I cittadini denunciano la multinazionale Shell

La multinazionale del petrolio portata in giudizio dalle organizzazioni ambientaliste e da più di 17 mila cittadini per le estrazioni fossili

Daniela Passeri * • 3/12/2020 • DIRITTI AMBIENTALI • 194 Viste

Non per denaro, ma per il clima. Non chiedono un risarcimento danni o compensazioni i 17 mila cittadini olandesi che hanno portato la Royal Dutch Shell in tribunale. Si aspettano molto di più: che Shell, multinazionale del petrolio e del gas, cambi rotta, se non pelle, e tagli le emissioni da petrolio e gas del 45% entro il 2030 in linea con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

IL PROCESSO AL TRIBUNALE dell’Aja è iniziato martedì 1 dicembre, istruito dall’organizzazione ambientalista Milieudefensie (Friends of the Earth NL), supportata da Greenpeace, BothENDs, ActionAid, Fossielvrij, Jongeren Milieu Actief e Waddenvereniging, e da 17.379 cittadini olandesi.
Shell è accusata di violare gli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea sui diritti umani che tutelano il diritto alla vita e il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Il processo si svolge in Olanda perché lì si trova il quartier generale di Shell e lì vengono decise le sue politiche industriali, anche se petrolio e gas vengono estratti altrove e le ripercussioni delle sue attività sono globali. In dicembre si terranno altre tre udienze pubbliche (in streaming, ma solo in olandese), la sentenza è attesa nei primi mesi del 2021.

IN CASO DI VITTORIA DEGLI AMBIENTALISTI, Shell non potrà continuare ad estrarre petrolio e gas ai ritmi attuali. Anche se Shell dovesse ricorrere in appello, questa prima sentenza potrebbe innescare numerosi procedimenti giudiziari simili in tutto il mondo, che eserciterebbero una notevole pressione su altre compagnie del petrolio e del gas.

Secondo il direttore di Milieudefensie, Donald Pols, «questa è una causa unica nel suo genere, con potenziali conseguenze molto significative per il clima e per il settore dei combustibili fossili a livello globale. Questa è la causa del popolo contro Shell, una corporation che l’ha passata liscia troppo a lungo con le sue operazioni di greenwashing. Il procedimento dimostrerà che più del 95% delle attività di Shell sono causa della crisi climatica. Senza dimenticare che Shell ha una pesante influenza sul nostro sistema energetico. Con il suo potere è in grado di orientare le decisioni politiche, come la costruzione di nuovi gasdotti che ci renderebbero dipendenti dal gas per i prossimi decenni. Se una compagnia come Shell invece optasse per scelte sostenibili, farebbe davvero la differenza».
Il dossier che Milieudefensie presenta in tribunale intende dimostrare che Shell sta ignorando l’Accordo di Parigi, mettendo a rischio la vita dei cittadini. Malgrado l’impegno della comunità internazionale ad eliminare gradualmente gli idrocarburi, Shell continua non solo a trivellare, ma anche a fare esplorazioni alla ricerca di nuovi pozzi di petrolio e di gas.

IL 95% DEI SUOI INVESTIMENTI RIGUARDA le fonti fossili, e solo il 5% le rinnovabili. Per mitigare i cambiamenti climatici Shell preferisce fare affidamento sugli impianti CCS (Carbon Capture & Storage), un controverso sistema geo-ingegneristico che cattura la CO2 dall’atmosfera nei pressi di grandi impianti industriali e la stocca per l’eternità in cavità sotterranee, una tecnologia «non ancora disponibile e neppure redditizia», sottolinea Milieudefensie. In un documento sugli scenari futuri del suo sviluppo, intitolato Sky (cielo), Shell prevede che entro il 2070 nel mondo ci saranno 10mila di questi impianti, che permetteranno alle compagnie petrolifere di nascondere la loro polvere sotto il tappeto e proseguire nella loro attività.

NEL MAGGIO 2020 SHELL HA INVESTITO con Total e Equinor un totale di 650 milioni di euro nell’impianto CCS Northern Lights in costruzione al largo della costa norvegese, dove tra dicembre e marzo 2020 è già stato trivellato un pozzo che, se autorizzato definitivamente, consentirà di stoccare a 2.600 metri sotto il fondale marino 1,5 milioni di tonnellate di C02 all’anno.

SHELL VA ALLA SBARRA PERCHE’, secondo l’accusa, continua a tergiversare: non ha una scadenza per la progressiva trasformazione delle sue attività in campo petrolifero e del gas, né un piano per la riqualificazione professionale dei suoi dipendenti. «Se Shell vuole sopravvivere, dovrà passare molto rapidamente a fonti di energia alternative come vento, sole e acqua. Se si muove troppo lentamente la compagnia rischia di non sopravvivere alla transizione», avverte Milieudefensie.
Forte della sua vittoria contro il governo olandese – condannato l’anno scorso per non aver agito contro il caos climatico, e costretto a chiudere un paio di centrali a carbone – la società civile olandese continua la sua battaglia legale in difesa del clima. Stesso avvocato, Roger Cox, e un budget di 300mila euro per pagare avvocati, ricercatori, scienziati, traduttori e collaboratori che stanno lavorando da un paio d’anni per istruire la causa e diffonderne i contenuti.

IN UN ALTRO UFFICIO DI MILIEUDEFENSIE, invece, da ben 12 anni si lavora a un’altra causa contro Shell per l’inquinamento provocato dai pozzi petroliferi nel Delta del Niger e violazione dei diritti umani. La sentenza definitiva è attesa per il prossimo 18 dicembre.

* Fonte: Daniela Passeri, il manifesto

 

ph by Stefan Kühn, CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons

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