Egitto. Proibiti gli aquiloni: il regime di Al Sisi reprime l’ultimo sogno di libertà

Il gioco più amato nei quartieri poveri è diventato «minaccia alla sicurezza nazionale»: centinaia di arresti e multe a chi lo vende e lo fa volare. In questi mesi hanno riempito cieli e città, svago contro l’apatia del lockdown

Chiara Cruciati * • 21/7/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 585 Viste

Sembra una favola, il re cattivo che fa guerra agli aquiloni, priva il cielo dei loro colori brillanti e i ragazzini del sogno di volare. Invece succede davvero: l’Egitto del presidente Abdel Fattah al-Sisi ha vietato la vendita e l’uso di aquiloni.

PENA UN PAIO DI NOTTI in detenzione e multe fino a 60 dollari, un’enormità per un popolo sempre più povero, con 60 milioni di persone sotto o poco sopra la soglia di povertà (ieri l’agenzia statistica di Stato parlava di miseria crescente con il 74% degli egiziani che ha visto ridurre le proprie entrate a causa dell’epidemia di Covid-19).

Perché il divieto colpisce loro, i poveri. Da sempre l’aquilone è tra gli svaghi più amati dai bambini e i ragazzi egiziani dei quartieri più marginalizzati, dove si vive in tanti in case piccole e la maggior parte del tempo la si passa all’aperto, quartieri dove non ci sono spazi verdi né parchi gioco, dove la polvere delle strade si alza a coprire abitazioni costruite una sull’altra, nei casi peggiori tirando su fango e lamiere.

L’AQUILONE lo puoi costruire da solo, con l’aiuto di papà, senza spendere nulla; la tecnica di volo te la insegnano i più grandi. Chi può lo compra in negozio, una spesa che varia dalle 30 sterline egiziane (1,60 euro) alle 500 (27), a seconda dei colori sgargianti, le stampe di personaggi dei cartoni o dei supereroi dei fumetti, le lucine per renderli visibili anche di notte.

Poi tutti in strada o sui tetti a farli volare. Un simbolo di libertà, in ogni angolo del mondo. Ma in Egitto il grigiore del regime si allarga a macchia d’olio, scolorisce anche gli aquiloni, prova a cancellarli dall’orizzonte del Cairo, di Alessandria, Helwan, Suez, Menofia.

QUESTE LE CITTÀ più colpite dalla repressione anti-aquiloni, dopo il boom nei duri mesi di quarantena: gli aquiloni che si alzavano dai tetti sono moltiplicati, sono usciti dai quartieri poveri per arrivare lungo il Nilo, sui ponti, nel centro della capitale. Un modo per passare il tempo lungo e apatico del lockdown, per giocare insieme a distanza di sicurezza.

Un boom che ha fatto felici anche i negozianti, con la corsa all’acquisto di aquiloni di ogni misura e prezzo. Ci sono venditori ambulanti che – racconta su al Monitor Youssra el-Sharkawy – hanno convertito la loro mercanzia e negozianti che hanno iniziato a vendere solo quelli nella loro bottega di giocattoli. I muratori rimasti senza lavoro si sono reinventati disegnatori e costruttori di aquiloni.

E mentre ieri il parlamento approvava l’ennesima estensione dello stato di emergenza – altri tre mesi che seguono ad anni di una legge che dà al presidente poteri semi-assoluti – nessuno avrebbe pensato che tra le tante «minacce alla sicurezza nazionale» con cui il regime ha ridotto sempre di più gli spazi di vita e libertà finissero anche gli aquiloni.

Centinaia gli arresti di adolescenti, genitori, negozianti (in cella per un paio di giorni e costretti a multe salate per i magri stipendi medi) e centinaia di aquiloni confiscati da quando a inizio mese è partita la crociata in nome della presunta sicurezza.

A GUIDARLA un parlamentare, Khaled Abu Talib, che si è presto attirato le ironie degli utenti dei social ma che al momento è il vincitore: dopo la sua “denuncia” sul pericolo insito dietro l’aquilone, vari governatori lo hanno messo al bando.

Abu Talib è membro del comitato parlamentare per la difesa e la sicurezza nazionale e ha usato la sua posizione per rivolgere il suo appello al primo ministro: se è vero che si sono registrati incidenti (una bambina di 12 anni morta dopo essere caduta da un tetto, un 17enne folgorato dai cavi elettrici, altri feriti), il deputato si è detto ben più preoccupato dai «futuri» usi che dall’aquilone potrebbero essere fatti, spiare dal cielo, fotografare, riprendere con telecamere.

Una minaccia, ha detto, sia alla sicurezza dello Stato che alla vita dei bambini: «Non voglio criminalizzare gli aquiloni, voglio avvertire del pericolo di certe pratiche. Alcuni potrebbero attaccarci sopra delle piccole e moderne telecamere e fotografare siti vitali. Se oggi la gente li vede come divertimento, in futuro qualcuno con intenzioni malvagie potrebbe usare bambini e giovani per atti illegali».

C’È DI CHE USARE la fantasia nell’immaginare un simile e cupo scenario futuribile, l’aquilone-drone, una fantasia che è probabilmente il prodotto di un sistema di polizia che sorveglia, controlla, reprime ogni voce che tenta di sollevarsi contro. E che ora a terra prova a tenere gli aquiloni e quel filo con cui si può ancora sognare di essere liberi.

* Fonte: Chiara Cruciati, il manifesto

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