Stati Uniti. A Portland scontri dopo l’uccisione di un altro afroamericano

A Portland si affrontano manifestanti di sinistra e gruppi di destra dopo la morte di un 21enne afroamericano per mano della polizia. E spuntano le armi. Trump e Biden, comizi rivali nel Midwest a colpi di gestione della pandemia

Marina Catucci * • 1/11/2020 • Diritti umani, Internazionale • 313 Viste

NEW YORK. Alla vigilia del voto continuano gli omicidi di afroamericani. Stavolta è avvenuto nella contea nello Stato di Washington al confine con il Canada, ad Hazel Dell: agenti che stavano svolgendo un’operazione anti droga hanno sparato al 21enne Kevin Peterson per ragioni ancora da chiarire.
Inizialmente gli agenti hanno detto di aver risposto al fuoco, poi hanno ritrattato ma sempre affermando che Peterson era armato, nonostante alcuni testimoni sostengano il contrario.

Peterson, ex giocatore di football e padre di una bimba, è morto sul colpo giovedì sera. La notizia ha portato a manifestazioni e proteste a Portland, in Oregon, dove centinaia di persone si sono radunate per una veglia e dove sono divampate tensioni tra manifestanti di sinistra e gruppi di destra.

Un video di un giornalista locale, Sergio Olmos, mostra due gruppi di persone che si urlano contro e alcuni manifestanti armati riuniti vicino a un edificio che dichiarano di proteggere.

A un certo punto si vede un gruppo di manifestanti armati marciare attraverso la veglia e qualcuno, in un’auto di passaggio, puntare una pistola sulla folla. Più video mostrano due veicoli uno di fronte all’altro in una strada del centro. Si sentono due spari, ma i giornalisti hanno detto che nessuno è stato colpito.

Questo tipo di scontri è ciò che tutti temono possa avverarsi su scala nazionale la notte delle elezioni e nei giorni successivi ed è ciò che aleggia, nei comizi dei due candidati che continuano a rincorrersi nelle piazze degli Stati in bilico nell’alto Midwest, epicentro dell’ultimo focolaio di Covid-19.

Per Trump quel campo di battaglia politica significa doversi difendere dalle critiche di chi sostiene abbia gestito molto male la pandemia, tesi che Joe Biden ha sostenuto per tutto il suo comizio, in un parcheggio dove erano ammesse solo persone in macchina.

«Abbiamo raggiunto 9 milioni di casi a livello nazionale – ha detto Biden a Des Moines, Iowa, Stato che alle primarie gli aveva preferito Bernie Sanders – E milioni di persone sono senza lavoro e non vedono la luce». Biden ha mostrato una mascherina e ha esortato le persone a indossarne una: «Questa non è una dichiarazione politica. È un dovere patriottico, per l’amor di Dio».

Nello stesso momento, a 970 chilometri di distanza (da quelle parti è come dire dietro l’angolo) a Waterford Township, Michigan, Trump guardava una folla dove molti non indossavano mascherine, tipico ai suoi eventi.

Quando il presidente ha notato che tra la stampa c’era la conduttrice di estrema destra di Fox News Laura Ingraham, non ha nascosto l’incredulità nel vederla con una mascherina: «Non è possibile! . Vuole proprio essere politicamente corretta».

Per buona parte del comizio Trump ha deriso Biden per essersi concentrato così tanto sulla risposta al Covid e ha ridicolizzato i governatori democratici degli Stati che sta visitando per le restrizioni che applicano in modo da prevenire più casi d’infezione, inclusi i tentativi di limitare il numero di partecipanti ai suoi comizi.

Se Biden si concentra sulle soluzioni per gestire la pandemia, Trump ne sottolinea solo gli effetti, come se fossero avulsi dalla causa: «Non avrete scuole, feste di laurea, matrimoni, festa del Ringraziamento. Niente Natale o 4 luglio. Sarete senza futuro».

Come se fosse arrivata eco delle affermazioni di Trump, in Iowa Biden affermava: «Non ho intenzione di spegnere l’economia. Sto per spegnere il virus».

Ieri Biden ha avuto anche i rinforzi di Obama e di Stevie Wonder che hanno fatto campagna per lui, mentre Trump continua a essere un cane sciolto, con i repubblicani che si tengono a una prudente distanza, quanto basta per rimanere sul carro se sarà quello del vincitore o lontani in caso di sconfitta.

Ai comizi Trump, abbandonata del tutto l’ipotesi di allargare la propria base al centro, sta offrendo una versione di se stesso in steroidi, con affermazioni sempre più estreme al fine di galvanizzare l’estrema destra. Il negazionismo della pandemia è uno dei temi chiave.

Tra queste affermazioni sempre più lontane dalla realtà c’è quella per cui i medici Usa attribuiscono al Covid ogni causa di morte: «Sono 2mila dollari in più per i medici, che sono dei furbi»

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto

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