Egitto. La repressione continua: Patrick Zaki in cella altri 45 giorni

Si sperava nel rilascio ma il tribunale decide per l’ennesimo rinnovo della detenzione cautelare, il sistema con cui al-Sisi tiene in sospeso per anni la vita di migliaia di persone

Chiara Cruciati * • 8/10/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 281 Viste

Oggi Amnesty in piazza. Ma grazie al gas di Eastmed i rapporti tra Roma e Il Cairo sono sempre più stretti

Stavolta sembrava davvero che l’ennesima udienza di convalida o di conclusione della detenzione cautelare potesse terminare in un altro modo.

Un po’ di luce, nel cuore dei tanti che seguono la vicenda di Patrick Zaki dal 7 febbraio scorso, l’aveva fatta entrare la sua avvocata, Hoda Nasrallah.

Aveva semplicemente detto: «Spero che sia liberato». Nessun dettaglio ma tanto è bastato per far immaginare un lieto fine. E invece no: la detenzione dello studente egiziano dell’Università di Bologna continua.

Altri 45 giorni. Un’eternità, senza accuse ufficiali e senza un processo: è l’efficace strategia che il regime di al-Sisi ha scelto contro oppositori veri e presunti, attivisti, giornalisti. In carcere per mesi, spesso anni, un tempo determinato di 15 o 45 giorni ma rinnovato senza soluzione di continuità fino a farsi indeterminato, costringendo a vivere (sopravvivere) di settimana in settimana.

L’udienza di ieri ha anche un altro significato, cade a otto mesi esatti dall’arresto all’aeroporto del Cairo, il luogo del primo tentativo di depistaggio delle autorità egiziane.

Oggi a Roma, Torino e Milano Amnesty International sarà in piazza per Patrick. Ieri all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, ha dato voce all’esasperazione per il mancato intervento delle istituzioni italiane: «Occorre veramente un impegno serio del governo italiano, che riesca a far uscire Patrick da questo incubo: è inimmaginabile che possa andare avanti ancora a oltranza questo meccanismo di rinvio della scarcerazione per chissà quali presunti supplementi di indagine basati sul nulla».

Identico appello dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, la città che ospita gli studi di Patrick: «Aumentiamo la pressione democratica – ha scritto su Facebook – Il governo chieda il rispetto dei diritti umani come condizione di relazioni bilaterali con l’Egitto».

Le pressioni non ci sono, come se non ce ne sono per le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni. Il business militare e civile ha la meglio dal 2016. Lo ha ricordato a fine settembre l’ambasciatore egiziano a Roma in riferimento al nuovo progetto energetico Eastmed che coinvolgerà anche Cipro, Grecia, Israele, Giordania e Autorità palestinese: «L’Egitto ha sostenuto la richiesta dell’Italia di inserire tre grandi aziende italiane nel comitato consultivo di settore del forum, Eni, Snam e Saipem»

* Fonte: Chiara Cruciati, il manifesto

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