Agli arresti sei manager ed ex vertici di Autostrade

L’indagine è una costola nata dall’inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Il comitato delle vittime: “Gli arresti confermano la nostra totale mancanza di fiducia in questa società”

GENOVA. «Le barriere sono incollate con il Vinavil». Lo dice in una delle intercettazioni vagliate dalla procura di Genova un indagato nell’ambito di un’inchiesta satellite di quella sul crollo di ponte Morandi. Il riferimento è a una resina senza marchio «Ce» utilizzata sulle barriere fonoassorbenti che si trovano su molti chilometri di autostrada e che più volte si sono staccate a causa del vento. Ed è solo una delle affermazioni che hanno portato i pm a chiedere e ottenere dal gip l’ordinanza di carcerazione ai domiciliari e altre misure interdittive nei confronti di sei tra ex top manager di Autostrade e attuali dirigenti.

UNA VICENDA che riaccende le luci sullo scandalo delle manutenzioni e sull’intricata questione delle concessioni. Ai domiciliari – la misura gli è stata notificata ieri all’alba dalla guardia di finanza – anche Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Aspi, a capo della società al momento del disastro del viadotto Polcevera e indagato anche nel filone principale.

CASTELLUCCI ha lasciato Autostrade per l’Italia a gennaio 2019 dopo aver ricevuto 13 milioni di euro di liquidazione. Come lui, ai domiciliari, accusati di «attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture», Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle Manutenzioni, e Paolo Berti, ex responsabile delle Operazioni. Misure interdittive per Stefano Marigliani, ex direttore del Primo Tronco di Genova ora passato ad altra azienda, Paolo Strazzullo, responsabile delle Ristrutturazioni pianificate e Massimo Meliani che teneva i rapporti con i fornitori: questi ultimi due, ancora dipendenti di Aspi, sono stati sospesi, come riportato da una nota della società. Nello stesso comunicato si sostiene che il piano di messa in sicurezza delle barriere antirumore è iniziato a fine 2019 con alcuni interventi propedeutici e che dovrebbe entrare nel vivo nella seconda metà del 2021 e che «tutte le procedure di controllo e di sicurezza, nonché le soluzioni progettuali, sono state definite con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti». Sì ma prima di allora, secondo la procura di Genova, chi aveva responsabilità su quelle strutture sapeva benissimo che erano pericolose.

NON SOLO: le indagini metterebbero in evidenza «la volontà di non procedere a lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati, eludendo tale obbligo con alcuni accorgimenti temporanei non idonei e non risolutivi” e “per evitare le ingenti spese che avrebbero comportato». In particolare, su Castellucci, il gip di Genova Paola Faggioni scrive: «Era costantemente informato sulle decisioni per la gestione, che ha pienamente avvallato e sostenuto» e lo definisce »personalità spregiudicata e incurante del rispetto delle regole, ispirata a una logica strettamente commerciale e personalistica, anche a scapito della sicurezza collettiva». Un giudizio che non si discosta molto da quello dei familiari delle vittime di ponte Morandi: «Gli arresti confermano la nostra totale mancanza di fiducia in questa società – dice Egle Possetti, presidente del comitato – non possiamo permettere che questa società esca a testa alta e tasche piene dalla trattativa». E quella logica «commerciale e personalistica» dell’ad di Aspi torna in un’altra intercettazione, registrata nell’ambito della stessa inchiesta ma relativa al piano di salvataggio di Banca Carige.

CASTELLUCCI, il 30 ottobre 2018, è in dialogo con il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. «Ho parlato a lungo con Modiano (all’epoca era commissario straordinario di Carige ndr) per la cosa di Carige e noi la saluteremmo con grandissimo favore… Ovviamente appena mi dici che c’è la disponibilità io parlo con Giorgetti e con Salvini… L’unica cosa che possiamo fare è chiedere alla Lega e dire ragazzi noi ci stiamo esponendo per salvarvi una banca e togliervi rotture di c…».

IN QUEL MOMENTO la Lega era al governo insieme al Movimento 5 Stelle. Ed è soprattutto dai pentastellati che si torna a parlare di fallimento del sistema delle concessioni ai privati. «Falsi report sui viadotti – prosegue – manutenzioni e investimenti diminuiti anno dopo anno a fronte di aumenti abnormi dei pedaggi, ora più che mai continuiamo ad essere convinti che le autostrade italiane debbano tornare sotto il controllo dello Stato» attacca l’ex ministro Toninelli. Il viceministro delle Infrastrutture e Trasporti Cancelleri rincara la dose: «Per anni, questi hanno intascato tutto il malloppo proveniente dai pedaggi dimenticandosi criminalmente, a questo punto possiamo dirlo, delle manutenzioni e non garantendo, quindi, la sicurezza dei cittadini che utilizzavano quelle infrastrutture»

* Fonte: Giulia Mietta, il manifesto



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