Bielorussia. Kolesnikova arrestata dai servizi di Minsk, timida condanna del Cremlino

Ignoto il luogo di detenzione della portavoce dell’opposizione bielorussa. La Russia inizia a cedere sulla democratizzazione del paese, ma non sull’inchiesta per il caso del suo oppositore, Navalny. E insiste: nessun avvelenamento

Yurii Colombo * • 9/9/2020 • Internazionale • 173 Viste

MOSCA. Marya Kolesnikova, la principale portavoce dell’opposizione bielorussa è stata arrestata ma al momento non si sa dove si trovi. Dopo essere stata sequestrata l’altra sera da degli uomini dei servizi di Lukashenko, insieme ad altri due rappresenti del Comitato di coordinamento, si sarebbe opposta all’espulsione forzata dal paese in Ucraina, giungendo perfino a strappare il passaporto.

Si stringe così sempre di più il nodo scorsoio della repressione intorno all’opposizione mentre continuano le manifestazioni e le violenze della polizia anche se il Cremlino – per il secondo giorno – è tornato timidamente a criticare i comportamenti della polizia bielorussa. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha sostenuto in un briefing che se nel caso di Kolesnikova si fosse di fronte a un sequestro «si tratterebbe di un’azione da condannare».

Timidi passi di apertura confermati anche dalle dichiarazioni di giornata del presidente bielorusso: «Forse sono stato un po’ troppo al potere (26 anni, ndr) ma sono disponibile a nuove elezioni solo dopo una riforma costituzionali» ha affermato il conducator.

Affermazioni già ripetute più volte nell’ultimo mese in linea con la «transizione di velluto» di cui Putin è l’alfiere, possibilmente accompagnata da un’ulteriore integrazione economica tra i due paesi. La Russia del resto sente il fiato sul collo della Ue sul caso Navalny e spera che una road map verso la democratizzazione in Bielorussia possa allentare la tensione pure su quel fronte. Nuove pesanti sanzioni della Ue potrebbero mettere in ginocchio l’economia russa già segnata da una gestione della crisi di Covid-19 con scarsissimi ammortizzatori sociali.

Perché Mosca, se è disposta a cedere qualcosa sul fronte bielorusso, non sembra voler fare altrettanto per quel che riguarda l’ipotetica apertura di un’inchiesta sull’avvelenamento dell’oppositore moscovita. I medici di Omsk, dove Navalny era stato ricoverato inizialmente, hanno reso pubblica la loro diagnosi. Navalny sarebbe stato male per «una violazione del metabolismo dei carboidrati sullo sfondo di una pancreatite», mentre non sarebbe emerso nessuno indizio di avvelenamento nel paziente.

«Sono stati svolti otto consulti, 60 studi biochimici, diversi elettrocardiogrammi; il monitoraggio costante del sistema corporeo con metodi diagnostici strumentali e radiologici che hanno escluso tutte le possibili cause di un tale stato di crisi», hanno sostenuto i dottori russi.

* Fonte: Yurii Colombo, il manifesto

ph by Maria Kolesnikova / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.5)

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