«Reddito, sanità e patrimoniale», in piazza anche la Roma delle reti sociali

La protesta. «Se bisogna chiudere per tutelare la salute, servono misure sociali adeguate». Le parole d’ordine «radicali» stanno diventando senso comune

Giansandro Merli * • 1/11/2020 • Diritti Sociali, Movimenti, Salute & Politiche sanitarie • 273 Viste

ROMA. Se alcune delle manifestazioni dei giorni scorsi hanno scompigliato le griglie interpretative, quella convocata ieri pomeriggio a Roma è stata di natura più classica. In piazza Indipendenza, sotto il grande palazzo sgomberato il 24 agosto 2017 e poi lasciato vuoto, si sono dati appuntamento: movimenti per il diritto all’abitare; spazi sociali; collettivi studenteschi di scuole e università; Unione sindacale di base; Cobas; Si Cobas; Rifondazione comunista; Potere al popolo; lavoratori di alcuni dei settori più colpiti dalla crisi: piscine, palestre, spettacolo, sanità.

La novità riflessa dalla mobilitazione è che le parole d’ordine fino a poco tempo fa confinate alla parte più radicale dello spettro politico sono ora al centro del dibattito e stanno diventando senso comune. Su tutte: reddito universale, investimenti nella sanità pubblica e tassazione dei grandi patrimoni. Queste le rivendicazioni scandite più volte negli interventi, cui si affiancano la richiesta di garantire il diritto di ogni persona ad avere una casa e quella di una maggiore attenzione per scuola e università.

Sugli striscioni e tra i cori risuona l’eco di alcuni slogan che hanno fatto da colonna sonora alle mobilitazioni esplose durante la crisi economica del 2010, a cui si mischiano quelli che hanno segnato le mobilitazioni degli ultimi giorni da sud a nord. «Noi la crisi non la paghiamo», «Nessun ricatto tra salute e reddito», «Per i ricchi patrimoniale, per tutti/e reddito universale», «Per una sanità pubblica e gratuita».

«Se dobbiamo chiudere e chiuderci per tutelare la salute, servono interventi sociali adeguati. È necessario un reddito universale come misura strutturale che trasformi il sistema di welfare», afferma un manifestante intervenendo al microfono. Intanto le pressioni della piazza ottengono dalla questura la possibilità di sfilare in corteo. In testa lo striscione: «Tu ci chiudi, tu ci paghi», slogan che accompagna le manifestazioni anche in altre città. Accanto sono scritte le parole: «Casa, reddito, salute, scuola». Nelle strade laterali al corteo sono schierate almeno 20 camionette della celere, un idrante, diverse jeep e volanti. Un elicottero ronza in alto.

Quando si mette in movimento, la manifestazione dimostra una partecipazione ampia e forse inaspettata. Soprattutto considerando il contesto generale. Almeno tremila persone si incamminano verso il quartiere di San Lorenzo. Sono di più di tutte quelle che hanno partecipato alle recenti proteste dei gruppetti neofascisti romani. All’angolo con la città universitaria della Sapienza ci sono alcuni momenti di tensione. Un lancio di oggetti contro la polizia e poi una carica che spezza in due il corteo. Ma solo per pochi minuti.

Sempre a Roma nel pomeriggio hanno manifestato anche le «Mascherine tricolore», molti volti noti dell’estrema destra romana ed esponenti dei «fascisti del terzo millennio» di Casapound. Si sono visti in piazza Campo de’ Fiori, forse nella speranza di coinvolgere alcuni dei ristoratori che proprio lì hanno protestato contro le chiusure anticipate.

Circa un centinaio i manifestanti raggruppati sotto la statua di Giordano Bruno. A un certo punto hanno provato a muoversi in corteo nel tentativo di raggiungere piazza Montecitorio, ma sono stati respinti dalla polizia dopo un fronteggiamento a colpi di calci e pugni andato avanti per diversi minuti. Il panico scatenato in piazza ha indotto bar e ristoranti a chiudere i tavoli

* Fonte: Giansandro Merli, il manifesto

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