Pandemia. Il disastro della gestione di Regione Lombardia, si organizza la protesta

MILANO. Milano si prepara a scendere in piazza sabato 20 giugno contro la giunta Fontana e per chiedere, se non le dimissioni, almeno una svolta radicale nelle politiche sanitarie della Regione. Lo farà con le storie di chi ha subito sulla propria pelle la gestione lombarda della crisi Covid: pazienti, infermieri, parenti delle vittime. «Salviamo la Lombardia» è lo slogan scelto da oltre 60 organizzazioni che si ritroveranno in piazza Duomo dalle 15 sulla scia della raccolta firme per il commissariamento della sanità lombarda che nel pieno della pandemia mise insieme in pochi giorni oltre 100 mila adesioni. Un commissariamento mai arrivato dal Governo, anche se negli ultimi giorni la giunta lombarda è stata costretta a correggere alcune delle direttive impartite in questi mesi.

Fontana e Gallera hanno sempre rivendicato quanto fatto da febbraio a oggi, rifarebbero tutto come detto più volte, ma il disastro è sotto gli occhi di tutti, la magistratura indaga su eventuali illeciti, il dolore dei parenti delle vittime si sta trasformando in rabbia. Dovesse esserci una seconda ondata in autunno la Lombardia rischia grosso senza una svolta radicale. «Si preannuncia come la più grande mobilitazione da quando è iniziata l’emergenza Covid e la più grande qui in Lombardia contro la Regione» dice Luca Paladini dei Sentinelli, una delle sigle promotrici della manifestazione insieme a Milano 2030, Arci, Acli, Casa Comune, Medicina Democratica, Cittadini Reattivi, iCoinvolti.

«Porteremo in piazza chi ha vissuto sulla propria pelle la vergogna della gestione sanitaria, politica e sociale della pandemia» racconta il presidente di Arci Milano Maso Notarianni. l«Ci saranno infermieri, medici, parenti di chi ci ha rimesso la vita, persone che hanno subito sulla loro pelle la condizione di malati non curati da questa regione».

Oggi la crisi sanitaria, nonostante la gestione regionale, è molto meno grave rispetto a marzo e aprile. Di Covid si parla meno, ma al dolore sta facendo seguito una maggiore consapevolezza di quanto successo. Per Luca Paladini sabato in piazza Duomo ci saranno «persone, movimenti, realtà che hanno visto prima sbigottiti, poi arrabbiati quello che è successo e che hanno visto l’arroganza di quel potere figlio della politica di formigoniana e maroniana memoria».

La sfida è allargare oltre il recinto della sinistra tradizionale abituata a mobilitarsi. «Non guardiamo solo alle persone di sinistra, in tanti si potranno riconoscere nelle storie che porteremo in piazza Duomo. In Lombardia si sono confusi pazienti con clienti, tante famiglie si sono sentite abbandonate, troppe persone hanno fatto autodiagnosi per capire se stavano rischiando la vita o meno».

Politicamente l’obbiettivo è avviare una richiesta di cambiamento larga e diffusa. «Questo agosto si discuterà di sanità con la revisione della riforma Maroni – dice ancora Maso Notariani – cambiare ora si può, si deve, per salvare questa regione e i suoi abitanti da un governo di scellerati che hanno causato danni giganteschi alla salute e alla vita delle persone».

Sabato ci sarà anche un altro appuntamento per protestare contro la giunta Fontana. Se in piazza Duomo l’età media sarà dai 40 in su, sotto al palazzo della Regione Lombardia alle 15.00 si ritroveranno i collettivi studenteschi, i centri sociali, le brigate volontarie per l’emergenza che in questi mesi hanno portato migliaia di pacchi-viveri alle famiglie milanesi in difficoltà. «Vogliamo giustizia!», lo slogan scelto. «Devono andarsene a casa e liberare la regione dalla loro gestione criminale» spiegano i promotori del presidio.

* Fonte: Roberto Maggioni, il manifesto



Related Articles

La Cedu boccia il ricorso italiano: «L’ergastolo ostativo va abolito»

La Corte europea dei diritti dell’uomo conferma la condanna all’Italia del giugno scorso

L’attacco allo Stato della mafia rurale che non accetta di perdere l’egemonia

l’attentato a Giuseppe Antoci è figlio di una mafia rurale e sanguinaria, antica ma emergente, decisa a far sentire la propria voce a colpi di lupara pur nella consapevolezza di ricavarne più svantaggi che profitti

Carceri, la Polizia usa solo 90 braccialetti elettronici a un costo di 55 mila euro l’uno

.costo braccialetti elettronici

Quando si parla di sprechi da anni si finisce per parlare di braccialetti elettronici. È un lungo tormentone senza fine, un sistema alternativo alla detenzione in carcere che nell’epoca delle grandi tecnologie e del Grande Fratello non riesce a funzionare, a costi altissimi per lo Stato.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment