Nigeria. Boko Haram rapisce 330 studenti

Nigeria. Boko Haram rapisce 330 studenti

«Noi, combattenti di Boko Haram, informiamo che siamo i responsabili del rapimento degli studenti a Kankara e dell’attacco alla città di Diffa, nella Repubblica del Niger (…) questo per avvertirvi che con l’avvicinarsi dei festeggiamenti degli infedeli non ci sarà più pace nei nostri territori».

IN UN VIDEO MESSAGGIO inoltrato alle principali agenzie stampa nigeriane, il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, ha rivendicato due feroci attacchi che il gruppo jihadista ha compiuto questo week-end nelle regioni settentrionali della Nigeria, evidenziando quanto sia ancora presente la minaccia del gruppo e quanto possano essere concrete e sanguinose le sue minacce a dieci giorni dalle festività natalizie, come avvenuto lo scorso anno.
Nella notte tra venerdì e sabato un centinaio di uomini armati hanno attaccato una scuola governativa a Kankara, nello stato nord-occidentale di Katsina, e hanno rapito oltre 330 studenti. «Sono arrivati in motocicletta sparando e hanno tentato di entrare nella scuola – ha dichiarato all’Afp il portavoce della polizia, Isa Gambo -, la polizia li ha respinti con l’aiuto dell’esercito dopo una sparatoria di un’ora e mezza, ma un altro gruppo è entrato contemporaneamente nell’edificio e ha prelevato numerosi studenti».

PURTROPPO BOKO HARAM non è nuovo a rapimenti e attacchi contro le scuole (l’odio per il sistema educativo occidentale è espresso già nel nome dell’organizzazione). Il 14 aprile 2014 furono rapite 276 ragazze nella città di Chibok (e ancora oggi ne mancano all’appello oltre cento), mentre nel febbraio 2018 in un college a Dapchi, nello stato di Yobe, vennero presi in ostaggio di un centinaio di studenti. I rapimenti a scopo di estorsione sono un mezzo per ottenere visibilità e cospicui riscatti.

L’AZIONE DI KANKARA è stata compiuta proprio in concomitanza della visita privata del presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, originario della regione di Katsina. Buhari viene ora accusato di inerzia da più parti.- Secondo Atiku Abubakar, leader del Partito Democratico Popolare (Pdp) principale forza di opposizione, «la minaccia jihadista è lontana dall’essere stata debellata e le affermazioni del governo nigeriano di aver migliorato la situazione della sicurezza sono pura invenzione». Su Twitter il presidente si è limitato a condannare l’attacco, condotto da «codardi e rivolto contro giovani innocenti» e ha promesso di rafforzare la sicurezza nelle scuole.

Quasi 24 ore dopo, nella notte di sabato, Boko Haram ha attaccato il villaggio di Toumour, in territorio nigerino, nella regione di Diffa (che secondo l’Onu ospita almeno 300mila profughi ), uccidendo almeno 27 civili. Funzionari locali hanno riferito che nel brutale attacco durato almeno tre ore, sono state distrutte più di mille abitazioni.

SECONDO NNAMDI OBASI, ricercatore nigeriano dell’International Crisis Group, al contrario di quanto affermi il governo centrale, la minaccia jihadista si sta rapidamente diffondendo dalle sue roccaforti dello stato del Borno (nord-est) in tutte le regioni settentrionali (Katsina, Zamfara, Sokoto, Kaduna). «Dopo la loro scissione del 2016, assistiamo alla lotta per la supremazia del territorio in Nigeria tra Boko Haram, che colpisce prevalentemente i civili, e lo Stato islamico dell’Africa occidentale (Iswap), che preferisce obiettivi militari e organizzazioni umanitarie internazionali, in un conflitto che a oggi ha provocato 36mila morti e 2 milioni di profughi».

Lunedì, l’hashtag di #BringBackOurboys («Restituiteci e i nostri ragazzi) è stato uno dei più condivisi sui social network nigeriani, ricordando quello utilizzato nel 2014, quando furono rapite le 276 ragazze adolescenti di Chibok.

* Fonte: Stefano Mauro, il manifesto



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