Nizza. Attacco terroristico islamista a Notre Dame, tunisino uccide tre persone

Decapitata una donna. L’attentatore è un tunisino. Macron: «Francia sotto attacco»

Anna Maria Merlo * • 30/10/2020 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 382 Viste

La Francia di nuovo in «urgenza attentati», la massima emergenza, nel giorno di inizio del nuovo lockdown. Ieri mattina, poco prima delle ore 9, tre persone sono state assassinate a coltellate, due nella basilica Notre-Dame de l’Assumption nel centro di Nizza, una donna, sgozzata, e il sacrestano, un’altra donna appena fuori. Il terrorista, un ventenne rimasto gravemente ferito nell’arresto, ha più volte gridato «Allah Akbar»: ha affermato di essere di origine tunisina e di essere passato per Lampedusa prima di arrivare in Francia (le sue impronte digitali sarebbero schedate). In poche settimane, da quando è iniziato il processo per gli attentati del gennaio 2015, è il terzo attacco che colpisce la Francia, dopo il ferimento di due persone con un coltello da parte di un pachistano sotto la vecchia sede di Charlie Hebdo a Parigi e la decapitazione del professore Samuel Paty a Conflans-Sainte-Honorine da parte di un giovane di origine cecena. Quasi contemporaneamente all’attentato di Nizza, a Gedda in Arabia Saudita un uomo ha cercato di uccidere un vigile al consolato francese.

E sempre ieri mattina, due episodi violenti a Lione: prima un tentativo di aggressione con un coltello da parte di uno squilibrato, poi è stato arrestato un afghano vicino alla stazione Perrache con un coltello di 30 centimetri. Ad Avignone un uomo che aveva tentato di aggredire un maghrebino è stato ucciso dalla polizia: apparteneva a un gruppuscolo di estrema destra, Génération Identitaire.

Emmanuel Macron si è recato a Nizza, città che era già stata duramente colpita dal terrorismo il 14 luglio 2016 (86 morti e 458 feriti). Il presidente ha denunciato «un attacco terroristico islamista» e a reso omaggio ai tre «caduti». Ha portato il «sostegno della nazione» ai «cattolici», già colpiti qualche anno fa con l’assassinio del parroco Hamel, sgozzato sull’altare a Saint-Etienne-de-Rouvray: «Siamo attaccati per i nostri valori, il nostro gusto per la libertà, per la possibilità di credere e di non credere», dove «tutti possono esercitare il proprio culto». Macron ha sottolineato: «non cederemo nulla» e invitato all’unità, «in Francia esiste una sola comunità, dobbiamo unirci e non cedere nulla allo spirito di divisione».

Di unità hanno parlato anche gli ex presidenti, Nicolas Sarkozy e François Hollande. Per il deputato della France Insoumise, François Ruffin, «ai terroristi che vogliono il caos non offriamo le nostre divisioni». Con il passaggio alla massima allerta i militari del piano Sentinelle passeranno dai 3mila attuali a 7mila. Oggi, un Consiglio di Difesa prenderà altre decisioni per organizzare la protezione. Ieri, alle ore 15 tutte le campane delle chiese cattoliche di Francia hanno suonato a morte. Il Vaticano parla di «momento di dolore in un momento di confusione».

Angela Merkel, Boris Johnson, Giuseppe Conte sono stati tra i primi ad esprimere solidarietà alla Francia. Condanna anche dalla Turchia, che pure nei giorni scorsi ha duramente attaccato Parigi a causa delle vignette di Charlie Hebdo, fomentando un clima anti-francese nel mondo islamico, dal Marocco al Bangladesh. L’Arabia saudita, dove ha avuto luogo un attacco contro il consolato francese a Gedda, ha condannato «con forza». Il ministro del digitale, Cédric O, ha chiesto a Twitter di sospendere il conto dell’ex primo ministro malese, Mahathir Mohamad, che ha scritto ieri che i musulmani hanno «il diritto di uccidere milioni di francesi per i massacri del passato». Il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, ha inviato un messaggio al mondo musulmano, ricordando che la Francia «è il paese della tolleranza».

Ma in Francia il clima è estremamente teso. A dicembre deve essere presentata la legge sui «separatismi», con particolare attenzione per quello islamista. Il governo è assediato dalle destre, che chiedono la mano dura. Ieri, il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, ha affermato: «tredici giorni dopo Samuel Paty, il nostro paese non può più accontentarsi di leggi della pace per annientare l’islamo-fascismo». Per il deputato dei Républicains, Eric Ciotti, «per la prima volta dall’occupazione la Francia non è più libera, il nostro paese è in guerra».

Di «guerra» parla anche Marine Le Pen: «non so di quanti attentati ci sia bisogno perché il governo capisca che dobbiamo dotarci di una legislazione di guerra». In questo contesto, il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Mohammed Massoui, ha invitato le moschee a rinunciare in segno di lutto ai tre giorni di festeggiamenti del Mawlid (da oggi a domenica), per la nascita di Maometto. Massoui ha ricordato, contro le accuse ripetute nel mondo musulmano in questi giorni, che «la Francia non è islamofobica», e ha invitato i musulmani a «respingere gli appelli venuti dall’estero».

L’attentato ha di nuovo colpito Nizza, la quinta città di Francia, al centro di una metropoli di 340mila abitanti, che ha una realtà molto più complessa dell’immagine glamour di capoluogo della Costa Azzurra, che vive sulla silver economy a causa dei ricchi pensionati che vi risiedono. Nelle zone periferiche, verso la montagna, all’Ariane o nel quartiere Liseron, vive una popolazione impoverita, più di 80mila persone sopravvivono grazie agli assegni famigliari, il 15% dei giovani dai 15 ai 29 anni è senza diploma.

Le comunità si fanno la guerra, a Liseron alla fine del primo lockdown ci sono stati dei feriti gravi in uno scontro tra ceceni e maghrebini, sullo sfondo di una guerra per il controllo del mercato della droga

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

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