Minneapolis. Il sindaco democratico delibera di smantellare la polizia

Drastica delibera del consiglio comunale dopo le proteste per l’omicidio di George Floyd

Marina Catucci * • 9/6/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 427 Viste

NEW YORK. A Minneapolis una maggioranza di 9 consiglieri su 13, quindi a prova di veto, nonostante il parere contrario del sindaco democratico Jacob Frey, ha deliberato di smantellare le forze di polizia in quanto «senza speranza di riforma e inadeguate a offrire una risposta all’altezza dei problemi della società, come la violenza domestica, la gestione delle persone con problemi mentali o con dipendenza da oppiacei».

I membri del Consiglio comunale comunale hanno dichiarato di non avere ancora piani specifici per un nuovo sistema di sicurezza pubblica e di star studiando modelli in fase di sperimentazione in altre città; i compiti dell’attuale polizia cittadina potrebbero essere svolti da altre polizie, come quella statale, o potrebbe essere creato da zero un nuovo corpo cittadino con nuove regole.

MINNEAPOLIS È LA CITTÀ che sta agendo in modo più drastico ma in varie città si stanno prendendo provvedimenti per cercare di porre dei rimedi a uno stato di fatto insostenibile, e sia New York City che Los Angeles hanno deciso di stornare parte dei fondi destinati alla polizia spostandoli ad altri dipartimenti che si occupano di servizi civili.
Vari tentativi di riforma della polizia finora si sono scontrati con una serie di ostacoli, come il sostegno politico repubblicano alla polizia, un sindacato molto influente, magistrati e procuratori restii a indagare un corpo con cui collabora, ma l’ondata di manifestazioni che non si ferma da 11 giorni non ha solamente accelerato dei processi in corso, ha proprio scosso le acque.

ANCHE AL CONGRESSO ci sono stati cambiamenti e i Democratici hanno presentato una legge che facilita il perseguimento della cattiva condotta della polizia e il risarcimento dei danni dagli agenti che violano i diritti costituzionali delle persone, include la revisione delle protezioni legali per la polizia, la creazione di un database nazionale riguardante brutalità della polizia e il divieto di insegnare e usare la tecnica di presa e soffocamento
Le proteste e la loro gestione autoritaria da parte di Trump hanno dato anche una spallata interna al partito repubblicano, portando personaggi di spicco del Gop a fare dichiarazioni importanti, come quella dell’ex presidente George W. Bush e del suo ex collaboratore Colin Powell (una coppia che ben ricordano gli iracheni), il quale ha dichiarato non solo che a novembre non sosterrà The Donald, ma di voler votare per il candidato democratico Joe Biden, cosa che è intenzionata a fare anche Cindy McCain, vedova del senatore John McCain.
Il generale Powell primo afroamericano a diventare capo della diplomazia Usa, alla Cnn ha detto che «la gente sta realizzando che Donald Trump è un pericolo per il Paese. Si è allontanato dalla Costituzione, non dovrebbe essere rieletto alla presidenza perché mente continuamente. Ha iniziato a farlo il giorno dell’inaugurazione, quando ci fu la disputa sulla dimensione del pubblico presente».
Una posizione l’ha presa anche il senatore repubblicano dello Utah e arci nemico interno di Trump, Mitt Romney, che a Washington, munito di mascherina, si è unito a una delle manifestazioni, diventando uno dei primi repubblicani di spicco a prendere una posizione pubblica.

QUESTA ONDATA di manifestazioni ha portato i virologi a mettere in guardia la popolazione e le amministrazioni; secondo glI esperti ogni giorno di protesta potrebbe portare a circa 3.000 nuovi casi di infezione. Il sindaco di New York Bill De Blasio come gli altri sindaci delle città liberal hanno inviato mail e sms ai cittadini per invitare i manifestanti a fare il tampone per il covid. A NY oltre ai normali luoghi deputati per i test come ospedali, ambulatori pubblici e farmacie, che sono ormai diffusissimi e gratuiti, sono stati sparpagliati nei quartieri più a rischio delle postazioni mobili per poter fornire i test a tutti quelli che lo chiedono.

È IN QUEST’ATMOSFERA che, dopo 100 giorni di lockdown, la città di New York ha iniziato a riaprire, con cautela e con molti punti interrogativi. Da ieri sono ripresi i lavori di costruzioni e le produzioni non essenziali, i negozi al dettaglio hanno riaperto con le stesse modalità dei ristoranti, il take away. Fino a 400.000 lavoratori hanno avuto il permesso di tornare al lavoro, e nelle stazioni vengono distribuiti gratuitamente mascherine e gel disinfettante, non è ancora chiaro come tenere in sicurezza i trasporti pubblici che verranno usati dai lavoratori, e che sono al momento la maggior causa di preoccupazione.

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto

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