Agro Pontino. Braccianti indiani in sciopero dopo un grave infortunio

Agro Pontino. La mobilitazione dopo un grave incidente in una serra di AgriLatina. L’azienda promette più sicurezza e individuazione di chi ha cercato di nascondere il fatto

Marco Omizzolo * • 26/8/2020 • Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 355 Viste

«Abbiamo lottato insieme e abbiamo vinto questa prima battaglia. Per questo siamo tornati al lavoro. L’azienda ci ha garantito maggiore sicurezza e l’individuazione dei responsabili del tentativo di occultamento dell’incidente accaduto ad Amrinder» dichiara Sandeep Singh, uno dei lavoratori indiani che hanno scioperato lunedì scorso dopo il tentativo di nascondere il grave incidente accaduto ad Amrinder Singh mentre lavorava sopra una serra per l’azienda AgriLatina.

Amrinder infatti, come raccontato dal manifesto, privo delle misure di sicurezza necessarie, è caduto in terra da una serra facendo in volo di circa quattro metri riportando danni gravi alla schiena. Nel contempo alcuni capi, tra cui un pakistano, lo hanno raccolto e portato in un campo di patate per abbandonarlo. Da qui lo sciopero dei lavoratori indiani, oggi più consapevoli di quanto sia importante organizzarsi collettivamente e lottare contro padroni e capi vari per vedere riconosciuti i loro diritti fondamentali. Un risultato che segna un ulteriore punto di svolta in una battaglia che dura da anni, organizzata dalla comunità indiana contro lo sfruttamento e gli interessi padronali e mafiosi che in provincia di Latina sono radicati al punto da condizionare parte della politica locale.

Amrinder peraltro dispone di un regolare contratto di lavoro e di un permesso di soggiorno, a dimostrazione della non equiparabilità tra legalità formale e rispetto dei contratti di lavoro. Un’osservazione che la politica nazionale continua a non considerare, ritenendo la regolarizzazione il punto di arrivo per il superamento di ogni forma di caporalato e sfruttamento, quando essa è solo una delle variabili di un sistema agromafioso che è dentro il capitalismo contemporaneo.

Molti lavoratori indiani intervistati, peraltro, mettono in evidenza la buona volontà dell’azienda nell’accettare quanto da loro richiesto e, nel contempo, i comportamenti intimidatori compiuti da alcuni capi italiani durante l’incontro organizzato da questi ultimi per cercare di risolvere, nel pomeriggio del 24 agosto, la vertenza. «Ci hanno detto che siamo indiani stronzi perché abbiamo fatto lo sciopero. Ci hanno insultato. Uno dei nostri ha reagito prendendo a schiaffi il capo italiano perché noi non siamo qui per essere sfruttati e insultati ma per lavorare onestamente da uomini liberi», dichiara Marjinder, parente della vittima. «Abbiamo anche detto che avremmo denunciato tutto alla stampa italiana e indiana e lo abbiamo fatto. È importante che tutti sappiano ciò che subiamo da anni in gran parte della provincia di Latina. Io credo che aver portato all’attenzione del Paese la nostra lotta abbia aiutato a vincere questa battaglia», afferma ancora Sandeep Singh.

Oggi nelle campagne pontine i lavoratori indiani sono tornati a raccogliere gli ortaggi di una delle aziende biodinamiche più importanti d’Italia, sapendo di avere una forza rinnovata che deriva dalla loro unione e dalla loro capacità di lottare, a viso aperto, contro diffuse e organizzate pratiche di sfruttamento del lavoro.

* Fonte: Marco Omizzolo, il manifesto

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