Covid. Il Parlamento europeo chiede trasparenza sui contratti per i vaccini

by Anna Maria Merlo * | 20 Gennaio 2021 13:25

Di fronte ai timori sulla penuria di dosi di vaccino, in crescita negli stati membri, la Commissione vuole rassicurare: in un comunicato, ha ripetuto ieri di aver ordinato dosi sufficienti per vaccinare tutti i cittadini europei, di «lavorare con i laboratori per aumentare la capacità di produzione» e ha indicato agli stati membri di accelerare l’operazione e di immunizzare «entro marzo» almeno l’80% delle persone di più di 80 anni e l’80% del personale sanitario in ogni stato, per arrivare al 70% di adulti vaccinati nei 27 paesi Ue entro l’estate.

Il Parlamento europeo chiede però trasparenza e controlli sui contratti che la Ue ha stipulato con le case farmaceutiche visto che implicano fondi pubblici. Giovedì, il Consiglio europeo sarà dedicato ai vaccini. L’Europarlamento ieri ha insistito sulla necessità di avere dati nazionali comparabili e un mutuo riconoscimento dei vaccini. E ha deplorato la mancanza di trasparenza nell’operazione, che si è svolta la settimana scorsa, di consultazione dei contratti, che si è tradotta nella sola autorizzazione, per alcuni deputati volontari, di consultare (senza telefonino) solo parte dell’accordo con il laboratorio Curevac, dove molti punti erano stati cancellati. Per gli altri contratti (tra cui quelli con Pfizer e Moderna, i due soli vaccini autorizzati per il momento) in nome del segreto degli affari, l’opacità continua.

C’è inoltre la questione della proprietà intellettuale: i brevetti restano sotto controllo delle società della Big Pharma, anche se la ricerca è stata ampiamente finanziata da fondi pubblici. Perché gli impianti industriali dei laboratori, come Sanofi, che non hanno ancora il vaccino non possono produrre dosi di Pfizer o Moderna? Nel maggio scorso, Emmanuel Macron aveva detto: «È necessario che il vaccino sia un bene pubblico mondiale, fuori dalle leggi di mercato». Ma questo impegno non è stato rispettato. Il Parlamento europeo ieri ha sottolineato la dimensione internazionale dei vaccini, che comportano «soluzioni mondiali».

La Commissione ha ricordato che la Ue si è impegnata a fornire vaccini ai Balcani, ai paesi del Sud Mediterraneo e all’Africa. In settimana, c’è stata tensione con l’Albania, che ha protestato per la «mancanza di sostegno da parte della Ue» e ha ricevuto una secca risposta di smentita dell’ambasciatore francese, perché Parigi era stata presa di mira in particolare.

Al Consiglio europeo di giovedì, la Commissione propone di affrontare la questione del cosiddetto «passaporto vaccinale». Un approccio comune è atteso entro fine mese. Intanto, sono già in via di elaborazione da parte della Commissione assieme agli stati membri dei «certificati vaccinali», che saranno, assicura Bruxelles, «in conformità con la legislazione Ue sulla protezione dei dati». Una volta raggiunto il mutuo riconoscimento dei vaccini (e nell’immediato dei test), sarà più facile viaggiare, anche se per il momento di fronte all’offensiva delle varianti del virus Bruxelles invita i 27 a «coordinare le restrizioni di spostamento» delle persone.

In Francia è allo studio l’introduzione di un codice QR, per i luoghi che accolgono pubblico (bar, ristoranti, palestre, cinema ecc.), da fotografare nell’app «TousAntiCovid» per tracciare i contatti e permettere l’apertura, sempre che la Cnil (Commissione nazionale Informatica e Libertà) dia il via libera a questo nuovo passo alla Big Brother.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto[1]

 

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