Il Coronavirus si impenna. Paura al Sud, poteri per un blocco fino al 31 gennaio

Crescono i nuovi casi: 2548 nelle ultime 24 ore, 24 decessi e 11 i ricoverati in terapia intensiva. Il premier Conte annuncia: «Chiederò al Parlamento la proroga dello stato di emergenza». La destra protesta, il Pd vuole “paletti”

Eleonora Martini * • 2/10/2020 • Salute & Politiche sanitarie • 178 Viste

«Andremo in Parlamento a chiedere la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio». Il premier Conte comunica la notizia al mattino da una scuola del casertano che ha visitato insieme alla ministra Azzolina. Non è un caso, anche se la decisione è stata presa la sera prima durante il Consiglio dei ministri su suggerimento del Comitato tecnico scientifico: la pandemia da Covid-19 torna infatti a fare paura anche in Italia, dove negli ultimi mesi il contagio europeo sembrava aver trovato qualche resistenza in più. Ma soprattutto preoccupa nelle regioni del centro-sud, perché la curva del contagio sale decisamente ora e cresce il numero di ricoverati nelle terapie intensive, non proprio il fiore all’occhiello del Mezzogiorno.

I DATI DI IERI registrano infatti un’impennata dei nuovi casi fino a 2548 nelle ultime 24 ore, anche se va registrato un aumento anche di tamponi: 118.236 quelli effettuati, 13 mila in più del giorno prima. Pure il numero di decessi però aumenta a 24, e sono 11 le persone ricoverate nelle ultime ore in terapia intensiva, per un totale di 291 pazienti. I nuovi positivi sono stati trovati soprattutto in Veneto (445), Campania (390), Lombardia (324) e nel Lazio, con 265 casi di cui 151 a Roma, e con un indice di trasmissibilità Rt che supera la soglia dell’1. Motivo per il quale il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha annunciato che nella giornata di oggi potrebbe decidere di imporre ai cittadini laziali l’uso della mascherina anche all’aperto.

C’è poi la fotografia scattata su base settimanale dalla Fondazione Gimbe che restituisce un quadro niente affatto tranquillizzante: nell’ultima settimana c’è «un ulteriore incremento nel trend dei nuovi casi (12.114 vs 10.907) a fronte di un lieve aumento dei casi testati (394.396 vs 385.324)». Da metà luglio, si legge nel rapporto, «i nuovi casi settimanali sono aumentati da poco più di 1.400 ad oltre 12.000, con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 3,1%, mentre i casi attualmente positivi sono più che quadruplicati: da 12.482 a 50.630». Riguardo le ospedalizzazioni, riferisce la Fondazione, «iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti». In particolare «al 29 settembre ben 6 Regioni, quasi tutte del Centro-Sud, registrano tassi di ospedalizzazione per 100.000 abitanti superiori alla media nazionale di 5,5: Lazio (12,2), Liguria (10,6), Campania (7,8), Sardegna (7,4), Sicilia (6,2) e Puglia (5,6)».

IN QUESTO CONTESTO, e con una serie di bandi ancora tutti da gestire, nella «fase 3» – per esempio a scuola dove nella maggior parte degli istituti si è ancora in attesa dei banchi monoposto e dei kit per il test rapido – il lavoro del commissario straordinario Domenico Arcuri non è finito, e il governo intende chiedere di mantenere «poteri straordinari» ancora (almeno) fino al 31 gennaio. La situazione però è delicata: lo stato d’emergenza decretato il 31 gennaio 2020 fino al 31 luglio è già stato prorogato una volta, con scadenza 15 ottobre. Certo, i dati sulla pandemia sembrano supportare questa richiesta che permetterebbe al governo di gestire con agilità non solo gare d’appalto per l’approvvigionamento dei dispositivi necessari a combattere il contagio ma anche l’imposizione di restrizioni alla libertà personale, di movimento e al libero mercato (un lockdown per il Sud sembra caldeggiato dai consiglieri del ministro Speranza).

Particolarmente importante poi è la questione lavorativa, e la possibilità per alcuni lavoratori di utilizzare lo smart working, già prorogato fino al 31 dicembre per i dipendenti della pubblica amministrazione (ieri, dopo i casi dei due senatori 5S positivi, il dem Ceccanti ha presentato un progetto di emendamento al Regolamento della Camera, «ispirato – ha detto – a quello vigente alla Camera dei deputati spagnola, per disciplinare in modo rigoroso ma ormai indifferibile la partecipazione a distanza dei deputati ai lavori della Camera»).

MA AL NETTO DELLE PROTESTE provenienti dalla destra che cerca di cavalcare le tendenze paranoiche derivanti da un forte malessere sociale («Perché siamo l’unica Nazione in Europa a essere ancora in stato di emergenza?», chiede Meloni), è indubbio che una nuova ondata di Dpcm e decreti legge sarebbe da evitare accuratamente. Il Pd infatti ha chiesto di porre, eventualmente, alcuni paletti ben precisi ai poteri speciali in capo a governo e Protezione civile.

C’è inoltre un livello di decisioni da prendere per contrastare il contagio che non può rimanere chiuso nei confini nazionali. Un argomento questo affrontato dal premier Conte ieri sera durante l’incontro con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen pianificato anche per discutere del Global Health Summit, il vertice del G20 dedicato al Covid-19 che si terrà l’anno prossimo in Italia

* Fonte: Eleonora Martini, il manifesto

 

Foto di NickyPe da Pixabay

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