L’autopsia su Willy, un corpo martoriato dai colpi

L’autopsia rivela numerose lesioni sul cadavere del giovane ucciso a calci e pugni. Tre degli arrestati restano in carcere, uno ai domiciliari. Ieri sera fiaccolata di lutto a Paliano

Gilda Maussier * • 10/9/2020 • Bambini & Giovani, Paure, conflitti, sofferenze urbane • 212 Viste

È durata quasi quattro ore, l’autopsia sui resti del povero Willy Monteiro Duarte e, in attesa dei risultati di laboratorio, dal primo esame i periti hanno potuto constatare la presenza di numerose lesioni su tutto il corpo, non solo nelle zone del cranio, del collo e del torace. Un quadro compatibile con le testimonianze raccolte nell’ordinanza del Gip di Velletri: «Mentre era in terra hanno proseguito a sferrare calci e pugni contro Willy, tanto che non si è riuscito più a rialzare», ha raccontato un amico della vittima.

IL GIP GIUSEPPE BOCCARRATO, che parla di «immotivata e inaudita violenza», ha infatti convalidato gli arresti dei quattro giovani indagati (al momento) per omicidio preterintenzionale, confermando il carcere per Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli e disponendo i domiciliari per Francesco Belleggia, l’unico che, pur avendo dato origine allo scontro per un «A bella!» di troppo rivolto ad una ragazza e malgrado fosse esperto di karate, non avrebbe partecipato al pestaggio che ha ucciso il 21enne di Paliano perché aveva un braccio ingessato ed era ancora impegnato nell’alterco con il fidanzato geloso. Belleggia inoltre avrebbe anche collaborato con gli inquirenti, rompendo l’omertà della gang. Ieri sera il corpo di Willy è stato restituito alla famiglia attorno alla quale si è stretta, con una fiaccolata, la comunità di Paliano e molti cittadini giunti dai paesi vicini.

CI VORRANNO SESSANTA giorni per conoscere l’esatto responso del professor Saverio Potenza che ha effettuato l’esame autoptico al policlinico Tor Vergata di Roma, ma il quadro d’insieme sembra comunque già abbastanza chiaro e corrispondente ai racconti di chi ha assistito alla scena di sabato notte nel centro di Colleferro. «Ho visto sopraggiungere “a palla” un’auto di grossa cilindrata. Sono scese 5 persone che si sono lanciate contro chiunque capitasse a tiro, sferrando calci e pugni, e poi si accanivano contro Willy», racconta un altro testimone. Nessun insulto, nessuna parola prima di sferrare quei colpi, ricorda. Come se stessero soltanto mettendo in pratica i loro allenamenti di arti marziali. E ancora, un altro presente alla scena: «Ho un vivido ricordo di un paio di loro, non ricordo però chi di preciso, che addirittura saltavano sopra il corpo di Willy in terra e già inerme».

SARÀ POI in sede di processo che si potrà stabilire quale dei colpi sia stato quello fatale e chi lo ha sferrato. Al momento tutti negano responsabilità e accusano gli altri, anche se nessuno è corso in soccorso di Willy. D’altronde, scrive il Gip, «sussistono senza dubbio i futili motivi nel caso di specie, in realtà, sostanziati quantomeno per i fratelli Bianchi, nell’assenza di alcuna plausibile ragione a motivo dell’aggressione». Mentre sarebbero stati proprio loro, secondo alcuni testimoni, i più attivi nel pestaggio.

INOLTRE, ANCORA SECONDO il Gip, «la personalità manifestata dai due fratelli Bianchi e dal Pincarelli, i quali ancora nel corso dell’interrogatorio minimizzavano il fatto assegnandolo alla responsabilità di terzi, impone senza dubbio applicare la severa cautela richiesta dal pm, l’unica in grado di porre concreto ed effettivo argine al pericolo di reiterazione di condotte violente quali quella per cui si procede, giustificata dalla manifesta incapacità di resistere agli impulsi violenti dai tre, non frenati neppure dalla presenza di numerosi testimoni e dalla breve distanza che separava il luogo dell’aggressione dalla caserma dei carabinieri».

SABATO NELLA CITTADINA del basso Lazio, Paliano, dove da 18 anni risiede la famiglia Monteiro Duarte dopo il trasferimento da Roma, si terranno i funerali del giovane italiano dalla pelle scura che qui ha mosso i suoi primi passi. Domani ad Artena, il comune di residenza dei quattro giovani arrestati, è stato indetto un consiglio comunale nella piazza principale per dimostrare l’estraneità della comunità alla «cultura fascista» (come l’ha definita Chiara Ferragni in un post) dei picchiatori.

* Fonte: Gilda Maussier, il manifesto

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