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Crescono le Regioni che vogliono il ritorno in classe dopo le urne

Rientro tra i banchi il 24 settembre. Basilicata, Abruzzo e Campania potrebbero aggiungersi a Sardegna, Calabria e Puglia. Molti dubbi su trasporti, aule, personale e banchi

Adriana Pollice * • 30/8/2020 • Istruzione & Saperi, Salute & Politiche sanitarie • 344 Viste

Il fronte delle regioni che posticipano l’inizio dell’anno scolastico potrebbe passare da tre a sei. Le prime sono state Sardegna (22 settembre), Puglia e Calabria (24 settembre). L’ultima, in ordine di arrivo, la Basilicata ieri. La decisione è stata motivata su allestimento delle aule e trasporto. Sul secondo tema, l’assessora regionale al ramo, Donatella Merra, ha indicato la strada del 50% delle lezioni in presenza per le superiori, il resto a distanza per far calare i posti necessari sui mezzi. «Ci troviamo davanti al disastro trasporti – spiega il segretario generale Flc Cgil Basilicata, Paolo Fanti -. L’assessora per mesi ha solo insistito sul tornare al 100% della capacità di carico. Nessun piano alternativo. Difronte a un accordo nazionale che va verso un meno 20%, l’unica strada a cui Merra ha pensato è affidarsi alla didattica a distanza, un’idea che non è condivisa, e così non resta che posticipare».

SPAZI E ORGANICO sono le altre incognite: «Se non sai come dividerai gli studenti nelle aule disponibili non sai di quanto personale hai bisogno. È un circolo vizioso. E al momento non ci sono certezze su nessun elemento. Nella scuola dell’infanzia sono state chieste molte unità di personale perché le maestre in quel segmento sono molto anziane e quindi è pressante la richiesta di riequilibrare il rapporto docente/numero di alunni». Per le superiori a Potenza c’è chi ha fatto ricorso a un piano spezzatino: i primi due anni in istituto, terzo e quarto a casa, il quinto in un altro plesso ma senza laboratori.

ABRUZZO. «Riceviamo dai comuni e dal mondo della scuola richieste esplicite»: il governatore Marco Marsilio la prossima settimana comunicherà se il ritorno tra i banchi sarà il 24 settembre. Lo slittamento è probabile. «Ci sono difficoltà su aule, banchi, professori. Più le urne. Stiamo facendo le gare per acquisire mezzi per il trasporto degli studenti, non sappiamo quanti dovremo acquisirne e come usare i nostri. Poi c’è la distribuzione dei banchi e i lavori nelle scuole». Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola hanno fatto una ricognizione: «La situazione dei trasporti è la più allarmante, ci sono forti criticità in tutti i territori». E poi ci sono le assunzioni: «All’Abruzzo sono stati attribuiti in totale 17.366.798 euro. Dei circa 2mila posti in più richiesti, tra docenti e Ata, solo il 40% potranno essere coperti. Il 27 agosto sono stati stanziati altri 17 milioni ma ancora non sono sufficienti».

IN CAMPANIA giovedì scorso il governatore Vincenzo De Luca ha tirato il freno sul rientro tra i banchi: «Riaprire la scuola così non è possibile. Non sappiamo se ci sono aule sufficienti. C’è un deficit di 36mila posti per gli alunni». Mancano 5mila aule (fonte Protezione civile). Aprire le scuole significa mettere in moto un milione di studenti e 200mila tra docenti e personale Ata pubblico e privato. È stato chiesto il ricambio del 61% dei banchi: «L’unica certezza – spiega l’assessora regionale Lucia Fortini – è che non li avremo per il 14. Avevamo accettato di cominciare in quella data solo per non finire in coda alla distribuzione. Stanno arrivando adesso le prime mascherine. Il bando per fare i lavori nelle scuole si è chiuso il 26 agosto e quindi sarà impossibile finirli o fittare spazi in tempo». Sono 19mila gli insegnanti a tempo determinato attesi: «Si tratta della seconda tranche e, in base alla prima, sappiamo che non arriveranno tutte le unità richieste. E poi bisogna fare test a tappeto e munire le scuole di termoscanner», conclude Fortini. «È necessaria una task force che coordini gli attori in campo – commenta Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Campania – invece c’è una sovrapposizione di livelli e nessuna certezza. Sui trasporti: a Napoli ogni giorno gravitano 3 milioni di persone, è impossibile scaglionare gli ingressi degli studenti da aree extraurbane».

DALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRESIDI Sandra Scicolone spiega: «I lavori per lo sdoppiamento delle classi richiedono tempi tecnici, gli uffici scolastici regionali non hanno comunicato i dati sull’organico aggiuntivo. La didattica digitale può essere una soluzione solo per il secondo ciclo di istruzione. Per primarie e medie non è previsto. Nelle more, dovranno stare in classe con la mascherina».

Il nuovo anno scolastico inizierà con almeno 200 mila docenti precari, circa 70 mila con almeno 3 anni di servizio. Il 2 settembre manifesteranno a Roma: appuntamento alle 10,30 a piazza Montecitorio.

* Fonte: Adriana Pollice, il manifesto

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