L’Europa libera il Recovery Fund, rinviato lo Stato di diritto

L’Europa libera il Recovery Fund, rinviato lo Stato di diritto

Deal sul Recovery Fund e sul bilancio pluriennale (un pacchetto di 1.800 miliardi) ha twittato il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, ieri sera, come già aveva fatto nel luglio scorso, nella prima tappa di questa maratona che avvia la costruzione di un’Europa federale. Il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, conferma: «Il Consiglio europeo è d’accordo sul bilancio, sul Recovery e sul meccanismo di condizionalità, all’unanimità». Emmanuel Macron afferma che «il piano di rilancio diventa concreto oggi, c’è un accordo robusto, nel rispetto dello stato di diritto». La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ricorda che 1800 miliardi servono per «rafforzare il rilancio e costruire un’Europa più resiliente, verde e digitale» e si congratula con la presidenza tedesca a rotazione del Consiglio, che si conclude a fine anno con questo successo.

I DETTAGLI SONO MENO sfavillanti. Difatti, per convincere Polonia e Ungheria, che stavano bloccando bilancio pluriennale 2021-27 e Recovery, sono state fatte delle concessioni. È il compromesso tedesco: una «dichiarazione interpretativa» da allegare al pacchetto, che mette tanti paletti alla condizionalità tra finanziamenti Ue e rispetto dello stato di diritto. Il testo sulla condizionalità, in effetti, non è stato toccato, non era possibile, è stato votato dai 27 a maggioranza qualificata, ha avuto già l’approvazione del Parlamento europeo. Ancora ieri, il gruppo S&D ha insistito: «Non cambiare una virgola dello stato di diritto». Il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli: l’accordo deve essere «compatibile con lo spirito e la lettera» del testo approvato in aula, «non accetteremo nessun cambiamento».

LA SOLUZIONE È STATA di usare il fattore tempo: oltre all’impegno contenuto nella dichiarazione interpretativa di «non utilizzare arbitrariamente» il meccanismo, con un’applicazione «equa, oggettiva, imparziale e basata sui fatti, con una procedura senza discriminazioni», la Commissione accetta di non attivare nessuna procedura finché la Corte di Giustizia non avrà deliberato sulla legalità del procedimento. Non è tutto quello che chiedevano Polonia e Ungheria, ma è molto: nei fatti, la Ue prende tempo, giusto il tempo – un anno, due anni – per permettere a Viktor Orbán di farsi rieleggere e di continuare a non rispettare le norme anti-corruzione, anti conflitti di interesse, di indipendenza della magistratura, di libertà di stampa e di associazione, di libertà civili.

LA COMMISSIONE, con calma, si prepara a stabilire delle linee-guida. Non è stata oltrepassata la linea rossa della maggioranza Ue, il meccanismo della condizionalità rimane sulla carta, bilancio e Recovery sono approvati (e dovranno essere votati da Europarlamento e stati membri, all’unanimità, si tratta di soldi), ma l’applicazione è rimandata alle calende speriamo non greche. Il meccanismo della condizionalità è rimandato per salvare il pacchetto di 1.800 miliardi, di cui c’è enorme bisogno. Resta l’incognita del voto parlamentare in alcuni paesi, i frugali, Olanda e Danimarca in testa. L’olandese Rutte aveva chiesto la «retroattività» del meccanismo, cioè di impedire che il ricorso alla Corte di Giustizia di Polonia e Ungheria bloccasse la procedura.

Le conclusioni sul clima confermano l’impegno della Ue di ridurre di «almeno il 55%» le emissioni di gas serra entro il 2030 (rispetto ai dati 1990), obiettivo che sarà inserito nella legge europea sul clima presto adottata dal Parlamento europeo. «È alla nostra portata» ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Anche su questo fronte, un compromesso con la Polonia, Ungheria e Repubblica ceca, che chiedono più soldi per la transizione energetica: le norme verranno applicate con «equità e solidarietà», l’obiettivo di meno 55% è «collettivo» e non stato per stato (la Polonia dipende dal carbone) e «tiene conto delle differenze» tra paesi, inoltre verrà confermato il diritto di ogni stato a decidere sul proprio mix energetico. Greenpeace ha manifestato ieri con un pallone aerostatico di 27 metri per avvertire i governi che «non fanno abbastanza» per il clima.

SULLA BATTAGLIA CONTRO la pandemia, Ursula von der Leyen ha insistito sulla campagna per la vaccinazione: vi parteciperanno delle star del football, per combattere lo scetticismo e «spiegare, incoraggiare». La presidente della Commissione, che propone cooperazione e riconoscimento reciproco di test e certificati di vaccino, ha detto che la Ue ha firmato contratti con diversi laboratori farmaceutici per più dosi di quanto necessario, 700-750 milioni di dosi per 450 milioni di abitanti. L’eccedente verrà donato, in primo luogo ai Balcani occidentali

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto



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