Decreto «ristori bis». Arrivano due miliardi e mezzo, in attesa di un’altra emergenza

Due miliardi e mezzo di euro per le zone rosse e arancioni. Francesco Laforgia (LeU): “Non possiamo andare di chiusura in chiusura in attesa del vaccino. Serve un reddito universale per chi perde il lavoro”

Mario Pierro * • 8/11/2020 • DIRITTI ECONOMICI, Diritti Sociali, Salute & Politiche sanitarie • 329 Viste

In attesa del tris, l’altro ieri notte il governo ha varato il secondo «decreto ristori» che risarcisce imprese e terzo settore colpiti dal semi-lockdown nelle zone rosse e arancioni e stanzia un bonus baby-sitter da mille euro ai genitori lavoratori con figli costretti a casa dalla decisione di chiudere le scuole superiori, e la seconda e terza media nelle zone rosse e arancioni. Previsto un congedo straordinario con il riconoscimento di un’indennità del 50 % dello stipendio per i genitori lavoratori dipendenti.

Il nuovo decreto sarà inserito come emendamento al primo «decreto ristori» attualmente in discussione in parlamento. Il suo valore è pari a 2 miliardi e 500 milioni di euro. È previsto che gli importi previsti saranno accreditati sui conti correnti a chi ha già usufruito dei sussidi nel lockdown precedente, altrimenti sarà necessario fare domanda. Il governo promette di erogare in fretta i fondi. In sostanza si tratta di un ampliamento degli indennizzati due settimane fa, a fondo perduto, con il 200% di quanto ricevuto a giugno per una lunga lista di codici Ateco: ristoranti, palestre, cinema e teatri e al 400% per le discoteche. Per chi è stato ulteriormente colpito dal nuovo «Dpcm» il contributo è aumentato di un altro 50 per cento. Il presidente del Consiglio Conte ha detto che i bonifici scatteranno da martedì prossimo. Secondo il ministro dell’economia Gualtieri i bonifici stanziati dal primo decreto ristori del 26 ottobre ha già raggiunto più di 211 mila imprese per un totale di oltre 964 milioni di euro sui 5,4 già stanziati.

Il prossimo mese, in caso di prolungamento dei lockdown, o che la loro estensione in altre regioni, e comunque fino alla fine della pandemia, il governo a moltiplicare i «ristori» per una parte della perdita del fatturato, rafforzando gli indennizzi temporanei. Di emergenza in emergenza, si porrà sempre il problema di un altro decreto per coprire i danni subiti da questa o da un’altra categoria che non riprenderà l’attività «normalmente» nel periodo tra una chiusura e un’altra. Anche per questo nel «ristori bis» il governo ha istituito un fondo per compensare automaticamente le attività delle regioni che saranno interessate da future misure restrittive. Nel frattempo avverrà in maniera carsica la chiusura delle attività piccolo-imprenditoriali e la perdita del lavoro – oggi quelli precari – dopo il prossimo 21 marzo forse anche quelli dipendenti se non verrà prolungato ancora il blocco dei licenziamenti. Invisibile, aumenterà la povertà e il lavoro povero sarà ancora più povero.

Continua a mancare una riforma universalistica del Welfare, di tipo strutturale, che potrebbe partire dall’estensione senza vincoli né condizionalità del «reddito di cittadinanza» a una platea potenziale di 14 milioni di lavoratori poveri, oltre ai poverissimi ai quali è rivolto oggi. I bonus per lavoratori dello spettacolo, del turismo e stagionali, e il «reddito di emergenza» previsti dal primo decreto «ristori» saranno in vigori per uno o due mesi. Dopo, saranno rinnovati, ma non saranno sufficienti per fermare l’onda della crisi.

Nella pioggia di norme previste dal decreto ristori «bis» si segnalano lo stop della rata Imu di dicembre, il credito di imposta cedibile al proprietario dell’immobile pari al 60% dell’affitto da ottobre a dicembre, la sospensione dei pagamenti dell’Iva per novembre; la sospensione dei contributi previdenziali e assistenziali per novembre; rinvio del secondo acconto Ires e Irap per le attività a cui si applicano gli Indici sintetici di affidabilità (Isa) .

Ci sono nuove risorse per il trasporto pubblico locale: 300 milioni di euro anticipati rispetto al 2021. 340 milioni per l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali alle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, per le aziende di vino e birra. Saranno assunti a tempo determinato 100 fra medici e infermieri militari, confermati a fino al 31 dicembre di 300 medici e infermieri Inail. Rafforzati gli obblighi di pubblicità e trasparenza sui dati epidemiologici. Soddisfatti Arci e Acli per il fondo ai circoli e alle attività economiche non commerciali

* Fonte: Mario Pierro, il manifesto

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