Etiopia. Per la morte di Hundessa confessano due membri dell’Oromo Liberation Front

Due militanti dell’ala oltranzista del Fronte di liberazione Oromo avrebbero confessato l’omicidio del cantante che ha fatto esplodere il Paese. Il premier Abiy Ahmed è convinto che dietro ci sia un patto contro di lui tra nemici storici

Laura Ghiandoni * • 12/7/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 377 Viste

Svolta nelle indagini sul’omicidio del cantautore etiope Haachalu Hundessa, che ha gettato l’Etiopia nel caos negli ultimi dieci giorni, con proteste e scontri in cui hanno perso la vita 167 persone. Il procuratore generale Adanech Abebe venerdì sera ha annunciato l’arresto e la confessione di Tilahun Yami e Abdi Alemayehou, entrambi militanti dell’ala più oltranzista dell’Oromo Liberation Front (Olf). Avrebbero ammesso le loro responsabilità nell’omicidio, il primo come esecutore materiale e il secondo come complice. Un terzo elemento che avrebbe preso parte ai preparativi dell’agguato risulta ancora latitante.

La confessione confermerebbe la tesi del premier Abiy Ahmed, secondo cui l’obiettivo dell’Olf è quello di dividere ulteriormente i gruppi etnici etiopi già sull’orlo del conflitto, destabilizzare la situazione politica e spingere verso il crollo l’attuale leadership.

La tesi governativa, non è ancora chiaro quanto corrispondente alla direzione che prenderanno le indagini, parla di una cospirazione più ampia in cui è coinvolto anche il Tigray People Liberation Front (Tpfl), il partito che è stato al governo fino al 2018. All’estremo opposto quindi del panorama politico nazionale. I due storici nemici si sarebbero uniti per ordire il complotto dopo il rinvio delle elezioni – secondo Ahmed a causa del Covid-19, secondo tutti gli avversari per mantenere il potere politico -, organizzando l’omicidio del popolare cantante, icona della causa oromo, creando un clima di terrore volto a rovesciare il governo .

Anche il governatore della regione Oromia lo scorso 6 luglio, ha affermato di essere riuscito a sgominare un complotto legato al Tpfl.
Proprio per prendere le distanze dal gruppo di dirigenti tigrini è del 1 dicembre 2019 la nascita del Prosperity Party, il partito di Abiy Ahmed, che escludeva di coinvolgere i rappresentanti del precedente governo, colpevole di aver tenuto l’Etiopia e gli etiopi in scacco per decenni con politiche autoritarie e repressive.

Quanto al Fronte di liberazione oromo, è il partito etno-nazionalista a cui è legato l’oppositore politico Jawar Mohammed, proprietario del canale Oromia Media Network, arrestato dopo la morte di Hundessa con l’accusa di aver ucciso un poliziotto durante il tentativo di dirottare la salma del cantante ucciso e di aver causato la morte di centinaia di persone incitando all’odio i propri sostenitori sui social.
Cresciuto nella città di Dhumuga, roccaforte dell’Olf, Mohammed combatte da sempre contro il potere centrale di Addis Abeba, ritenuto illegittimo e colpevole di marginalizzare l’etnia oromo. L’arrivo di Abiy Ahmed sulla poltrona di primo ministro, nel 2018, ha rovesciato le carte per un po’, spingendo a una riavvicinamento culminato nel rientro dall’esilio e il ritorno alla partecipazione politica. Ma è durato poco.

* Fonte: Laura Ghiandoni, il manifesto

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