Per Ursula von der Leyen l’Europa deve cambiare rotta: più verde e più giusta

Bruxelles. Nel discorso sullo stato dell’Unione la presidente von der Leyen traccia il percorso. Al centro: ecologia, salute, economia, digitale, lotta al razzismo

Anna Maria Merlo * • 17/9/2020 • Europa • 157 Viste

Di fronte alla brutta musica di sottofondo che cresce nel mondo e nelle opinioni pubbliche, che giudica dittature e populismi come meglio adatti a rispondere alle sfide del momento, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione propone agli europei una «nuova vitalità» sulla base della riconferma dei valori comuni, per costruire programmi futuri, dall’immigrazione al digitale, dalla salute all’ecologia, dalla lotta contro tutti i tipi di odio e razzismi alle opportunità per il mondo del lavoro, fino a un invito a un maggior coraggio nella diplomazia internazionale, verso amici e rivali. Una «forza nascosta dello spirito umano» in Europa che Ursula von der Leyen ha incarnato nelle due ragazze italiane, Carola e Vittoria, che in pieno lockdown hanno inventato la partita di tennis da due balconi.

«Fragile» è il termine più ricorrente del discorso, tenuto di fronte a un Europarlamento sparpagliato tra aula e salette annesse, a causa delle regole del Covid, la fragilità del momento storico che destabilizza su tutti i fronti, personali e collettivi. Il prossimo Consiglio europeo, 24-25 settembre, sarà dedicato alla Turchia («paese geograficamente vicino, ma la distanza tra noi non smette di aumentare») e alle tensioni nel Mediterraneo orientale, che rischiano di degenerare a partire dalla corsa al gas sottomarino.

Di fronte alla «catastrofe» di Lesbo, dopo molti rinvii, la prossima settimana sarà rivelata la proposta della Commissione per superare i regolamenti di Dublino sull’immigrazione e il diritto d’asilo: cinque nuove norme comuni, accompagnate da un testo politico.

EUROPA DELLA SALUTE. Con il Covid ci sono state reazioni nazionaliste, chiusure delle frontiere unilaterali all’interno dello spazio Schengen, sgambetti per procurarsi il materiale sanitario, il programma Eu4Health è stato ridimensionato dagli stati membri. Von der Leyen, secondo Manon Aubry del gruppo Gue (sinistra), ha evitato di denunciare la «mancanza di solidarietà», ma ora la Commissione propone un’Unione europea della salute, che «rafforzi l’idea di agire collettivamente», a cominciare dal rifiuto del «nazionalismo vaccinale che mette la vita in pericolo»: «Trovare un vaccino non basta, dobbiamo vigilare a che i cittadini europei e quelli del mondo intero vi abbiano accesso». Sarà rafforzata l’Agenzia europea dei medicinali, creata un’Agenzia di ricerca e sviluppo biomedica (come negli Usa), verranno incentivate le competenze sanitarie. Una tappa importante sarà a Roma, nel 2021, al Summit mondiale della salute, sotto presidenza italiana del G20.

GREEN DEAL DOPO IL COVID. La grande ambizione europea è stata frenata dalla pandemia, ma la Commissione rilancia: l’impegno è per una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 del 55% rispetto al 1990 (la cifra era 40%, poi in primavera salita al 50%). La Ue resta all’avanguardia se rispetta l’impegno di arrivare alla neutralità carbone nel 2050 e la verde Ska Keller ne ha dato atto. Ad ottobre, il parlamento europeo potrebbe votare a favore di riduzioni del 60%. Ursula von der Leyen ha ricordato che l’obiettivo «è troppo importante per alcuni e insufficiente per altri», ma «la nostra economia e la nostra industria possono farvi fronte». Tra Recovery Fund e budget europeo dal 2021 al 2027 (1.800 miliardi), il 30% sarà destinato alla lotta al riscaldamento climatico. Restano molte reticenze: solo 7 paesi hanno aderito all’obiettivo di una riduzione del 55% (Spagna, Danimarca, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Olanda, Lettonia), Francia e Germania si preparerebbero a farlo, ma c’è già il chiaro «no» di Polonia e Repubblica ceca. E l’Europarlamento poche ore prima del discorso di von der Leyen ha votato a favore di fondi del Just Transition Fund (dotato di 17,5 miliardi) per il gas, energia fossile (Germania, Italia – con il «no» di Pd e 5S – Romania, Grecia, Repubblica ceca e Bulgaria hanno pesato su questa scelta). In dibattito c’è l’esclusione della Polonia dal fondo Just Transition, perché non aderisce all’obiettivo della neutralità dal carbone nel 2050. Nel discorso ieri è stato dato spazio ai progetti di sviluppo dell’idrogeno, che sostituendo le energie fossili aiuta alla decarbonizzazione.

DECENNIO DIGITALE. Il 20% del programma NextGenerationEu sarà dedicato allo sviluppo del digitale, dalla connessione del 40% delle zone rurali che ne sono ancora private fino a investimenti per un super-computer europeo (8 miliardi) o nell’intelligenza artificiale e nell’economia dei big data. La Ue avrà il suo cloud (su Gaia X). Bruxelles si interessa alle regole, per difendere la privacy. Ursula von der Leyen ha ricordato che se non ci saranno passi avanti al G20 o all’Ocse su una giusta tassazione internazionale dei giganti del digitale, la Ue imporrà le proprie regole: una proposta di Bruxelles è attesa per l’inizio del 2021. Il gruppo Progressista dei Socialisti e dei Democratici insiste sulla tassa sulle transazioni finanziarie per trovare risorse.

OPPORTUNITÀ PER IL LAVORO. Per il gruppo Ppe è la questione centrale: il capogruppo Manfred Weber ha commentato con l’esempio italiano, dove «il 40% dei giovani è disoccupato». Ursula von der Leyen ha soprattutto insistito sull’intervento della Ue, che attraverso il programma Sure, contribuisce a proteggere posti di lavoro durante la crisi del Covid. Di fronte a un pil Ue crollato del 12% nel secondo trimestre di quest’anno, tra Bce, Recovery Fund e programmi di rilancio, nella Ue ci sono 3mila miliardi di aiuti. Guardando oltre il Covid, la Commissione insiste sulla necessità di un salario minimo nei paesi europei, per evitare i dumping che avvelenano le relazioni tra stati membri (basti pensare al trasporto merci o al subappalto nell’edilizia), tenendo conto, ha precisato, delle specificità nazionali (un inquadramento che permetta ai paesi che privilegiano il contratto, come gli scandinavi, di poter adottare questa norma).

LOTTA AL RAZZISMO E ALL’ODIO. Ci sarà un prossimo «piano», non solo condanna, ma azione, sarà nominato un «coordinatore» Ue: «È tempo di costruire un’Unione veramente antirazzista», per lottare contro ogni discriminazione. «Migliorare l’educazione su cause storiche e culturali», contro «i pregiudizi incoscienti», per il rispetto dello stato di diritto: von der Leyen ha condannato le «zone senza Lgbt» della Polonia, «zone senza umanità che non hanno posto nella Ue», ha citato i rom e la persistenza dell’antisemitismo.

BREXIT E GEOPOLITICA. Fermezza con la Gran Bretagna, per il «rischio di No deal», poiché «resta poco tempo». Von der Leyen ha citato Margaret Thatcher per piegare Boris Jonhson, sul necessario rispetto degli accordi firmati: «Garanzia del diritto, fiducia e buona fede», mentre il premier britannico non intende rispettare l’accordo sull’Irlanda del Nord e l’Eire, firmato «dalla Camera dei Comuni e da questa assemblea», l’Europarlamento. Agli amici (gli Usa) e ai rivali (Cina, Russia, Turchia), la presidente ha rivolto l’invito per una «mondializzazione più giusta», una cooperazione negli organismi internazionali (Oms, Wto ecc.), il rigetto di «tentativi di intimidazione (Turchia), una reciprocità commerciale e negli investimenti (Cina)».

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

 

ph by European Parliament from EU / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

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