Stati uniti, aerei militari per spiare le proteste antirazziste

Usa. Indagine sull’utilizzo di una strumentazione bellica solitamente riservata ai narcos

Marina Catucci * • 20/6/2020 • Internazionale • 238 Viste

NEW YORK. Secondo un portavoce dell’aeronautica, l’ispettore generale delle forze aeree Usa starebbe indagando per appurare se durante la recente ondata di proteste di Black Lives Matter, siano stati usati o meno degli aerei militari per monitorare i manifestanti.

A rivelarlo è il New York Times che riporta le dichiarazioni del portavoce Patrick Ryder: «A seguito di alcune conversazioni avute con il Segretario alla Difesa riguardo delle preoccupazioni condivise, il Segretario dell’Aeronautica sta conducendo un’indagine sull’uso di aerei RC-26 della Guardia Nazionale dell’Aeronautica per sostenere le autorità civili durante le recenti attività di protesta nelle città degli Stati Uniti. Al momento sarebbe inopportuno commentare i fatti ulteriormente in quanto l’indagine è ancora in corso».

GLI AEREI a cui si riferisce il portavoce sono in dotazione alla Guardia nazionale; il Pentagono ha negato che siano stati utilizzati al fine di monitorare i manifestanti, violando, così, tutta una serie di diritti civili. Joseph Kernan, sottosegretario alla Difesa, in una lettera indirizzata alla commissione Intelligence della Camera, ha affermato che Trump non ha mai chiesto di utilizzare gli aerei per controllare i manifestanti.

Dopo l’articolo del New York Times, però, la Cnn ha dichiarato di aver esaminato i dati della traiettoria di volo che mostravano un RC-26B, un turbopropulsore bimotore tipicamente utilizzato dall’Fbi e dalla Guardia Nazionale per i blitz anti droga, su Washington DC e Las Vegas, e che questo tipo di aereo può essere utilizzato sia di giorno che di notte per monitorare attività illegali.

Questo è solo uno dei numerosi velivoli che la Cnn è stata in grado di seguire sorvolando le proteste a Washington, Minneapolis e Las Vegas. Ciò che temono, e sospettano, i controllori governativi, è che gli aerei siano stati effettivamente utilizzati per tracciare i manifestanti come per catturare i dati dei loro telefoni cellulari.

SE COSÌ FOSSE questa rappresenterebbe «una violazione profonda dei diritti del primo e del quarto emendamento degli americani», come hanno affermato quasi tre dozzine di democratici del Congresso, in una lettera del 9 giugno inviata ai capi dell’Fbi, alla Drug Enforcement Administration, alla dogana e dipartimento di protezione delle frontiere e alla Guardia Nazionale, chiedendo la conferma di queste attività e la loro sospensione «immediata e permanente». La gestione delle proteste da parte di Trump, utilizzo o meno degli aerei, ha portato alle dimissioni Mary Elizabeth Taylor, una dei vice del segretario di stato Usa Mike Pompeo, in polemica con il presidente. Stando al Washington Post, la lettera di dimissioni di Taylor sarebbe un atto di accusa a Trump sulla gestione delle proteste.

«I MOMENTI di sconvolgimento possono cambiarti, spostano la vita e plasmano la personalità – ha scritto Taylor – I commenti e le azioni del presidente sull’ingiustizia razziale e sui neri americani sono nettamente contrari ai miei valori e alle mie convinzioni fondamentali. Devo seguire i dettami della mia coscienza e dimettermi». Il tema gestione della piazza da parte di Trump viene continuamente alimentato dalle dichiarazioni del presidente stesso, che prima di recarsi in Oklahoma, dove oggi tiene il suo primo comizio elettorale da quando ha ammesso l’esistenza del coronavirus, ha scritto un tweet a riguardo.

«Eventuali manifestanti, anarchici, agitatori, saccheggiatori o delinquenti – ha scritto Trump – che andranno in Oklahoma, sappiate che non verrete trattati come se foste a New York, Seattle o Minneapolis. Sarà una scena molto diversa!»

Nonostante l’uso intensivo di Trump dei social media, l’universo social si sta irrigidendo nei confronti delle comunicazioni del presidente, e tanto Facebook quanto Twitter lo hanno bacchettato. Facebook ha rimosso gli annunci pubblicitari dalla campagna del tycoon che utilizzavano il triangolo rosso usato dai nazisti per classificare i prigionieri politici comunisti, in relazione agli antifa. Il comitato elettorale di Trump si è difeso rovesciando la dinamica e sostenendo di aver impiegato il triangolo rosso capovolto non in quanto utilizzato dai nazisti, ma in quanto «simbolo usato dagli Antifa».

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto

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