Ammortizzatori e blocco licenziamenti fino a dicembre, precari -39%

Nel prossimo decreto “la decontribuzione per le nuove assunzioni” a tempo indeterminato. Inps: crollo record del precariato nei primi quattro mesi dell’anno a causa del lockdown, ma la flessione era già in corso da prima

Stop ai licenziamenti fino a tutto il periodo in cui le imprese sono coperte dalla cassa integrazione guadagni (Cig) dal 15 luglio al 31 dicembre. I licenziamenti resteranno bloccati fino alla fine dell’anno. Prevista una deroga temporanea sulle causali dei contratti a termine limitatamente a proroghe e rinnovi e fino alla fine dell’anno. Inoltre nel nuovo decreto da 25 miliardi di euro a cui il governo sta lavorando, e per il quale ha varato la richiesta al parlamento di autorizzare il terzo scostamento di bilancio da marzo, nel capitolo «lavoro» è previsto anche la proroga della NASpI e Dis-coll. Sono alcuni dei punti anticipati ieri dalla ministra del lavoro Nunzia Catalfo ai sindacati Cgil, Cisl e Uil che chiedevano certezze sulla proroga degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti. La proroga sarà un tampone per rinviare l’ondata dei licenziamenti per qualche altro mese, a partire dal 2021.

L’impegno interlocutorio di Catalfo andrà verificato rispetto alle intenzioni del ministero dell’economia e le altre proposte che stanno emergendo nella maggioranza in questi giorni. Oltre alla proroga di altre 18 settimane delle varie Cig si sta pensando a tagliare i contributi per chi riporterà i dipendenti al lavoro o per chi farà nuove assunzioni. Una vera scommessa, o denari gettati dalla finestra, in un momento in cui l’economia si sta avviando verso la recessione più grave dalla seconda guerra mondiale. Inoltre si continua a discutere se riconoscere la Cig alle imprese che hanno subito un calo del fatturato di almeno il 20%, oppure mantenere l’impianto generalista che richiede enormi risorse, in attesa di quelle che dovrebbero arrivare dal piano europeo «Sure». Molto dipenderà dall’andamento dei dati nelle prossime settimane. Fino ad oggi la Cig è stata autorizzata per 2,1 miliardi di ore. Un record storico. Si pensa infine a ricorrere alla decontribuzione per 4-5 mesi, fino alla fine dell’anno. Sarà piena al 100% a condizione di un incremento netto di posti di lavoro. A questi incentivi potrebbero essere affiancati sgravi contributivi per le aziende che rinunciano alla Cig e riportano al lavoro i dipendenti.

Questi tentativi al buio di congelare per tutto il 2020 un mercato del lavoro a pezzi, e l’auspicio che esca da solo dalla crisi abissale in cui è piombato, devono fare i conti con i primi dati consolidati resi noti ieri dall’Inps. Sono una fotografia impressionante di quello che è accaduto nel lavoro precario – non quello dipendente tutelato solo parzialmente dalla Cig che non copre tutto il salario. Nei primi quattro mesi del 2020 le assunzioni dei contrattisti a termine sono crollate del 39% rispetto allo stesso periodo del 2019. Ad aprile, in pieno lockdown, c’è stata una catastrofe: meno 83%. L’Osservatorio del precariato dell’Inps spiega nel suo rapporto che tutte le tipologie contrattuali sono state interessate ma in maniera accentuata questo vale « per le assunzioni con contratti di lavoro a termine». La tendenza era stata già ampiamente osservata nei mesi precedenti alla pandemia, segno di un’economia basata sulla precarietà, già in crisi. Il crollo ha interessato 499 mila rapporti di lavoro. E siamo solo all’inizio.

* Fonte: Mario Pierro, il manifesto



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