Usa/Cina. Trump mette al bando TikTok e WeChat in vista del voto

Il dipartimento del commercio degli Stati uniti (DoC) ha richiesto a tutti gli app store del Paese di rimuovere le app cinesi WeChat e TikTok dal loro catalogo entro il 20 settembre. Da domani sarà impossibile, dagli Usa, scaricare le app o i relativi aggiornamenti e, per la sola WeChat, sarà completamente sospeso il supporto sulle reti mobile: l’app, di fatto, sarà inutilizzabile.

Gli stessi provvedimenti saranno presi nei confronti di TikTok, a partire dal 12 novembre. In un comunicato diffuso ieri, il segretario al commercio Wilbur Ross ha spiegato che la misura si è resa necessaria per impedire al Partito comunista cinese (Pcc) di «utilizzare queste app per minacciare la sicurezza nazionale, la politica estera e l’economia degli Stati uniti».

WeChat è un’app di messaggistica istantanea «potenziata», sviluppata dalla cinese Tencent: diffusissima in Cina e con almeno un miliardo di utenti globali, oltre allo scambio di messaggi permette di pagare da smartphone bollette e servizi, oltre a trasferire denaro tra gli utenti. Negli Usa è usata principalmente dalla comunità cinese.

Diverso il discorso per TikTok, celebre piattaforma di condivisione di brevi video sviluppata dalla cinese ByteDance, molto diffusa anche negli Stati uniti: le ultime stime parlano di più di 100 milioni di utenti attivi nei soli Usa, la maggioranza adolescenti.

L’ordine del dipartimento entra a gamba tesa nelle trattative che da giorni impegnano Washington, Pechino, i vertici di ByteDance e quelli della multinazionale statunitense Oracle, in cerca di un accordo per scorporare TikTok dalla casa madre cinese e creare una nuova società – TikTok Global – con sede negli Usa.

L’accordo dovrebbe scongiurare il blocco totale delle operazioni di TikTok negli Stati uniti, minacciato dal presidente Donald Trump ad agosto con deadline il 12 novembre. Con Trump in piena campagna elettorale per la rielezione, l’iniziativa contro le app cinesi vuole aggiungere munizioni alla macchina del consenso repubblicana, rilanciando l’immagine del presidente che non teme di andare a muso duro contro la Cina.

La politicizzazione dell’affare TikTok è destinata a complicare ulteriormente le trattative già in corso. Da un lato, Pechino non può permettersi di accettare in toto le condizioni avanzate dalla Casa bianca: significherebbe ammettere che TikTok raccoglie dagli utenti statunitensi un’enorme mole di metadata, mettendoli a disposizione del governo cinese, pronti a essere utilizzati per scopi terzi.

Dall’altro, ByteDance non vuole rinunciare al mercato statunitense, dove TikTok nell’ultimo anno ha registrato una crescita esponenziale in futuro potenzialmente molto lucrativa: nonostante TikTok si sia diffusa a macchia d’olio a livello globale, deve ancora mettere a punto una strategia per monetizzare meglio il servizio che offre.

Trump vorrebbe imporre alla nuova TikTok Global una proprietà a maggioranza americana, controllata da Oracle, più il controllo e la gestione dei metadata, fisicamente archiviati in server localizzati in territorio statunitense (al momento, secondo ByteDance, sono negli Usa e a Singapore).

Pechino vuole che la app continui a rimanere cinese – con ByteDance azionista di maggioranza – mantenendo l’esclusiva sui metadata e, soprattutto, sull’algoritmo di TikTok. In un comunicato diramato ieri, TikTok si è detta «delusa» dagli ultimi sviluppi annunciati dal DoC: «Continueremo a contestare l’ordine esecutivo, messo in atto senza le dovute procedure, che minaccia di privare il popolo americano e le piccole imprese degli Stati uniti di una piattaforma significativa sia per le voci sia per il sostentamento (degli utenti)»

* Fonte: Matteo Miavaldi, il manifesto

 

Foto di Nitish Gupta da Pixabay



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