Bielorussia e Turchia, le sanzioni Ue restano solo una minaccia

Consiglio europeo straordinario sulla politica estera. Non c’è nessuna decisione precisa, nessun automatismo. Scontente Grecia e Cipro. La discussione continua

Anna Maria Merlo * • 2/10/2020 • Europa, Internazionale • 302 Viste

La questione turca in primo piano, al Consiglio europeo straordinario dedicato alla politica estera che si conclude oggi a Bruxelles. Rimandato di una settimana a causa della quarantena del presidente Charles Michel, il Consiglio ha cambiato programma e affrontato subito il principale ostacolo che si pone di fronte a una Ue che stenta a diventare “geostrategica”, come è nel programma della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, anche se le circostanze lo esigerebbero.

La Ue vuole mettere «ogni strumento a sua disposizione» per assicurare la sovranità di Grecia e Cipro: le sanzioni sono solo una minaccia, non c’è nessuna decisione precisa, nessun automatismo. In più, la Ue vorrebbe proporre alla Turchia di «modernizzare l’accordo doganale» e «facilitazioni commerciali», oltre a insistere sulla «cooperazione sui migranti». Ma Grecia e Cipro ieri sera hanno respinto questo testo, «troppa carota, non abbastanza bastone». La discussione è continuata a cena.

La scelta tattica era di sgombrare il terreno per circoscrivere l’incendio scatenato da Cipro, che vorrebbe «prendere in ostaggio» la Ue, mettendo il veto sulle sanzioni contro il regime bielorusso per condizionare la discussione su Minsk alle sanzioni alla Turchia.

Ankara sta giocando la carta della desescalation, ha ritirato la nave da ricerca Oruç Reis, e due navi da guerra che l’accompagnavano, dalle acque contese con la Grecia a sud dell’isola di Kastellorizo, ma ne mantiene un’altra nella zona economica esclusiva di Cipro, dove è in corso una battaglia per il controllo dei giacimenti di gas.

«La solidarietà con Cipro e la Grecia non è negoziabile» ha detto Emmanuel Macron, ma suggerisce di «trovare la strada per riprendere il dialogo» con Ankara. Angela Merkel, che ha la presidenza semestrale del Consiglio, è contraria a imporre sanzioni contro la Turchia. «Abbiamo una dipendenza reciproca sull’immigrazione», mette in guardia. Ci sono «linee rosse» per Sebastian Kurz, cancelliere austriaco: «dobbiamo inginocchiarci? Non siamo deboli». La questione turca rientra anche sul fronte della guerra in Nagorno-Karabakh, dove combattono azeri e armeni.

La Ue ha stilato una lista di una quarantina di personalità bielorusse, responsabili della repressione, che potrebbero subire sanzioni. Macron ha incontrato a Vilnius Svetlana Tsikhanuskaya, ma suggerisce «pragmatismo» e non chiude il dialogo con Mosca (ma al Consiglio è stata posta anche la questione dell’avvelenamento di Alexei Navalny). Gran Bretagna e Canada hanno già imposto sanzioni a varie personalità, Lukashenko compreso. Nella Ue le decisioni sono più lente, perché ci vuole l’unanimità. Il passaggio a un voto a maggioranza qualificata per la politica estera è stato evocato, ma non ha nessuna possibilità di essere approvato ora.

La Ue è di fronte a un dilemma, «pensare se stessa come potenza» dice la Francia, che però porta avanti in solitaria questa strategia. La Germania frena ancora, per il momento. La grande maggioranza degli altri hanno altre priorità e non sono mai stati «grandi potenze». Oggi i 27 parlano di Cina, in particolare dell’accordo sulla protezione degli investimenti e della protezione del clima. Macron non sarà presente, ma rappresentato da Merkel

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

 

ph by Mark Harkin / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

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