Polveriera Mediterraneo: truppe egiziane in Libia, si profila lo scontro con i turchi

Nord Africa. Il parlamento del Cairo autorizza al-Sisi a dispiegare l’esercito a sostegno di Tobruk. Haftar, in ritirata, ci spera. Ma si aprirebbe una guerra regionale difficilmente gestibile

Roberto Prinzi * • 22/7/2020 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 258 Viste

«Nel corso della storia, l’azione egiziana ha sempre invocato pace, ma non accetta alcuna aggressione né rinuncia ai suoi diritti – si legge nel testo approvato dalla Camera egiziana due giorni fa – Le forze armate e la sua leadership hanno la licenza legale e costituzionale per determinare il tempo e il luogo di risposta contro queste minacce e pericoli».

LA PALLA PASSA ORA nelle mani del presidente golpista egiziano al-Sisi che la scorsa settimana era stato chiaro: il Cairo è pronto a intervenire direttamente in Libia «su richiesta dei libici» previo via libera del Parlamento del Cairo.

Ottenuta la luce verde dai deputati e anche quella di al-Azhar (centro del mondo sunnita), resta ora da capire se al-Sisi farà davvero sul serio e sarà pronto a scontrarsi con la Turchia che appoggia direttamente le forze del Governo di Accordo nazionale (Gna) di Tripoli. A Tobruk ci sperano: «L’invasore turco» va cacciato.

Ieri la Camera dei rappresentanti della città cirenaica ha detto che la decisione parlamentare egiziana «contribuisce a raggiungere la stabilità nel Paese e preserva la sicurezza nazionale libica ed egiziana». Tobruk sa da tempo che senza sostegno esterno il suo braccio armato, l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Enl) guidato dal generale Haftar, è destinato a perdere anche la città di Sirte (strategica perché apre alla Mezzaluna petrolifera) e la base aerea di al-Jufra, «linee rosse» per al-Sisi.

Ma secondo la rete al-Hadath pro-Tobruk, il Cairo ha chiarito in queste ore che non armerà le tribù libiche, ma solo l’Enl perché «si rifiuta categoricamente di trattare con qualsiasi milizia o gruppo informale». L’esercito di Haftar ringrazia e si mostra fiducioso: «L’Egitto è significativamente superiore alla sua controparte turca ed è in grado di ribaltare gli equilibri sul terreno in Libia». Tesi dubbia, ma comprensibile visto che l’Enl ormai da mesi non fa che incassare brucianti sconfitte militari: l’arrivo degli egiziani sarebbe comunque una boccata di ossigeno.

LA TENSIONE, intanto, si fa sempre più alta a Sirte dove fonti locali confermano che le forze del Gna e quelle di Tobruk stanno consolidando le rispettive posizioni inviando batterie missilistiche e pezzi di artiglieria pesante.

Ai venti di guerra che spirano sempre più forti, per ora Tripoli si mostra imperturbabile, conscia di poter contare sul sostegno indefesso della Turchia. Il presidente turco Erdogan ha ribadito ieri che «non permetterà (ad Haftar e alleati) di avere la meglio». Il suo ministro alla difesa Akar ha poi specificato: «Continueremo le attività di addestramento, cooperazione e consulenza militare» per Tripoli.

Sul fronte pro-Gna, non va dimenticato il contributo dei mercenari provenienti dalla Siria: oltre 10mila secondo l’Osservatorio siriano, 3.800 secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa Usa pubblicato l’altro giorno e che considera però solo i primi tre mesi del 2020.

CONTRO MERCENARI e violazioni dell’embargo dell’Onu sulle armi alle parti in conflitto in Libia, si è scagliato due giorni fa il ministro degli Esteri tedesco Maas che ha illustrato le sanzioni che Italia, Germania e Francia hanno minacciato domenica di adottare contro chi farà arrivare armamenti nel Paese nordafricano.

Parole di un’ipocrisia imbarazzante se si pensa che Berlino, come Roma e Parigi, finanzia la guerra libica. Un rapporto del ministero dell’economia tedesco di metà maggio metteva nero su bianco la complicità tedesca: la Germania aveva venduto fino ad allora armi per un valore di 331 milioni di euro a entrambi gli schieramenti.

* Fonte: Roberto Prinzi, il manifesto

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