Burkina Faso. Almeno 180 corpi trovati in fosse comuni, sotto accusa le forze di sicurezza
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Sono almeno 180 i corpi ritrovati in fosse comuni nel nord del Burkina Faso, nella città di Djibo, e le prove «evidenziano un coinvolgimento diretto delle forze governative di sicurezza», denuncia la direttrice dell’Ong Human Rights Watch (Hrw) dell’Africa occidentale, Corinne Dufka all’agenzia Afp.
«Abbiamo scoperto numerose fosse comuni e secondo le testimonianze raccolte, le prove disponibili suggeriscono omicidi extragiudiziali di massa nel periodo tra marzo e aprile – ha affermato Dufka –, i morti erano tutti uomini appartenenti alle etnie Fulani e Peul, gruppi etnici del nord che spesso vengono associati automaticamente ai miliziani jihadisti». L’organizzazione non governativa in un suo rapporto, pubblicato mercoledì 8 luglio, ha richiesto l’apertura di un’inchiesta internazionale e ha sollecitato il governo burkinabé di portare «davanti alla giustizia i responsabili di tali crimini».
Se da una parte il presidente Kaboré ha detto di aver avviato due indagini, giudiziarie e amministrative, «per verificare i fatti e giudicare i responsabili», dall’altra il ministro della difesa burkinabé, Moumina Cherif Sy, ha detto che gli omicidi potrebbero essere stati commessi «da gruppi armati con addosso uniformi militari e attrezzature logistiche rubate».
Hrw ritiene che, nonostante le dichiarazioni ufficiali, il governo non abbia mai fatto abbastanza per indagare sulle violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza e delle milizie civili. Già a inizio giugno aveva richiesto, senza nessun risultato, alle autorità centrali di condurre «un’indagine credibile e indipendente» sulla morte di 12 persone sospettate di appartenere a gruppi jihadisti e uccise, con un proiettile alla testa, all’interno delle loro celle nella gendarmeria di Tanwalbougou.
«Le autorità governative dovrebbero inviare un messaggio di tolleranza zero per gravi violazioni dei diritti umani verso le popolazioni civili, perché i gruppi jihadisti puntano a disgregare il paese su base etnica, a ottenere sostegno da parte della popolazione e a sostituirsi allo stato centrale, anche a causa di queste violenze indiscriminate» ha concluso Dufka.
Il Burkina Faso rimane, tra i paesi del Sahel, quello maggiormente colpito dall’ascesa dei movimenti jihadisti nella regione, in particolare la zona orientale e quella settentrionale sono le aree più colpite dagli attacchi jihadisti che hanno causato almeno 400 morti e più di 800mila sfollati in 5 anni.
* Fonte: Stefano Mauro, il manifesto
ph by Emilie Iob (VOA) / Public domain
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