La lunga mano di Erdogan: mercenari siriani uccisi in Nagorno-Karabakh

MOSCA. L’offensiva diplomatica russa per fermare la guerra in Nagorno-Karabakh continua. Ieri è stato lo stesso Vladimir Putin a farsi latore di una nuova proposta che potesse sbloccare la situazione. Si tratterebbe della cosiddetta formula del «5+2»: la restituzione da parte dell’Armenia delle provincie azere occupate durante il conflitto degli anni ’90, cinque immediatamente e due dopo un certo lasso di tempo.

PER QUANTO RIGUARDA l’enclave stessa la Russia resta però ferma sulla necessità di giungere alla definizione di uno status speciale della regione con eventuale schieramento di caschi blu russi sotto gli auspici Onu. La dichiarazione è stata anche l’occasione per il presidente russo per togliersi un sassolino dalle scarpe nei confronti dell’amministrazione gorbacioviana del tempo che «non seppe adottare misure efficaci per garantire la sicurezza delle genti di quella regione».

Agli armeni la proposta non piaceva neanche un po’ ma hanno dovuto abbozzare ben sapendo che sarebbe arrivato il secco no da parte azera ancora inchiodata al “tutto e subito” del primo giorno di conflitto.

Il Cremlino ha i suoi buoni motivi per sfornare proposte a getto continuo che tengano aperta la via del dialogo: l’escalation potrebbe essere dietro l’angolo e coinvolgere una Turchia sempre più nervosa. Può bastare una leggerezza o una piccola provocazione per imboccare una strada da cui poi sarebbe difficile tornare indietro: è notizia di qualche ora fa che l’esercito di Baku ha sparato sei colpi di artiglieria contro il contingente russo schierato a cavallo del confine armeno e iraniano senza fortunatamente provocare danni o feriti.

IERI – PER LA PRIMA VOLTA – gli indipendentisti di Artsakh sono riusciti a dimostrare la presenza al fronte di miliziani turchi. Il ministero della difesa armeno ha diffuso un video di un combattente siriano a libro paga dell’esercito azero, Mehred Muhammad Alshkher. Durante l’interrogatorio, il milite catturato ha dichiarato di essere arrivato nel Nagorno il 19 ottobre, con altri 250 mercenari.

«Ci avevano promesso 2mila dollari che non abbiamo mai ricevuto. Dopo il mio ferimento mi hanno lasciato in prima linea perché gli azeri occupano solo la seconda e la terza», ha sostenuto il prigioniero. Aggiungendo che prima di arrivare al fronte lui e i suoi compagni avevano partecipato a un campo di addestramento organizzato da istruttori turchi.

Secondo il direttore dei servizi segreti esteri russi Sergey Naryshkinil la presenza sui fronti di mercenari di vari paesi sarebbe massiccia, «nell’ordine delle migliaia di persone» e il moscovita Kommersant aggiunge che i soldati di ventura deceduti finora nei combattimenti sarebbero 52.

Tra questi il leader di uno dei gruppi dell’opposizione armata sostenuti dalla Turchia in Siria, Hussein Abo, ucciso mercoledì non lontano da Stepanekert, secondo North Press.

PER DEI GIORNALISTI RUSSI di stanza a Istanbul da qualche tempo ci sarebbe persino una presenza di unità americane, a supporto delle forze armate azere. Si tratterebbe di forze operative speciali che agirebbero sotto la Nasa, specializzate nella diffusione di fake news e di falsi account armeni oltre che di attività di supporto psicologico per le truppe.

Una di queste unità, vale a dire il 1° battaglione di supporto per le informazioni militari dell’8° gruppo, proverrebbe dall’installazione di Fort Bragg nel North Carolina e agirebbe da degli insediamenti presenti nel sud est della Turchia, nell’area di confine con Iraq e Iran

* Fonte: Yurii Colombo, il manifesto

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay



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