Summit Med7: la minaccia di sanzioni non fa recedere la Turchia

Sale la tensione sulla gestione delle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo. La Nato offre di gestire il negoziato, la Russia prova a infilarsi nello scontro

Dimitri Bettoni * • 12/9/2020 • Internazionale • 371 Viste

Ancora tensione tra Turchia e Grecia, che non trovano terreno comune nella gestione delle zone marittime nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale.

Le dichiarazioni rilasciate a conclusione del 7° summit dei paesi europei meridionali (Med7) di giovedì ad Ajaccio hanno portato la Turchia a irrigidirsi ancor più su posizioni oltranziste fatte di azioni unilaterali e sfoggio di potere militare.

I paesi di Med7 (Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna) hanno chiesto alla Turchia di mettere fine alla «diplomazia dei cannoni» e di interrompere ogni attività di esplorazione energetica nei settori del Mediterraneo orientale, pena l’attivazione di sanzioni economiche invocate dal ministro francese Jean-Yves Le Drian.

E invece la Turchia riparte al contrattacco: attraverso un comunicato del ministero degli esteri bolla la dichiarazione congiunta dei paesi del Med7 come «faziosa, disconnessa dalla realtà e priva di ogni base legale».

Le basi legali che Ankara da sempre rifiuta è soprattutto la convenzione Unclos che, come anche Eritrea, Iran, Israele, Libia, e Stati uniti, non ha mai ratificato. Un’applicazione letterale della convenzione, sponsorizzata dalla Grecia, condurrebbe a un azzeramento di fatto delle potenziali zone economiche esclusive turche nei mari Mediterraneo ed Egeo, per effetto della presenza delle molte isole greche a ridosso della costa turca.

Dure le parole del ministro degli esteri Mevlüt Çavusoğlu che, dal Senegal dov’è in visita, accusa i paesi europei di partigianeria e chiede un approccio di mediazione più equilibrato tra le parti in causa.

La Turchia insiste nel suo diritto a una più equa spartizione delle zone economiche esclusive e nel suo ruolo di tutela dei diritti economici ed energetici dei turchi ciprioti della Repubblica di Cipro Nord, riconosciuta soltanto da Ankara. Per ottenerlo, chiede l’apertura di colloqui diretti e privi di qualunque precondizione iniziale con la Grecia. In soldoni, Ankara vuole accantonare la convenzione Unclos e dirimere la questione sulla base di un trattato completamente nuovo.

Ed ecco che per rafforzare la propria posizione in attesa di un’apertura di tavoli negoziali, Ankara si prepara a inviare nel Mediterraneo orientale la nave esploratrice Kanuni, al momento all’ancora nel porto di Mersin e destinata ad aggiungersi alle navi già presenti, Fatih, Oruc Reis e Yavuz, oggi sotto scorta della marina militare.

Marina che prosegue anche i suoi impegni con le esercitazioni militari coordinate con Cipro Nord in un’operazione denominata «Tempesta mediterranea». Un segnale di come le navi da guerra francesi inviate pochi giorni fa nella regione difficilmente potranno dissuadere il Reis dalla sua linea oltranzista.

Oltretutto, il muro opposto alla Turchia dai paesi Med7 facilita il gioco in patria del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che incassa il sostegno del Partito repubblicano, principale opposizione al governo, che attraverso il deputato Engin Özkoç ha bollato come inaccettabili gli attacchi di Macron ad Erdogan.

È invece apparsa più efficace l’azione congiunta di Stati uniti e Nato: il parziale allentamento dell’embargo alla vendita di armi a Cipro è stato il bastone che accompagna la carota dell’offerta di colloqui mediati dalla Nato, annunciati dal segretario generale Jens Stoltenberg.

Ankara ha inviato segnali positivi e si è detta disposta a sedere al tavolo, mentre la controparte greca si dimostra reticente ad avviare colloqui finché la Turchia non avrà ritirato le proprie forze armate dai mari contesi.

Per la Nato è necessario superare l’impasse tra due paesi, membri strategici per la regione, anche per fermare sul nascere i tentativi della Russia di inserirsi come mediatrice. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha annunciato che Mosca potrebbe ricoprire il ruolo se tutti i paesi coinvolti lo richiedessero. Un tentativo sinora poco concreto, ma che può offrire ad Ankara un favorevole gioco di sponda nei confronti dei partner occidentali.

Per provare a ricucire i rapporti tra Turchia e paesi Med7 e trovare terreno comune da cui far ripartire i colloqui, oggi arriverà nel paese anatolico Evarist Bartolo, ministro degli esteri maltese, che incontrerà la controparte turca nella città di Adalia. Un nuovo giro di consultazioni che difficilmente potrà condurre a un rapido superamento di tensioni che hanno ormai quasi 50 anni.

* Fonte: Dimitri Bettoni, il manifesto

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