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Una scuola su quattro non riaprirà regolarmente il 14 settembre

 Lunedì la scuola riapre in 12 regioni con frequenze parziali, orari a giorni alterni, rotazione tra didattica in presenza e a distanza, studenti senza classi, precariato di docenti e personale. Ma il 20 e 21 chiude per elezioni e referendum

Roberto Ciccarelli * • 12/9/2020 • Istruzione & Saperi, Salute & Politiche sanitarie • 221 Viste

E la ministra dell’istruzione Azzolina ostenta la sua sicurezza: “Classi luoghi sicuri in questo momento”

Una scuola su quattro non riaprirà regolarmente lunedì 14 settembre secondo la Cisl Scuola. Alle famiglie e agli studenti stanno arrivando gli orari delle prime settimane di lezione. Il calendario provvisorio può essere stato fissato fino a ottobre, ma anche fino a dicembre. In questa incertezza è sempre più chiaro che in molti casi la didattica procederà a giorni alterni e frequenze parziali, mescolando la didattica in presenza con quella a distanza. Per recuperare il tempo scuola tagliato in altri casi si farà lezione il sabato. E si resta in attesa delle nomine di una parte dei docenti precari che il ministero dell’istruzione ha promesso entro lunedì 14. Al momento non ci sono, in particolare quelli sul sostegno necessari anche per svolgere la didattica a distanza. Per dare un’idea delle proporzioni, ad esempio al Blaise Pascal di Pomezia vicino Roma, «su 100 docenti ne mancano 35, tra cui 7 di sostegno, 9 di matematica e 6 di italiano» ha detto all’Ansa la preside Laura Virli.

SARÀ UN INIZIO di anno scolastico a scartamento ridotto. Le 12 regioni che riapriranno le aule lunedì le richiuderanno entro venerdì per ospitare il referendum e, dove si vota, anche le elezioni regionali. Il vero inizio avverrà a partire dal martedì 22 e da giovedì 24 settembre quando riapriranno le scuole in altre sette regioni. In questo caos, creato dal governo, le comunità scolastiche navigano a vista. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ostenta però la sua sicurezza: «È tutto sotto controllo, la scuola è il posto più sicuro di tutti in questo momento».

IERI È STATA LA GIORNATA delle mascherine, una delle questioni più rilevanti insieme al totem dei banchi monoposto di cui non è stato ancora reso noto il calendario delle consegne. Non proprio un dettaglio per una politica che ha vincolato la didattica alla scelta degli arredi e impedisce ai presidi di programmare la gestione degli spazi a disposizione. La regione Lazio si è impegnata a consegnare 5 milioni di mascherine per la prima settimana di scuola. Una carenza confermata anche da un’indagine dell’associazione «Cittadinanza attiva» sostiene che in alcuni casi le mascherine non sono arrivate a scuola e che per ora ci pensano le famiglie. L’indagine ha riguardato 39 istituti distribuiti in 23 città in 4 regioni del Nord, 4 del Centro e 5 del Sud. I dirigenti e i docenti sostengono che le mascherine non sono arrivate e, quando ci sono, sono spesso acquistate dalla scuola. In altri casi le mascherine sono state inviate dalle regioni, in altri casi ancora i genitori si sono organizzati ed hanno utilizzato il «fondo cassa» degli anni precedenti. La tendenza chiedere agli studenti di presentarsi con una mascherina personale e un’altra di riserva, tenendo quelle della scuola come «scorta». Una realtà differente è stata raccontata dal commissario Domenico Arcuri secondo il quale «nessuna scuola è senza mascherine» e «sono state già distribuite 41 milioni, entro lunedì altri 77. Gratis per tutti».

ALTRA POLEMICA: i termoscanner. «Abbiamo ritenuto ridicola la misura del Miur secondo cui la temperatura corporea degli studenti va misurata a casa – ha detto il governatore della Camania De Luca – Abbiamo fatto un bando per dare alle scuole un contributo di 3mila euro per un termoscanner. Hanno risposto 919 istituti, 5800 plessi, il 90% ha chiesto il contributo della regione». Capitolo docenti e personale «fragile» a rischio per età e patologie pregresse. Se il medico lo lo riterrà in malattia e chiamato un supplente. Oppure, su base volontaria, svolgerà altre mansioni.

PER CAPIRE IL CLIMA di sospetto, paura e controllo instaurato in quella che è possibile definire come la nuova ittadinanza virale e va raccontata la questione del certificato medico per assenza per malattia di un alunno ora non obbligatorio. «Se uno studente si assenta e la scuola non sa il perché (potrebbe avere anche il virus ma se nessun medico lo ha visitato saremmo di fronte a una riammissione non ottimale» ha sostenuto il presidente nazionale dei presidi Antonello Giannelli – Bisognerebbe reintrodurre un obbligo di certificazione al rientro. Almeno sopra i tre giorni di malattia».

A 48 ORE dall’avvio dell’anno scolastico non convince nemmeno un altro pilastro della gestione governativa e regionale: quello dei trasporti pubblici. Per il direttore sanitario dell’Ospedale Spallanzani Francesco Vaia è necessario un maggiore distanziamento e diminuire l’80% della capienza «bisogna aumentare la dotazione dei mezzi e tenere le distanze sui mezzi, non possiamo poi agire sempre a valle». Il contrario di quanto è stato deciso.

Tutti i problemi della didattica a distanza (DaD): Un’indagine Almadiploma e Almalaurea sulla didattica a distanza (DaD) ha coinvolto 246 istituti e 73.286 studenti di quarta e quinta superiore. Poco meno di un terzo (31,6%) ritiene che sarebbe utile continuare a usarla con le lezioni in aula anche dopo l’emergenza del Covid-19. Il 72,1% pensa però che la preparazione con la DaD sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola. Il 42,8% ritiene di non avere una preparazione adeguata per affrontare il prossimo anno scolastico o l’Esame di Stato per gli studenti di quinta. Timori che si riverberano anche sul futuro occupazionale di chi li circonda: infatti il 59,7% ritiene che molte persone vicine siano preoccupate di non trovare lavoro o diventare disoccupate.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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