Migranti, le accuse di Amnesty a Malta: «Nel Mediterraneo abusi e illegalità»

Il rapporto presentato ieri documenta numerosi episodi accaduti nei primi sei mesi dell’anno. La Valletta è responsabile, ma l’UE non è assolta. «Serve un meccanismo automatico di redistribuzione di chi sbarca»

Giansandro Merli * • 9/9/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa • 154 Viste

Dodici persone potrebbero essere ancora vive se non fossero state abbandonate per sei giorni in mare. Viaggiavano con altri 51 esseri umani su un barcone partito dalla Libia il 9 aprile scorso. Avevano raggiunto la zona Sar maltese, ma il 15 sono state ricondotte illegalmente a Tripoli. Il «respingimento di Pasquetta» lo ha condotto da un peschereccio libico che però era ancorato a Malta. Quando è giunto sulle coste nordafricane trasportava cinque cadaveri. Altri sette erano rimasti in mare. Secondo i sopravvissuti, poi rinchiusi nei centri di detenzione, qualcuno aveva a raggiungere a nuoto una nave portoghese, la Ivan.

QUESTO EPISODIO, già denunciato da inchieste giornalistiche e Alarm Phone (Ap), è il più grave di quelli raccolti nel rapporto «Malta: onde di impunità», pubblicato ieri da Amnesty International. Il più grave, ma non l’unico. Al contrario il dossier descrive un sistema articolato e molteplice di contrasto dei flussi migratori. Amnesty ha registrato nei primi sei mesi del 2020 quattro tipi di eventi che comportano violazioni dei diritti di rifugiati e migranti. Oltre a quello menzionato, ci sono i respingimenti del 14 marzo di 49 e 110. E poi gli episodi in cui Malta ha negato il soccorso e reindirizzato le barche verso l’Italia. La procura di Ragusa ha aperto un’inchiesta sul caso di 101 sopravvissuti partiti dalla Libia tra il 9 e il 10 aprile e arrivati a Pozzallo il 12. Video mostrano le forze armate maltesi indicare loro la direzione verso cui proseguire e addirittura rifornirli di benzina e cambiare il motore. Le coste sullo sfondo rendono altamente probabile che l’episodio si sia svolto in acque territoriali. Il quarto comportamento lesivo dei diritti è il trattenimento dal 30 aprile al 6 giugno di 425 persone su quattro navi ancorate a 13 miglia dall’isola. La motivazione ufficiale è una (prolungata) quarantena, ma per Amnesty è stata una forma di detenzione.

TRA L’1 GENNAIO E IL 31 AGOSTO sono sbarcati a Malta 2.161 migranti, un numero limitato ma «considerevole» per un paese con una popolazione inferiore a 500mila abitanti (nello stesso periodo in Italia ne sono giunti 19.194, cioè quasi nove volte tanti a fronte di un numero di abitanti 120 volte superiore). Il rapporto di Amnesty, dunque, sottolinea le responsabilità europee e soprattutto l’urgenza di stabilire un sistema automatico di redistribuzione dei migranti. «L’assenza di questo meccanismo però – precisa il rapporto – non solleva Malta dalla responsabilità di indicare un porto sicuro per lo sbarco delle persone salvate sotto il suo coordinamento». Come i 27 naufraghi che da 35 giorni si trovano a bordo della petroliera Etienne e su cui il governo di La Valletta sta conducendo una prova di forza. Nonostante le condizioni a bordo si siano deteriorate, nonostante gli appelli di Unchr, Oim, Ics e Commissione europea la nave è ancora bloccata.

LA ETIENNE ha salvato i naufraghi il 4 agosto. Erano stati avvistati dall’aereo Moonbird, di Sea-Watch e Humanitarian Pilots Initiative. Ieri le due Ong hanno comunicato che da venerdì il velivolo non può decollare da Lampedusa a causa di un divieto emesso dall’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) su segnalazione del ministero dell’Interno. L’accusa è una «intensissima attività di volo» che rappresenta «ricerca e soccorso (Sar, ndr) non autorizzata e non coordinata». Dopo le navi bloccate in porto per i troppi salvagenti, è il turno degli aerei tenuti a terra perché testmoni scomodi. «Moonbird non svolge attività Sar ma una intensa e importante attività di monitoraggio dei diritti umani in un tratto di mare dove questi vengono quotidianamente violati», replicano da Sea-Watch.

* Fonte: Giansandro Merli, il manifesto

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