte: il manifesto

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