Medio oriente. Pompeo e Netanyahu in segreto in Arabia saudita per normalizzare i rapporti

Medio oriente. Pompeo e Netanyahu in segreto in Arabia saudita per normalizzare i rapporti

Il walzer di conferme e smentite è andato avanti per tutto il giorno ma ieri sera pochi dubitavano ancora del viaggio segreto di Benyamin Netanyahu da Tel Aviv alla città saudita di Neom, sul Mar Rosso, dove domenica sera ha o avrebbe avuto un vertice a tre con l’erede al trono Mohammed bin Salman e il segretario di Stato Mike Pompeo. Al centro dell’incontro, durato due-tre ore, la normalizzazione dei rapporti tra lo Stato ebraico e l’Arabia saudita e nuove iniziative contro il «nemico» comune, l’Iran. Non c’è stato l’accordo per la normalizzazione però le due parti si sarebbero ulteriormente avvicinate e l’avvio di pieni rapporti diplomatici a questo punto potrebbe essere una questione di poche settimane. Netanyahu non ha confermato né smentito. Ma ad accreditare indirettamente la notizia è stato il ministro della difesa Benny Gantz lamentandosi per la «soffiata» ai giornali sul viaggio in Arabia Saudita. «Una mossa irresponsabile» l’ha definita attribuendola proprio a Netanyahu. Gantz non ha digerito la decisione del primo ministro di tenere lui e il ministro degli esteri Gabi Ashkenazi all’oscuro di tutto. Da Riyadh invece negano: non c’è mai stato alcun incontro tra Mohammed bin Salman e il premier israeliano.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Haaretz e da vari siti locali, ad accompagnare Netanyahu c’era il direttore del Mossad Yossi Cohen, artefice dei recenti accordi di normalizzazione raggiunti da Israele con Emirati, Sudan e Bahrain. Mohammed bin Salman ha scelto come sede dell’incontro il suo fiore all’occhiello, Neom, smart city sul Mar Rosso. Netanyahu vi è arrivato a bordo dell’aereo privato che lo ha portato varie volte in Russia per i colloqui con Vladimir Putin. Ed è ritornato in Israele attorno alla mezzanotte e mezza. Due funzionari governativi sauditi hanno confermato al Wall Street Journal l’indiscrezione diffusa da Haaretz spiegando che non sono state raggiunte intese sebbene i due paesi siano più vicini all’annuncio di piene relazioni diplomatiche. Pompeo da parte sua ha definito «costruttivo» l’incontro con Mbs ma non ha fatto menzione della presenza di Netanyahu o di altri esponenti israeliani. Tuttavia la decisione del segretario di stato di lasciare in aeroporto la stampa statunitense al seguito, ha ulteriormente avvalorato le indiscrezioni sulla presenza di Netanyahu. Il volo del premier israeliano peraltro è stato registrato dal sito FlightRadar24: l’aereo è partito alle 19.40 da Tel Aviv ed è atterrato dopo circa un’ora a Neom. Alle 23.50 è ripartito per Israele.

L’Arabia saudita, da qualche anno il paese arabo più influente e potente, sta cercando l’occasione migliore per la sua immagine e il suo ruolo religioso nel mondo sunnita per annunciare la normalizzazione con Israele. Non ha fatto obiezione agli accordi stretti dallo Stato ebraico con i tre paesi arabi e ha anche concesso il permesso di sorvolo agli aerei israeliani diretti negli Emirati. Anche ieri però ha ribadito che l’avvio dei rapporti con Tel Aviv non potrà avvenire prima di «una pace piena e permanente fra israeliani e palestinesi».

Invece l’Autorità nazionale di Abu Mazen – che ieri ha esortato Riyadh a non andare all’accordo con Israele – sa che le cose non stanno così. Gli analisti palestinesi spiegano che la monarchia Saud intende normalizzare le relazioni con Israele dopo l’insediamento dell’Amministrazione Biden. Allo stesso tempo è pronta ad anticipare la mossa se Donald Trump in cambio ordinerà un blitz militare contro le centrali nucleari iraniane. Il presidente uscente, lo riferiva la scorsa settimana il New York Times, ha discusso di questa opzione con i suoi collaboratori per poi accantonare l’idea. La possibilità però resta sul tavolo e il segretario di Stato Pompeo, da giorni in viaggio nella regione, ha affrontato la questione iraniana in tutti i colloqui avuti con i leader dei paesi alleati.

Intanto il viaggio segreto di Netanyahu aggrava l’instabilità di governo in Israele. Gantz è furioso con il primo ministro per non esserne stato informato. Da parte sua Netanyahu ha accolto con rabbia la decisione del ministro della difesa di aprire una Commissione di inchiesta sull’acquisto poco trasparente di sottomarini della società tedesca Thyssenkrupp (Caso 3000) che coinvolge uomini vicini a lui.  Gantz, secondo l’accordo di governo, dovrebbe assumere la guida di Israele fra un anno ma l’ipotesi più concreta è che il paese torni presto alle urne

* Fonte: Michele Giorgio, il manifesto



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