Stati uniti. Dopo Kenosha, la strage a opera della polizia continua

Spirale di sangue e proteste tra la polizia e gli afroamericani. Un 18enne ucciso dagli agenti a Washington DC. E spunta un nuovo «caso Floyd»

Matteo Bartocci * • 4/9/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 232 Viste

Il vaso di Pandora delle tensioni razziali si è ormai riaperto. E sanguina. Ieri la polizia di Washington DC ha ucciso un afroamericano di 18 anni, Deon Kay, mentre sfuggiva all’arresto. Secondo la polizia il ragazzo brandiva un’arma. Dopo pochi minuti, tuttavia, il settimo distretto di polizia della capitale Usa era circondato da una manifestazione di protesta, senza incidenti.

Se non basta la cronaca quotidiana, l’esame dei filmati delle «body camera» dei poliziotti anche nei casi di omicidio in strada del passato, ha rivelato un altro episodio terribile, avvenuto lo scorso 23 marzo a Rochester (New York). Nel video si vede Daniel Prude, afroamericano di 41 anni con forti problemi psichici, morire soffocato da un cappuccio messo sulla sua testa da alcuni poliziotti che lo avevano arrestato e bloccato a terra mentre andava in giro seminudo urlando per il paese.

Secondo i poliziotti, l’uomo – appena dimesso dall’ospedale anche se manifestava intenzioni suicide – stava spaccando vetrine, sputando e urlando di avere il Covid.

Il cappuccio antisputo – si scopre oggi – è una prassi abituale in caso di arresto, giudicata più che legittima in tempi di pandemia. Per una terribile ironia, la polizia era stata chiamata dal fratello di Prude: «Ma volevo che lo aiutassero e lo calmassero, non che lo linciassero».

Soltanto in serata, dopo ben sei mesi di apparenti indagini, il sindaco di Rochester ha sospeso i 7 agenti coinvolti nell’episodio. Anche il governatore Cuomo (democratico) ha espresso il suo shock dopo la visione del video, invocando indagini rapide.

È in questo clima sempre più rovente che Joe Biden atterra a Kenosha, Wisconsin, con intenzioni opposte rispetto a Donald Trump tre giorni fa. Mentre il presidente non perde occasione per infiammare le tensioni razziali, l’obiettivo del suo sfidante è «curare la nazione e far incontrare le persone tra loro».

A differenza del presidente, che ha parlato solo con i rappresentanti delle forze dell’ordine, Biden incontra qui alcuni cittadini e, privatamente e lontano dai riflettori all’aeroporto di Milwaukee, la famiglia di Jacob Blake (l’afroamericano paralizzato da 7 colpi sparati alla schiena da un agente, che Trump non ha nemmeno voluto chiamare al telefono dicendo che «hanno messo in mezzo degli avvocati»).

L’ex vice di Obama è il primo candidato democratico a visitare lo stato addirittura dal 2012, segno che, dopo la sconfitta decisiva di Clinton quattro anni fa in questo stato chiave, nulla può essere lasciato al caso, tantomeno una violenza di polizia e proteste di piazza che rischiano di assorbire le ultime settimane di campagna elettorale come un buco nero.

Biden mantiene una posizione centrista: protestare è sacrosanto e i poliziotti omicidi vanno sottoposti a processo ma «il saccheggio e la violenza in piazza non sono proteste, anche chi li commette va processato».

Una posizione moderata da cui Trump è ormai lontanissimo, oltre alla raffica di tweet in maiuscolo su «LAW AND ORDER», il presidente ha letteralmente paragonato in tv su Fox News un agente che soffoca per sbaglio un cittadino inerme a «un golfista un po’ teso che liscia la buca da un metro» (to choke significa soffocare ma anche mancare il punto in uno sport).

Tirando fuori l’antico cliché delle «poche mele marce», il presidente ha anche ipotizzato parlando alla Casa bianca che Kyle Rittenhouse, il 17enne che a Kenosha ha ucciso a colpi di mitra 2 manifestanti, abbia agito per legittima difesa. Beneficio del dubbio che non ha applicato invece agli attivisti di Black Lives Matter in mezza America, che proprio a Kenosha ha paragonato a «terroristi interni».

E a chi gli chiedeva se gli Usa hanno un problema sistemico con il razzismo, Trump ha risposto imperturbabile: «Lo escludo categoricamente».

* Fonte: Matteo Bartocci, il manifesto

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