Polonia, la notte dei diritti: il Tribunale costituzionale boccia l’aborto terapeutico

Con questo verdetto le polacche rischiano di non avere più la possibilità di ricorrere all’interruzione di gravidanza nel caso in cui i test prenatali mostrino un danno irreversibile al feto

Giuseppe Sedia * • 23/10/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale, Salute & Politiche sanitarie • 502 Viste

VARSAVIA. Clamorosa sentenza del Tribunale costituzionale a Varsavia sull’interruzione volontaria di gravidanza in Polonia. Ieri la corte, sempre più politicizzata e al servizio del governo della destra populista di Diritto e giustizia (PiS), ha dichiarato incostituzionale l’aborto terapeutico. La presidente del tribunale, Julia Przyłebska, è considerata una figura molto vicina al numero uno del PiS Jarosław Kaczynski. Con questo verdetto le polacche rischiano di non avere più la possibilità di ricorrere all’aborto nel caso in cui i test prenatali mostrino un danno irreversibile al feto.

Secondo i dati forniti dal ministero della Salute polacco, nel 2019 sono stati 1.100 gli aborti eseguiti negli ospedali in tutto il paese. Addirittura in alcune regioni del profondo sud-est, come nel voivodato della Precarpazia, non ne è stato eseguito alcuno, complice anche una normativa che permette ai ginecologi di ricorrere all’obiezione di coscienza per non eseguire questo tipo di interventi. Attualmente l’aborto è consentito anche in altre due situazioni che insieme rappresentano meno di un decimo delle interruzioni volontarie di gravidanza eseguite ogni anno legalmente in Polonia: quando la vita della madre è in pericolo o quando esiste una prova che la gravidanza sia il risultato di uno stupro.

«L’idea di approfittare di un momento in cui siamo costretti ad affrontare una pandemia per far passare una legislazione più restrittiva sull’aborto poteva soltanto essere partorita da una mente malata», ha dichiarato il deputato all’opposizione Sławomir Nitras. La sede del Tribunale costituzionale si trova nella capitale polacca dichiarata «zona rossa» come le altre regioni del paese particolarmente colpite dai contagi, in cui vige il divieto di assembramenti di più di 10 persone. Ecco perché ieri non si sono visti i migliaia di ombrelli neri che avevano ottenuto una vittoria significativa nella primavera del 2016 spingendo il governo polacco a fare retromarcia sull’introduzione del divieto totale di aborto.

Questa volta la spinta a cambiare le cose non potrà arrivare dalla piazza. Difficile per il partito fondato dai fratelli Kaczynski ottenere la disciplina di partito alle camere su un argomento così delicato in cui la maggioranza dei polacchi è contraria a un cambiamento della legge in vigore, in un senso o nell’altro. Da lì la scelta di coinvolgere il Tribunale costituzionale che con un tempismo perfetto ha pubblicato la sua sentenza.

La settimana prossima, infatti, il Sejm, la camera bassa del parlamento – in cui il PiS ha la maggioranza – tornerà a occuparsi di una legge d’iniziativa popolare promossa dalla fondazione antiabortista «Vita e Famiglia» dell’attivista Kaja Godek. «Oggi la Polonia è un esempio per l’Europa e il mondo intero», ha dichiarato la Godek. Mentre migliaia di cittadini non possono ritrovarsi in strada per esprimere la propria rabbia contro il verdetto choc e una legge che prevede pene fino a 5 anni di carcere per le donne che scelgano di abortire in caso di malformazioni del feto

* Fonte: Giuseppe Sedia, il manifesto

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