Grecia. Alba dorata è associazione criminale, sentenza storica ad Atene

Una massiccia manifestazione accoglie la sentenza: il gruppo neonazista non è un partito, ma un’organizzazione colpevole di omicidio

Dimitri Deliolanes * • 8/10/2020 • Europa, Internazionale • 323 Viste

ATENE. Alba Dorata non è un partito politico ma un’organizzazione criminale che uccide e terrorizza. Questo dice la sentenza, la cui decisione è stata presa all’unanimità dalla Corte Penale di Atene, a conclusione del più grande processo contro un partito nazionalsocialista dopo Norimberga. L’organizzazione criminale è stata giudicata collettivamente responsabile come mandante dell’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas nel 2013 e di due tentati omicidi, tutti avvenuti nel Pireo: l’aggressione notturna nelle abitazioni di alcuni pescatori egiziani e quella contro un gruppo di attacchini comunisti.

SECONDO IL SISTEMA processuale greco, individuati i mandanti nei membri del Consiglio Nazionale e nel vecchio gruppo parlamentare di Alba Dorata, la Corte ha già iniziato a esaminare l’ammontare delle pene da infliggere alla leadership e agli esecutori. Ieri è stato dichiarato colpevole Giorgos Roupakias, l’assassino reo confesso di Fyssas, che nella sua deposizione in aula aveva esclamato: «È un semplice omicidio, perché la fate lunga?». Complici nell’uccisione anche 16 dei 18 imputati. Colpevoli anche i 5 nazisti che hanno tentato di uccidere gli egiziani. Le pene, si spera severe, sono attese nei prossimi giorni.

Malgrado l’evidente natura misera e criminale del nazismo ellenico, nel dicembre scorso la procuratrice della Repubblica ha spaventato tutti con la sua arringa conclusiva. A sorpresa la magistrata ha ripetuto in toto le affermazioni della difesa, anche quelle palesemente false, concludendo che il processo aveva «contenuto ideologico» penalmente irrilevante e che l’unico da condannare era l’assassino Roupakias. Era esattamente la tesi della difesa, fortunatamente giudicata infondata dal collegio giudicante.

LA SENTENZA È STATA annunciata dalla splendida figura di Magda Fyssas, la madre combattiva che non ha mai perso un’udienza. Uscendo dall’aula ha gridato: «Pavlos ce l’hai fatta! Figlio mio abbiamo vinto!». È stata accolta dagli applausi di una folla immensa, più di cento mila persone, radunata dalla mattina di fronte al tribunale di Atene. Altre manifestazioni di massa a Patrasso e a Salonicco. Una mobilitazione massiccia che ha sfidato la congiura del silenzio delle tv oligarchiche che in tutti questi anni hanno ignorato il processo.

EPPURE IL DIBATTIMENTO, durato 5 anni e mezzo, è stato un campo di battaglia senza quartiere, seguito con grande professionalità dal sito goldendawnwatch.org e da studiosi attenti come Dimitris Psarras. Per anni i nazisti si sono ben guardati dal mettere piede in aula, mentre hanno posto il veto a fotografi e riprese tv. Nelle ultime udienze, quando il crollo era evidente, gli imputati hanno rotto ogni patto, scoperto gli altarini e incominciato ad accusarsi tra di loro. Primo tra tutti il führer Nikolaos Michaloliakos, che ha smentito gli alibi di tutti i suoi gregari.

La sentenza dà il colpo di grazia a un’organizzazione che il processo penale aveva già disgregato. Rimangono Michaloliakos e la sua famiglia, come proprierari del marchio. I due parlamentari europei che dovevano portare qualche soldo alle vuote casse del gruppo (il finanziamento pubblico è stato interrotto con l’inizio dell’azione penale) si sono subito autonomizzati, tenendosi i soldi. Uno dei due, l’ex braccio destro Ioannis Lagos, ha appena aderito al gruppo Apf (Alliance for Peace and Freedom) di Roberto Fiore, sperando nei finanziamenti dell’Ue. Si è distaccato anche l’ex deputato Elias Kassidiaris, nipote di Michaloliakos, che ha creato il suo gruppuscolo denominato “Greci per la Patria”.

IL GOVERNO GRECO ha commentato la sentenza scatenando gli agenti delle forze antisomossa, da tempo infiltrate da gruppi di estrema destra. All’annuncio della condanna hanno aggredito gli spezzoni più giovani e più vivaci della grande manifestazione, inseguendo i partecipanti fin nei vicoli del quartiere Exarchia. Insulti sono arrivati al deputato Varoufakis, risparmiati invece i grandi blocchi di Syriza, dei comunisti del Kke e perfino dei socialisti ex Pasok, ora Kinal.

POCHI GIORNI FA Michaloliakos aveva tentato di far assumere in Parlamento la moglie, l’ex deputato Eleni Zaroulia. Il presidente della Camera, del partito di governo, aveva accolto la richiesta, che avrebbe permesso a Zaroulia di godere delle attenuanti. Ma l’opposizione si è ribellata e l’assunzione è stata congelata.

MA IL GROSSO di quell’elettorato che nel 2012 e nel 2015 ha portato Alba Dorata in Parlamento ora è tornato a Nuova Democrazia, alla destra di governo che sa alimentare le clientele e favorire gli amici. Non a caso il premier Mitsotakis ha spalancato le porte del suo partito all’estrema destra, a personaggi come Thanos Plevris (figlio del più noto Kostas, l’uomo dei colonnelli in Italia durante la stagione dello stragismo), l’attuale ministro dello Sviluppo Adonis Georgiadis oppure il ministro dell’Agricoltura Makis Voridis. Alba Dorata è morta ma il suo veleno continua a infettare la politica greca

* Fonte: Dimitri Deliolanes, il manifesto

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