Sanità in Lombardia. Oltre a Fontana c’è in gioco la scadenza della legge Maroni

Il modello sanitario lombardo deve essere valutato dal ministero della salute. Dopo il disastro Covid e lo scandalo dei camici il giudizio negativo sembra scontato. Ma Fontana e Gallera hanno guadagnato altro tempo

Andrea Capocci * • 28/7/2020 • Salute & Politiche sanitarie • 245 Viste

Sullo sfondo dello scandalo che sta investendo Attilio Fontana e la gestione dell’emergenza c’è una posta in gioco ben più pesante di un carico di camici che riguarda l’intera popolazione lombarda. Il prossimo agosto scadrebbe il “periodo di prova” per la legge sanitaria della Lombardia firmata da Roberto Maroni nel 2015. Quando entrò in vigore, infatti, la legge 23 prevedeva che a cinque anni di distanza il ministero della salute avrebbe valutato l’impatto della riforma sull’organizzazione del sistema sanitario lombardo e formulato un giudizio. Perciò, a seconda della valutazione del ministero, la legge sarà confermata, modificata o addirittura abrogata e riscritta se il giudizio sarà del tutto negativo.

Dopo la disastrosa gestione della pandemia da parte del governatore Fontana e del suo assessore al welfare Giulio Gallera la bocciatura della riforma Maroni, o almeno una sua profonda revisione, sembrava scontata. La vicenda dei camici, con la possibile caduta della giunta, avrebbe potute sotterrare definitivamente il “modello lombardo”. L’epidemia ne ha mostrato tutti i limiti, a partire dalla gestione della medicina territoriale affidata alla direzione dei grandi ospedali – una contraddizione in termini. «La mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate», ha scritto la Corte dei Conti nel suo rapporto annuale commentando la risposta sanitaria al Covid. «L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia».

Il ministero aveva già nominato un comitato incaricato della valutazione, che avrebbe dovuto consegnare la propria relazione proprio in questi giorni, caldissimi per la giunta non solo dal punto di vista climatico. Invece, pochi giorni fa l’assessore Gallera ha annunciato di aver guadagnato altri mesi. La legge 23, infatti, era già stata modificata in modo marginale nel dicembre del 2015. Dunque, «la legge scade a dicembre, non ad agosto», ha detto l’assessore pochi giorni fa. Anticipando il probabile giudizio negativo del ministero, Gallera ha annunciato che la regione presenterà un suo progetto di riforma dopo «un confronto politico col consiglio regionale, ma anche con le associazioni, i sindacati, i medici di medicina generale, gli infermieri» affinché il percorso sia «partecipato e auspicabilmente condiviso».

* Fonte: Andrea Capocci, il manifesto

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