Vittoria operaia alla Fiac in Emilia: la ditta resta almeno un anno

La Lotta Paga. Sempre. Piegata la multinazionale Atlas che voleva portare la fabbrica in Piemonte. Ai lavoratori una lettera di solidarietà di Ken Loach

Massimo Franchi * • 18/7/2020 • Buone pratiche e Buone notizie, Lavoro, economia & finanza • 428 Viste

Dopo 53 giorni di presidio ininterrotto davanti alla loro fabbrica, gli operai della Fiac di Pontecchio Marconi hanno piegato la multinazionale Atlas Copco. Ieri mattina all’alba in Regione Emilia-Romagna è stato sottoscritto l’accordo che come minimo garantisce un anno di apertura per la fabbrica che la proprietà svedese voleva trasferire interamente in Piemonte per ridurre i costi di produzione dei compressori prodotti da 40 anni dalla ditta bolognese. In più i sindacati – la Fiom da sola ha quasi la totalità di iscritti sui 150 attuali dipendenti – ha strappato anche un’innovativa «staffetta generazionale» che consentirà a chi potrà andare in pensione nei prossimi due anni (10 operai) di essere sostituito da un precario che l’azienda non voleva confermare.
«È una vittoria dei lavoratori e della loro lotta – commenta il segretario della Fiom di Bologna Michele Bulgarelli – . In tutti questi mesi l’azienda ha confermato la volontà di andarsene ma la loro unità l’ha costretta ad un passo indietro. Ora abbiamo un anno per trovare una soluzione duratura ad una vertenza che comunque non è finita».
E ieri sera gli operai della Fiac sono stati applauditi a piazza Maggiore durante la rassegna “Sotto le stelle del cinema”.
L’accordo è stato ottenuto con la mediazione della Regione – con l’aiuto dell’assessore e vicepresidente Vincenzo Colla — che si era impegnata ad intervenire per rendere lo stabilimento economicamente sostenibile.
Sotto i grattacieli di piazza Aldo Moro i lavoratori hanno atteso tutta la notte e subito ieri mattina si è tenuta l’assemblea al presidio di Pontecchio e il referendum sull’accordo che ha avuto 138 voti favorevoli, 2 schede bianche e un contrario,
I tavoli tematici istituiti nelle scorse settimane si trasformano ora in un «Osservatorio» che, fino al prossimo mese di dicembre, avrà il compito di esplorare tutte le possibili soluzioni volte ad evitare il trasferimento. Se questo non dovesse essere scongiurato, l’azienda si impegna a firmare, entro marzo 2021, un accordo su un «piano sociale» per tutelare l’occupazione di Pontecchio, con reindustrializzazione, formazione e riqualificazione, ammortizzatori sociali.

Una lotta lunga scandita con ben 36 giorni di sciopero che ha richiamato la solidarietà anche di Ken Loach. Quando il regista inglese ha saputo dal suo amico Gian Luca Farinelli della Cineteca di Bologna – che al presidio, dove sono andati anche Lo Stato Sociale e Cisco, ha fatto proiettare su un maxischermo «Bread and roses» – la storia della vertenza ha mandato una bellissima lettera firmata anche da tutti i dipendenti della sua casa di produzione Sweet Sixteen. «Il vostro caso illustra la lezione più antica della nostra storia e quello che dovremmo tutti sapere a memoria. Gli interessi dei datori di lavoro e gli interessi dei lavoratori sono fondamentalmente e irrevocabilmente opposti. Loro progettano ogni cosa in funzione della massimizzazione della propria idea di efficienza, al fine di incrementare la propria ricchezza. Mentre noi – scrive ancora Loach – abbiamo bisogno di sicurezza, nel lavoro, nella retribuzione, dell’assistenza sanitaria quando siamo ammalati, dell’istruzione per i nostri figli e della pensione quando saremo anziani. Più di questo, abbiamo bisogno delle cose buone della vita: abbiamo bisogno del pane, ma anche delle rose.Chiedete ai sindacati di rimanere fedeli alla vostra lotta. Chiedete la solidarietà di coloro che prenderebbero il vostro posto. E restate forti», chiude Ken Loach.

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

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