Regione Lombardia. Fontana nei guai, il Tar boccia l’accordo con Diasorin

Annullato il contratto tra il Policlinico San Matteo e l’azienda sui test sierologici. Una storia di conflitti d’interesse e possibile danno alle finanze pubbliche. Gli atti sono stati inviati alla Corte dei Conti per l’eventuale danno erariale

Roberto Maggioni * • 9/6/2020 • Politica & Istituzioni, Salute & Politiche sanitarie • 371 Viste

MILANO. Dacci oggi il nostro guaio quotidiano, se poi si tratta della Lombardia anche più di uno al giorno. Ieri in ordine cronologico da mattino a sera è successo che il Tar ha bocciato l’affidamento lombardo senza gara dei test sierologici alla Diasorin, la Procura di Milano ha aperto un’indagine sulla fornitura dei camici dalla società del cognato del presidente Attilio Fontana, la Lombardia è stata diffidata da Medicina Democratica per i tamponi che non ci sono. Nel frattempo la maggioranza che sostiene Fontana continua a tenere in ostaggio la commissione d’inchiesta regionale sulla gestione Covid lombarda e la percentuale di nuovi positivi giornalieri rispetto ai tamponi effettuati è schizzata al 4.3%.
LA LINEA DIFENSIVA della Regione è quella di sempre, autoassolutoria. I fatti oggetto d’indagine sarebbero avvenuti a insaputa dei vertici lombardi: «Io non sono parte attiva nella faccenda, bisogna chiedere al San Matteo» ha detto Fontana sulla decisione del Tar di annullare l’accordo tra il Policlinico San Matteo di Pavia e la Diasorin sui test sierologici. L’affidamento diretto alla Diasorin aveva tenuto bloccata la sperimentazione dei test sierologici in Lombardia per settimane perché i test della Diasorin sembravano gli unici autorizzati sul territorio lombardo. Una storia di conflitti d’interesse e possibile danno alle finanze pubbliche, dice ora il Tar. La delibera della Regione è stata annullata dal Tar e gli atti sono stati inviati alla Corte dei Conti per l’eventuale danno erariale.

Ad aprile la giunta Fontana aveva scelto la Diasorin senza gara per un ordine urgente di 500mila kit sierologici al prezzo di 4 euro l’uno. Il Tar Lombardia ha ora accolto il ricorso della concorrente TechnoGenetics srl bocciando l’accordo del 23 marzo tra la Diasorin e il Policlinico San Matteo di Pavia, accordo che comprendeva royalties dell’1% a favore del Policlinico sulle future vendite del prodotto.

Quegli stessi kit sono stati poi banditi anche a 3,3 euro sempre dalla stessa Diasorin e a 1.43 euro da un’azienda concorrente svizzera. Il Pd milanese parla di opacità che se accertate dalla magistratura dovrebbero portare alle dimissioni della giunta Fontana. Più timida la reazione del Pd lombardo che ha una partita aperta con la Lega sulla presidenza della commissione d’inchiesta: «Trasparenza decisamente insufficiente» ha detto il capogruppo Fabio Pizzul. Di danno economico e sanitario parla il Movimento 5 Stelle, «potevamo a inizio marzo testare i cittadini lombardi, andare a vedere dov’erano i focolai e agire» dice il consigliere regionale pentastellato Massimo De Rosa, «questi test non sono stati fatti perché si aspettava il test Diasorin». Il presidente della fondazione San Matteo Alessandro Venturi ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato, «il Tar ha mal interpretato l’accordo con San Matteo», abbiamo operato correttamente dice la Diasorin.

IN LOMBARDIA come ampiamente documentato fare un tampone richiede tempi lunghissimi. Medicina Democratica ora ha inviato una diffida a Fontana e all’assessore Gallera per «i ritardi per i tantissimi cittadini prigionieri a casa in attesa di test e tamponi» scrive l’associazione. Nella diffida si chiede il rimborso totale dei costi sostenuti dai cittadini per l’effettuazione di tamponi e test sierologici nelle strutture private e che i tamponi rientrino nei Lea, i Livelli Essenziali di Assistenza. «Ci sono persone che sono in casa da sette, otto settimane, persone che non possono tornare al lavoro» spiega Vittorio Agnoletto, medico e responsabile dell’Osservatorio Coronavirus creato da Medicina Democratica. «L’Ats fa pochi tamponi, la persona rimane a casa, il medico di famiglia continua a fare certificati di malattia. Il risultato è un danno per la persona che continua a restare a casa, un danno per le aziende, un danno per la collettiva che paga la malattia». Questi ritardi sui tamponi e il rischio di quarantene infinite potrebbero scoraggiare anche l’utilizzo dell’app Immuni, sottolinea ancora Medicina Democratica. «Chi farà la segnalazione all’Ats con la paura di restare a casa in quarantena tutto luglio o tutto agosto?».

IERI INTANTO è stata una giornata non buona anche sul fronte dei dati. Peggiora il rapporto tra tamponi eseguiti e casi positivi, l’indice ieri è salito al 4.3%: con 4.488 tamponi i positivi sono stati 194. Numeri da prendere con le pinze, aspettando un eventuale significativo trend su più giorni.

* Fonte: Roberto Maggioni, il manifesto

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