Patrimoniale. «Ripescato» l’emendamento da Leu e sinistra PD

Patrimoniale. La Ragioneria ammette errore sul gettito. Sono 11 deputati a firmare l’emendamento. Fratoianni: su una casa pagata 950 mila euro la tassa è solo di 40. E il 90% risparmierebbe

Massimo Franchi * • 4/12/2020 • DIRITTI ECONOMICI, Politica & Istituzioni • 301 Viste

Contrordine. L’emendamento su un’«imposta sostitutiva sui grandi patrimoni» è stato ripescato. Ieri mattina la Ragione generale dello stato ha ammesso l’errore nel valutarne il gettito e la commissione bilancio della camera ne discuterà e lo voterà la prossima settimana, sottolineando come «più puntuali informazioni sulla quantificazione del gettito potranno essere acquisite in proposito dal governo nel corso dell’esame dell’emendamento stesso».

LA NOTIZIA È STATA DATA in conferenza stampa da Nicola Fratoianni – primo firmatario – e Matteo Orfini – ex presidente del Pd ai tempi del renzismo imperante e secondo firmatario – che hanno annunciato anche le firme di due nuovi deputati che si sommano a quasi tutto il gruppo Leu e buona parte della sinistra Pd: si tratta del M5s Andrea Colletti (qui a fianco la sua intervista) e dalla deputata Pd Vincenza Bruno Bossio. In totale ora l’emendamento è sottoscritto da ben 11 deputati.

L’occasione è servita soprattutto per «rivendicare il successo di aver aperto una discussione nel paese su un tema fondamentale come la lotta alla diseguglianza» e per ribadire il «merito» della proposta: «Ho sentito anche Luigi Di Maio parlare di tassazione del ceto medio – ha esordito Fratoianni – ma non è così: con la nostra proposta che abolisce l’Imu e l’imposta di bollo sui depositi bancari messa da Monti con aliquota fissa – e dunque ingiusta – allo 0,2%, ben l’80 per cento degli italiani andrebbe a pagare meno tasse mentre i soldi del prelievo sul 10 per cento più ricco sarebbero vincolati all’uso per sanità e alla scuola».

Molto eloquente poi l’esempio usato su una abitazione. «Mi sono divertito ad andare, come fanno tutti gli italiani che cercano casa, sui siti immobiliari: ho trovato una casa in centro a Roma di 229 metri quadri, valore commerciale di 951mila euro. Ma in fondo al sito c’era la rendita catastale: 3.100 euro. Ecco, il calcolo si fa su questo valore, non sul valore commerciale: si moltiplica per 160 e poi per 1,05. Il valore catastale di quella casa si dimezza quasi a 520mila euro. E per la nostra proposta la tassa si paga togliendo la franchigia di 500 mila euro: quindi su 20mila euro applicando l’aliquota dello 0,2 per cento: totale 40 euro. Questa è la cifra finale – sottolinea Fratoianni – e se si trattasse di seconda casa, il proprietario avrebbe un saldo positivo perché non paga più l’Imu. Altro che rapina, altro che tassazione del ceto medio, chi lo sostiene sta imbrogliando gli italiani, mentre noi vogliamo discutere nel merito. Al massimo capisco chi dice che la nostra proposta è un po’ troppo moderata», scherza Fratoianni.

DAL PUNTO DI VISTA POLITICO, Orfini si è detto «ottimista» sulla posizione che prenderà il Pd sul tema. «Leggo che il no al nostro emendamento arriva da “fonti Pd”, ma io non le considero una risposta e auspico che il silenzio sia una pausa di riflessione. Negli organi del partito abbiamo sempre approvato mozioni per combattere la diseguaglianza e questo emendamento va in questa direzione, specie oggi che con la pandemia anche chi finora non aveva problemi è in difficoltà. Noi chiediamo di tassare il 10 per cento più ricco e di togliere tasse al 90% degli italiani. Di patrimoniale si discute in tutta Europa, Biden ha annunciato di aumentare la tassazione sui più ricchi in America», chiude Orfini che però non fa autocritica rispetto alle politiche fiscali dei governi, limitandosi a ricordare come «l’abolizione dell’Imu fu oggetto di discussione».
Fratoianni invece annuncia che «se l’emendamento non sarà approvato, lo trasformeremo in una proposta di legge parlamentare e in parallelo in una legge di iniziativa popolare con raccolta firme per costruire un fronte largo a favore della tassazione dei più ricchi».

DA PARTE DEL GOVERNO ieri è arrivata una prima risposta negativa sul tema da parte del viceministro all’Economia Antonio Misiani, collega di partito di Orfini: «La patrimoniale non è nel programma di governo, nè per gli immobili nè per i patrimoni. Nell’immobiliare paghiamo imposte per il 2,6% del Pil, già fin troppo alto vista la media Ocse dell’1,9 per cento»

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

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