Francia. Dopo l’uccisione le associazioni islamiste sotto controllo della polizia

Samuel Paty. Messaggi d’odio, social network al setaccio. Per il governo, la decapitazione dell’insegnante è stata una «fatwa»

Anna Maria Merlo * • 20/10/2020 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 187 Viste

PARIGI. Domani sera alla Sorbonne ci sarà un omaggio ufficiale a Samuel Paty, il professore di storia e geografia ucciso venerdì scorso di fronte alla scuola media dove insegnava a Conflans-Sainte-Honorine, una cittadina a nord-ovest di Parigi. Emmanuel Macron ha ricevuto ieri la famiglia dell’insegnante, prima di incontrare all’Eliseo i rappresentanti del Consiglio francese del culto musulmano.

IL PAESE È SOTTO CHOC, è la seconda volta che la scuola è colpita, nel 2012 un insegnante e due allievi di una scuola ebraica erano stati massacrati a Tolosa, da Mohammed Merah, primo atto che ha poi aperto la stagione tragica degli attentati del 2015 e 2016, di cui oggi è in corso il processo per gli omicidi alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato kosher HyperCacher avvenuti dal 7 al 9 gennaio 2015. Al processo ieri è stato ricordato Samuel Paty.

I fermi sono saliti a 15, tra cui 4 allievi della scuola media di Samuel Paty, che avrebbero preso dei soldi per indicare il prof all’assassino. L’inchiesta ha messo in luce che un tweet di Abdoullakh Abouyezidevitch Anzonov, 18 anni, di origine cecena, era stato segnalato di recente per incitazione all’odio, ma i servizi della piattaforma governativa Pharos non avevano considerato che ci fosse rischio di passaggio all’azione. Pharos ha individuato ieri più di un’ottantina di interventi in appoggio all’assassino e ci sono stati ulteriori fermi. Il ministro degli Interni, Gérald Darmanin, ha precisato che ci saranno nuove disposizioni per mettere sotto controllo la diffusione di messaggi di odio on line, che sarebbero all’origine della radicalizzazione di Anzonov.

La sottosegretaria alla cittadinanza, Marlène Sciappa, riceve oggi i rappresentanti delle grandi multinazionali Usa dei social network per incitarli a una moderazione più attenta: è tutto quello che può fare nei confronti delle piattaforme statunitensi, che non hanno lo statuto di editori (quindi responsabili dei contenuti) ma che agiscono solo in caso di segnalazioni.

LA FRANCIA CERCA di cambiare la legge, dovrebbe tornare in discussione la proposta Avia (dal nome di una deputata) sull’odio online, che era stata bocciata dal Consiglio costituzionale in primavera. La legge Avia dovrebbe far parte della legislazione contro i separatismi, che sarà presentata dal governo a dicembre.

Il primo ministro Jean Castex ha precisato che verranno colpite anche le «associazioni nemiche della Repubblica». Darmanin ha parlato di «fatwa» contro l’insegnante e ha messo nel mirino 51 associazioni, tra cui BarakaCity e il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (Ccif), nato nel 2003, che ha appoggiato le mosse dell’islamista Abdelhakim Safrioni, l’uomo che ha accompagnato il padre di un’allieva di Samuel Paty quando si è scontrato a scuola con l’insegnante, prima di diffondere sui social il suo nome e l’indirizzo della scuola. Safrioni, che è alla testa del collettivo Cheikh Yassine (dal nome del fondatore di Hamas) e ha partecipato alla campagna elettorale del comico antisemita Dieudonné, fa parte anche del Consiglio degli imam di Francia (Cif).

Ieri, 30 imam hanno denunciato la violenza: «Chiediamo ai giovani musulmani di rivolgersi a imam e teologi qualificati nella loro ricerca di spiritualità, per non cadere nell’oscurantismo». Il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Mohamed Moussaoui, ha definito «l’irruzione del terrorismo che fa riferimento all’islam, una pandemia mondiale feroce». Ghaleb Bencheikh, presidente della Fondazione dell’islam di Francia invita a «una rifondazione del pensiero», perché «ora basta, troppo è troppo».

Ma la Francia resta divisa. La manifestazione parigina di domenica, a République, ha raccolto molte persone, ma il clima era diverso dal grande corteo dell’11 gennaio 2015, meno unito.

Dietro lo striscione al centro della piazza «è buio nel paese delle Lumières» c’era molta preoccupazione per le progressive derive, si sentiva un senso di impotenza e molta solitudine di una parte degli insegnanti. I presidi e il ministero dell’Educazione spesso non li sostengono a fondo, malgrado le belle parole. In classe è diventato sempre più difficile fare dei corsi sulla storia delle religioni.

IL MINUTO DI SILENZIO programmato per il rientro dalle vacanze il 2 novembre in tutte le scuole fa temere dissensi, come era successo nel 2015. I genitori sono aggressivi. La destra vuole un referendum per mettere al bando tutti i segni di appartenenza religiosa, a cominciare dal velo in strada. Marine Le Pen parla di «guerra».

LA SINISTRA SI INTERROGA, anche su se stessa, sulla semplificazione musulmani-vittime del colonialismo, e si divide. «La Repubblica si adagia» dice l’ex primo ministro Ps, Bernard Cazeneuve e se la prende con i «discorsi ambigui» di alcuni. Tra essi, Jean-Luc Mélenchon della France Insoumise, che dribbla e se la prende con l’accoglienza riservata ai ceceni, «partigiani della guerra civile su sfondo religioso»

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

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