Minaccia di sanzioni UE contro la Russia per il caso Navalny

Mosca/Berlino. I contendenti sembrano però poco interessati alla salute dell’oppositore moscovita e maggiormente concentrati a studiare le prossime mosse di una battaglia politica che si preannuncia lunga

Yurii Colombo * • 4/9/2020 • Europa, Internazionale • 289 Viste

La Ue sembra voler prendere la strada di nuove sanzioni che potrebbero pesare come un macigno sulla fragile economia russa (mercoledì all’annuncio delle accuse tedesche il rublo è volato a 90 contro l’euro). Tuttavia esistono molte incognite e variabili anche in questo ambito

Gioca in difesa per ora il Cremlino di fronte alla possibilità che la Ue possa decidere delle sanzioni contro la Russia dopo che i medici tedeschi hanno confermato la diagnosi di avvelenamento di Alexey Navalny per mezzo di noviciok, l’agente nervino che aveva mandato in coma anche l’ex agente del Fsb Sergey Skrypal nel 2018. Secondo il portavoce di Putin Dmitry Peskov l’attacco al blogger russo «non credo possa essere stato vantaggioso per nessuno. Farei attenzione ad accusare la Russia», la quale «non è propensa ad accettare accuse al riguardo».

Una posizione che allontana ogni ipotesi che venga aperta un’inchiesta della procura russa su quanto su quanto accaduto a Navalny, come invece chiede con insistenza Angela Merkel. Anche perché i medici di Omsk restano inchiodati alla loro diagnosi che esclude l’intossicazione da agenti chimici e ipotizza invece un semplice malore per Navalny. Alexander Sabaev, capo del dipartimento di avvelenamento dell’ospedale di emergenza di Omsk ha sostenuto a TV Russia 24 che «le nostre opinioni sono diverse da quelle dei medici tedeschi». Il politico avrebbe avuto solo «disordini metabolici, che non sono tipici dell’avvelenamento con organofosfati».

I contendenti sembrano però poco interessati alla salute dell’oppositore moscovita e maggiormente concentrati a studiare le prossime mosse di una battaglia politica che si preannuncia lunga. La Ue sembra voler prendere la strada di nuove sanzioni che potrebbero pesare come un macigno sulla fragile economia russa (mercoledì all’annuncio delle accuse tedesche il rublo è volato a 90 contro l’euro). Tuttavia esistono molte incognite e variabili anche in questo ambito.

La cancelliera tedesca – a differenza di quanto si delineò ai tempi di Skrypal quando Boris Johnson aveva in tasca le prove del ruolo del Fsb nella vicenda – non ha presumibilmente riscontri sulla colpevolezza russa e per questo ha chiesto a Mosca di indagare. All’interno del suo partito le si chiede di abbandonare definitivamente il progetto della gasdotto North Stream 2 ma tuttavia Merkel sembra voler resistere per non fare un regalo troppo grande a Washington e a Varsavia che hanno sabotato sin dall’inizio il progetto di portare in Germania nuovi flussi di gas russo.

Potrebbe forse accettare una riduzione dei volumi di approvvigionamento e rimandare il resto alle decisioni dei 27 i quali però potrebbero muoversi in ordine sparso. I mal di pancia, soprattutto dei paesi del sud Europa ai tempi di Skrypal, si fecero sentire e non è escluso che alcuni Stati non vedano di buon occhio in tempi di recessione ridurre ancor di più i propri contatti con il mercato russo.

Nella ridda di dichiarazioni e ipotesi non ha voluto mancare di dir la sua, l’ineffabile Lukashenko. A margine della riunione con Mishustin ha affermato di avere le prove che l’attentato a Navalny sia una montatura progettata da Merkel: «L’hanno fatto per scoraggiare Putin dal ficcare il naso nei nostri affari» ha dichiaro il leader bielorusso.

* Fonte: Yurii Colombo, il manifesto

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