Il direttore. I quarant’anni in carcere di Luigi Pagano

Luigi Pagano, a lungo capo del penitenziario milanese di San Vittore, affida al libro “Il direttore” (Zolfo Editore) il racconto di quarant’anni di lavoro in carcere

Lorenza Pleuteri * • 16/12/2020 • Carcere & Giustizia • 186 Viste

Un viaggio umano e professionale che si intreccia con i momenti chiave della storia italiana

Si intitola semplicemente “Il direttore. Quarant’anni di lavoro in carcere”, ma potrebbe chiamarsi “Autobiografia di un carceriere”, oppure “Delitti e castighi” o “Memorie dal sottosuolo”, quello che non si vede o non si vuole vedere.  È il libro scritto da Luigi Pagano, per 16 anni al timone della casa circondariale milanese di San Vittore, poi a capo di tutti i penitenziari del Nord-ovest e numero due del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

In 304 pagine, nella pubblicazione di Zolfo Editore racconta 40 anni da “sbirro” e insieme riformatore e scorci di “vita offesa” dei “sommersi” del carcere. Spiega la fatica di conciliare le regole con la capacità di comprendere e l’empatia, unite alla volontà di cambiare le cose e ridurre la distanza tra i princìpi sanciti dalla Costituzione e la realtà delle patrie galere.

Con la sentenza Torregiani, si ricorda, la Corte europea dei diritti umani nel 2013 condannò l’Italia per il trattamento inumano e degradante inflitto alle persone ristrette, mettendo sotto accusa l’intero sistema penitenziario.  Non era la prima volta, già nel 2009 la Cedu ci aveva censurato.

Il carcere oggi in Italia: i dati del sovraffollamento

Al 30 novembre 2020, nei 189 penitenziari italiani si contano 54.368 detenuti, 2.303 dei quali donne, più 34 bambini, figli di 31 delle 34 mamme in cella, il tutto a fronte di una capienza massima regolamentare di 50.568 posti (fonte: ministero della Giustizia). I posti accettabili sulla carta sono calcolati sulla base del criterio di 9 metri quadrati per singolo detenuto, più 5 per ogni compagno di cella in più.

carcerati positivi al nuovo coronavirus censiti al 28 novembre dall’ufficio del Garante nazionale private della libertà sono 882, stipati in 86 istituti, un numero in continuo aggiornamento. I morti per il contagio sono almeno 14 per l’associazione Ristretti Orizzonti (aggiornamento al 13 dicembre 2020).

Per “il direttore” la pena detentiva è il «riconoscimento della sconfitta»

Secondo Luigi Pagano – che il libro lo ha scritto prima dell’emergenza sanitaria – il carcere andrebbe gradualmente ridimensionato e sostituito da misure alternative, se non addirittura abolito. «Quello del chiudere del tutto il carcere – precisa – è un discorso iperbolico, certo. Una provocazione. Ma nel frattempo non c’è alcun alibi per non fare. Quindi bisogna lavorare per riformare, sempre pensando che si debba ridurre l’incidenza della detenzione nel sistema penale. Occorre fare a meno del carcere ogni qual volta sappiamo che non serve, ma anzi sia deleterio».

La pena detentiva, incalza nel libro, «è il riconoscimento della nostra sconfitta, delle nostre paure, della nostra incapacità a concepire qualcosa di diverso, più umano e più utile del carcere».
* Fonte: Lorenza Pleuteri, Osservatorio Diritti

 

 

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